Marocco, il muro dell’antiterrorismo fra ambizioni atlantiche e crisi latenti
Rabat rivendica il suo argine ai jihadisti, una strategia che si riallaccia al ruolo di ponte fra Usa, Ue e Golfo
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
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NAIROBI - All’inizio della scorsa settimana, il Marocco era ancora inebriato dall’ascesa della sua nazionale di calcio e le speranze di un déjà-vu della cavalcata dei mondiali del Qatar. L’esperienza si è chiusa con il 2-0 inflitto dalla Francia giovedì, lo stesso scoglio di quattro anni fa. In patria, ci sono stati altri motivi di entusiasmo. Il Bureau Central d’Investigations Judiciaires o BCIJ, la cosiddetta «Fbi del Marocco», ha annunciato l’arresto di una decina di attivisti legati a una cellula dello Stato islamico nella provincia del Sahel occidentale, una formazione che si è affiliata all’Isis nel 2022 e opera soprattutto sul triangolo di confini fra Burkina Faso, Mali e Niger: uno dei cuori pulsanti dell’insorgenza di gruppi armati che logora da oltre un decennio la regione saheliana, eletta anche nel 2025 dal rapporto Global Terrorism Index come epicentro globale del terrorismo.
L’agenzia antiterroristica marocchina ha dichiarato di aver eseguito operazioni congiunte nelle città di Agadir, Taroudant, Tetouan, El Hajeb, Fquih Ben Salah, Casablanca e Safi, sventando attacchi futuri e smantellando l’infiltrazione ordita dai vertici del cosiddetto ISSP per una penetrazione in Marocco.
A quanto si legge nella nota delle autorità, i sospettati avrebbero «ricevuto istruzioni e comunicazioni dirette dai leader della branca dell’ISIS nel Sahel» per rimanere in Marocco e «portare avanti il programma del gruppo, rinviando i piani di recarsi nelle roccaforti del gruppo all’estero». Le perquisizioni hanno fatto emergere armi da fuoco, divise in stile militare, istruzioni per l’assemblaggio di ordigni esplosovi e un Suv con un serbatoio modificato, classificato dagli investigatori come un mezzo per attentati suicidi o contro «obiettivi sensibili».
Il muro dell’antiterrorismo e il rischio (ridotto) di jihadisti
Il BCIJ annuncia periodicamente l’arresto di terroristi o il disinnesco di iniziative dei gruppi islamisti che operano oltre i suoi confini meridionali. L’Anadolu Ajansı, l’agenzia di stampa turca, parla dello smantellamento di almeno 200 cellule dal 2003 a oggi, un crescendo sfociato anche nell’ultimo blitz attribuito all’Isis: l’attentato di Casablanca nel 2023, quando tre uomini associati allo Stato islamico hanno ucciso un poliziotto. Rabat, una delle economie più prospere su scala nordafricane e continentale, ha imbastito un’infrastruttura di contrasto al terrorismo che contribuisce alla percezione di sicurezza rispetto ai tumulti che pervadono Africa settentrionale e Africa occidentale, a cominciare dalla frontiere saheliana.
La strategia si accompagna e intreccia a una spesa per la difesa voluminosa, con un budget pari all’equivalente di circa 157 miliardi di dirham marocchini (15,7 miliardi di dollari) nell’equivalente della legge finanziaria del 2026: una prima tranche da 73 miliardi di dirham (oltre 7 miliardi di dollari) andrà a bilancio subito, mentre il resto della cifra è proiettata a impegni di spesa sul futuro. Fra i progetti in arrivo ci sono lo stabilimento di veicoli blindati Tata Advanced Systems Morocco a Berrechid, un impianto per la manutenzione di velivoli F-16 e C-130 e l’obiettivo di un centro per la produzione di droni militari dell’israeliana BlueBird Aero Systems.


