Medio Oriente

Media Iran: «Da Washington cinque condizioni, nessuna concessione a Teheran». Trump sente Netanyahu, discussa possibile ripresa ostilità

Lo riporta l’agenzia Fars, affiliata alle Guardie della Rivoluzione iraniane. Trump: non rimarrà nulla dell’Iran se non accetterà un accordo

  EPA/Eric Lee / POOL EPA

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sono parlati in una telefonata durata più di mezz’ora. Lo riporta l’emittente israeliana Kan. I due leader hanno discusso la possibilità di una ripresa dei combattimenti con l’Iran, mentre Trump ha anche informato Netanyahu sulla sua recente visita in Cina. -

«Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». Lo riporta Ynet citando una fonte israeliana in riferimento alla telefonata tra i due leader durata più di mezz’ora e conclusasi a ridosso dell’inizio della riunione di gabinetto israeliano in corso. Donald Trump ha avvertito in un post su Truth che “non rimarrà nulla” dell’Iran “se non accetterà un accordo”.

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Secondo quanto riportato oggi dall’agenzia Fars, affiliata alle Guardie della Rivoluzione, Washington ha presentato cinque condizioni per raggiungere un accordo con l’Iran e porre fine alla guerra,

Le 5 condizioni Usa per l’accordo

Le condizioni presentate dagli Stati Unit includono “nessun pagamento di risarcimenti all’Iran da parte degli Stati Uniti, il ritiro e la consegna di 400 kg di uranio arricchito dall’Iran agli Usa, il mantenimento attivo di un solo sito nucleare iraniano” oltre a nessun pagamento dei beni congelati dell’Iran - “nemmeno il 25%” - e la sospensione della guerra subordinata all’avvio dei negoziati.

L’Iran ha a sua volta posto cinque condizioni, tra cui la fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano, la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei fondi congelati, il pagamento di un risarcimento all’Iran per i danni causati dalla guerra e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.

Fars ha affermato che anche se l’Iran dovesse soddisfare le condizioni poste dagli americani, la minaccia di aggressione da parte di Stati Uniti e Israele rimarrebbe invariata. Secondo l’agenzia, “le proposte statunitensi, anziché risolvere il problema, mirano a raggiungere obiettivi che il Paese non è riuscito a conseguire durante la guerra, ha aggiunto. Nel frattempo, l’agenzia di stampa conservatrice Mehr ha dichiarato che ”senza concedere nulla di concreto all’Iran, gli Stati Uniti cercano di ottenere concessioni che non sono riusciti a raggiungere durante la guerra, il che porterà a una situazione di stallo nei negoziati”.

Telefonata tra l’iraniano Araghchi e l’omologo del Qatar al Thani

I media iraniani riferiscono che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Lo rende noto Iran International. I due hanno discusso di questioni regionali, compresi gli sviluppi recenti. Durante la telefonata, Al Thani ha detto ad Araghchi che “chiudere lo Stretto di Hormuz o usarlo come merce di scambio non farebbe altro che aggravare la crisi ed esporre a pericolo gli interessi vitali dei paesi della regione”, secondo quanto riportato dal ministero degli Esteri del Qatar. Ha inoltre sottolineato “l’importanza di rispettare le norme del diritto internazionale e i principi di buon vicinato”, dando priorità agli interessi della regione e dei suoi abitanti e sostenendo gli sforzi di de-escalation.

«Trump ha chiesto e ottenuto dalla Cina che non fornisca armi all’Iran»

Il principale inviato commerciale di Donald Trump ha dichiarato che il presidente ha ottenuto dai cinesi l’impegno a non “fornire sostegno materiale all’Iran”, ribadendo che gli Stati Uniti non hanno richiesto l’aiuto di Pechino per riaprire lo stretto di Hormuz. Trump “si è concentrato piuttosto, e con grande determinazione, nell’assicurarsi che non fornissero sostegno materiale all’Iran. È questo l’impegno che ha ottenuto e confermato”, ha affermato il rappresentante per il commercio Usa, Jamieson Greer, in un’intervista a Abc news.

Usa, 81 navi dirottate 4 fermate dall’inizio del blocco in Iran

Nel consueto aggiornamento sul blocco navale in Iran, il Comando Centrale americano ha annunciato che sono 81 le imbarcazioni dirottate e quattro quelle bloccate dal 13 aprile. Il Centcom ha anche postato una foto della nave d’assalto Uss Tripoli che sta svolgendo un ruolo chiave nel mar Arabico

Aiea: preoccupazione per drone vicino a centrale nucleare Eau

L’Aiea, Aenzia internazionale per l’energia atomica, esprime “grave preoccupazione” per l’attacco di un drone vicino a una centrale nucleare degli Emirati Arabi Uniti, che ha provocato un incendio, pur affermando che i livelli di radiazione sono rimasti nella norma.

Per il direttore generale l’organismo di controllo atomico delle Nazioni Unite, Rafael Grossi, “un’attività militare che minaccia la sicurezza nucleare è inaccettabile”. “Gli Emirati Arabi Uniti hanno informato l’Aiea che i livelli di radiazione presso la centrale nucleare di Barakah rimangono nella norma e non sono stati segnalati feriti”, afferma l’Agenzia.

Aie, con chiusura Hormuz 3,4 mld persone a rischio gas per cucinare

La chiusura dello stretto di Hormuz mette a rischio la fornitura di gpl per cucinare, utilizzato da 3,4 miliardi di persone nel mondo. E’ quanto emerge dal focus dell’Agenzia internazionale per l’energia, La guerra tra Iran e Usa ’’ha messo in luce i rischi per la sicurezza energetica di un bisogno fondamentale: la possibilità di cucinare un pasto’’. e ’’il conflitto in Medio Oriente ha innescato una crisi energetica globale di portata senza precedenti’’, secondo l’Aie. ’’I volumi giornalieri di petrolio persi per i mercati globali nel marzo 2026 hanno superato le perdite massime di offerta registrate durante i due principali shock petroliferi degli anni ’70 messi insieme’’. La crisi del 2026 ’’si sta facendo sentire in tutto il mondo e le famiglie nei paesi emergenti e in via di sviluppo si trovano ora ad affrontare una sfida particolarmente difficile: avere abbastanza carburante anche solo per cucinare un pasto e poterselo ancora permettere’’.

Al centro di tutto ciò si trova il gas di petrolio liquefatto (gpl), il combustibile per cucinare più utilizzato al mondo. il 30% di tutte le esportazioni di gpl via mare transitava attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Asia in via di sviluppo rappresenta la quota maggiore di utilizzo del gpl per cucinare, con quasi 2,4 miliardi di persone che lo utilizzano come combustibile principale. India e Indonesia hanno fatto ampio ricorso al gpl nelle loro campagne per ampliare l’accesso a sistemi di cottura puliti, consentendo a oltre 800 milioni di persone di abbandonare l’uso di legna, carbone, cherosene e altri combustibili nocivi dal 2010.

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