La Giornata internazionale

Mattarella: «Infermieri esercito del bene: evitare che i giovani vadano all’estero»

Dai “gesti eroici” a Gaza e durante la pandemia di Covid evocati dal Presidente della Repubblica al ruolo fondamentale nel Servizio sanitario ricordato dal ministro della Salute Schillaci: il ritratto e le richieste della professione che festeggia i 100 anni di storia

di Barbara Gobbi

Il Presidente Sergio Mattarella alla cerimonia in occasione del centenario della giornata internazionale dell’infermiere, Roma, 12 Maggio 2026.  ANSA

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Gli infermieri come “esercito del bene” a cui va la “gratitudine della Repubblica”. E, anche per questo, categoria da supportare nei numeri, a fronte dei 462mila che oggi non bastano a coprire i bisogni sociosanitari di una popolazione che cambia e invecchia e di un Servizio sanitario nazionale che necessita di nuovi modelli organizzativi. In un contesto in cui, come ha sottolineato il Capo dello Stato, «il diritto universale alla salute rappresenta una pietra angolare della nostra democrazia e della nostra stessa libertà».

La cifra della Giornata internazionale dell’infermiere, celebrata a Roma dalla Federazione nazionale degli ordini (Fnopi), è tracciata dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla Presidente Barbara Mangiacavalli.

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L’esercito del bene

«Le infermiere e gli infermieri raccolti nelle associazioni nazionali costituiscono un vero e proprio esercito del bene - ha detto il Presidente della Repubblica intervenuto all’Auditorium Antonianum di Roma -. Non esito a paragonare a gesti eroici quelli compiuti dai vostri colleghi, a Gaza, dove un sistema sanitario già fragile è stato demolito, distrutto, come altrove è avvenuto». Poi il riferimento all’impegno durante la maxi-emergenza di sei anni fa: «Tengo particolarmente a ricordare il contributo decisivo e l’appassionata dedizione che vi ha contraddistinto in occasione della pandemia da Covid, drammatica, lunga emergenza che voi avete vissuto con sacrifici immani e con diverse vittime e che qualcuno, dimenticando i tanti morti di quei tragici giorni, cerca di derubricare a poco più di una leggera influenza - ha aggiunto -. Portando a dimenticare gli sforzi spesso eroici e le sofferenze di medici e infermieri, di tutto il personale sanitario. In questa giornata, desidero doverosamente ribadire la gratitudine della Repubblica per ciò che avete fatto», ha detto il Presidente.

Diritto alla salute pietra angolare

«La sanità è un pilastro del welfare, del modello sociale europeo. Il diritto universale alla salute rappresenta una pietra angolare della nostra democrazia e della nostra stessa libertà. Non dovrebbe esservi neppure bisogno di ricordare che il necessario radicamento dei servizi di cura non può tollerare disparità tra territori, a partire dalle aree interne dell’Italia: sarebbe come a dire un diritto alla salute diseguale per i cittadini», ha dichiarato ancora Mattarella.

Una “casa” per i giovani

Il Presidente ha sottolineato come i 462mila infermieri oggi presenti in Italia siano pochi. «Sappiamo che si tratta di un numero insufficiente - ha detto - rispetto alle esigenze di cura della popolazione. E’ un tema che non appare eludibile e che interpella formazione e considerazione della centralità di questa funzione, essenziale per il funzionamento della società nel suo complesso». Da qui, la sollecitazione a «evitare che i nostri giovani professionalizzati vadano all’estero per trovare riconoscimenti e retribuzioni migliori di quelle che offriamo».

Il richiamo ai giovani era arrivato subito prima dalla presidente Fnopi Mangiacavalli. All’insegna del claim “Nati per prendersi cura. Formati per eccellere”, Mangiacavalli ha ricordato che «valorizzare l’Infermieristica vuol dire promuovere modelli organizzativi che favoriscano contesti lavorativi funzionali, sani e sicuri, perché sono il presupposto per una cura efficace, centrata sulle persone. E’ necessario promuovere sviluppi di carriera chiari e strutturati - ha aggiunto - e dare, anche dal punto di vista economico, un riconoscimento in linea con il reale grado di specializzazione, con i titoli universitari conseguiti e con i progetti di vita dei giovani infermieri. A loro, ai giovani, oggi dobbiamo parlare. A chi ha già scelto questa professione e a chi sta per farlo. Sono le loro esigenze, quelle che dobbiamo ascoltare. La professione infermieristica deve poter essere per loro la casa accogliente dove tornare, ma anche il biglietto aperto per scegliere liberamente chi essere oggi nella società».

Le nuove lauree

Le prime Scuole convitto professionali nacquero poco più di cento anni fa con Regio Decreto. Oggi gli strumenti anche formativi sono sempre più completi e qualificanti: quella infermieristica, ha sottolineato Mangiacavalli, «non è più professione ausiliaria, ma disciplina accademica con un oggetto di studio esclusivo e una dignità scientifica riconosciuta. È stato un decennio di sfide impegnative per allinearci ai parametri europei. Un impegno che nel 2006 è stato suggellato dai primi dottorati di ricerca, chiudendo idealmente il cerchio della formazione superiore. Oggi, quella visione si compie definitivamente. I tre nuovi indirizzi specialistici, che si affiancano alla già consolidata Laurea Magistrale, rappresentano il coronamento di un secolo di sacrifici e di impegno. Siamo partiti dai Convitti per arrivare ai vertici della ricerca e della clinica». Il riferimento è ai decreti ministeriali - registrati nei mesi scorsi - che istituiscono tre nuovi percorsi di laurea magistrale in Scienze infermieristiche: Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità, Cure neonatali e pediatriche, Cure intensive e nell’Emergenza.

Servizio sanitario da innovare

Ma a un vero e proprio cambio di passo, è il monito che arriva dagli infermieri, è il Servizio sanitario nazionale nel suo complesso: «Siamo figlie e figli di cento anni di studio e lavoro e oggi ci assumiamo la responsabilità di essere protagonisti del futuro dell’assistenza sanitaria del nostro Paese», è la premessa di Mangiacavalli. «Ma i bisogni di salute di oggi non sono più quelli di ieri e, di conseguenza, anche le risposte devono evolvere. Un sistema sanitario chiamato a confrontarsi con una complessità crescente non può limitarsi a replicare modelli superati, ma deve riorganizzarsi, valorizzando la presenza professionale infermieristica. La pandemia ha evidenziato la necessità di rafforzare i modelli territoriali e la prossimità, senza sminuire l’ospedale, investendo in formazione, carriera e riconoscimento economico adeguato».

Parole “sposate” dal ministro della Salute Orazio Schillaci: «Oggi - ha affermato - siamo chiamati ad affrontare bisogni di salute sempre più complessi e multidimensionali, molto spesso non solo sanitari, ma sociosanitari. Il ruolo degli infermieri è diventato fondamentale non solo nell’assistenza diretta, ma anche nella gestione dei percorsi di cura, nella prevenzione, nell’educazione sanitaria, nella continuità assistenziale. Con l’introduzione delle lauree magistrali specialistiche vogliamo rispondere alle esigenze più complesse di un sistema sanitario e di una società in cambiamento. Come ha sottolineato la presidente Mangiacavalli, non si tratta solo di ampliare l’offerta formativa e le possibilità di carriera degli infermieri - obiettivo che pure ritengo fondamentale e doveroso - ma di potenziare insieme quel modello di assistenza che mette al centro la persona e di incidere sull’evoluzione della vostra professione».

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