La lettera

Medici di famiglia, anche i pediatri contro la riforma: «Si penalizzano i bimbi»

Il decreto è atteso per fine mese in Cdm, ma resta ancora il nodo da sciogliere sulla dipendenza dei medici con il Ssn. I sindacati sono sul piede di guerra e scende in campo anche la Fimp

di Letizia Giostra

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Pediatri in agitazione. Le motivazioni sono riportate nero su bianco in una lettera aperta da parte della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp). Il problema è la riforma voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci sulla sanità territoriale che - secondo il sindacato - rischia di alzare un muro contro le famiglie.

Un nuovo episodio che segue quello del tavolo di confronto tra Governo, Regioni e sindacati dello scorso 12 maggio. I camici bianchi dei più piccoli si scagliano quindi contro il modello di dipendenza presentato nella bozza del decreto, in quanto non garantirebbe un modello assistenziale fondato sulle scelte prese dal medico, rendendoli dipendenti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn).

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Fumata nera sulla riforma, ora tocca ai pediatri

Con il decreto legge ancora in cantiere che attende la riunione del Consiglio dei ministri prevista per fine mese, questa volta ad esprimere il loro punto di vista sulla riforma dei medici di famiglia sono i pediatri, affidando ad una lettera aperta le loro considerazioni sul caso.

La Fimp si scaglia contro le strette sull’autonomia della professione espresse nella bozza: meno possibilità di scelta e più medici dipendenti dal Ssn. Per il sindacato, a rimetterci sarebbero le famiglie e i loro bambini poiché - come indicato nella lettera della federazione - si cancellerebbe quel rapporto di «fiducia, continuità e prossimità» con i genitori. Ed è proprio il concetto di fiducia quello su cui i pediatri premono maggiormente, rifiutando un modello che per loro pone in una posizione di svantaggio i bambini.

Cosa dice la bozza

La bozza del decreto - che il Sole 24 Ore ha potuto leggere - chiama in causa anche i pediatri. L’articolo 2, infatti, stabilisce che «il rapporto di lavoro dipendente costituisce canale residuale e complementare, selettivo e programmato, attivabile dalle Regioni e dalle Province autonome per la copertura degli incarichi vacanti non assegnati attraverso il canale convenzionale, delle funzioni territoriali strutturate e dei fabbisogni assistenziali non soddisfatti». Il modello, secondo la Fimp, creerebbe bambini di Serie A e Serie B.

Poi c’è il discorso sulle Case di comunità che, secondo quanto riportato nella bozza, potranno beneficiare anche di una quota pari almeno a sei ore settimanali per quarantotto settimane all’anno per gli altri medici non dipendenti. Una quota che si basa sul numero di assistiti e che risponde ai fabbisogni regionali. Anche qui, i pediatri parlano di «call center della salute».

Ma c’è di più, perchè tra le ultime novità della bozza non c’è solo il ridimensionamento dell’autonomia del medico, ma anche la ridefinizione dell’età per l’iscrizione al pediatra che «è compresa dalla nascita del bambino e fino al compimento del sedicesimo anno di età». Una soglia d’età «elevabile a diciotto anni mediante autonome determinazioni organizzative regionali».

L’appello della Fimp: «No ai pediatri senz’anima»

Le preoccupazioni del sindacato ruotano attorno il disegno della riforma in discussione perchè a detta loro attaccherebbe l’autonomia del medico, trasformando l’assistenza pediatrica territoriale in un «servizio impersonale», che basa la professione medica su «turni, sportelli e logiche burocratiche».

La riforma del ministro Schillaci continua quindi a scaldare gli animi. Ora che sono scesi in campo anche i pediatri, il loro appello è quello di non approvare un decreto legge che non tuteli i più piccoli. Un no secco, quindi, ai pediatri «senza volto e senza anima».

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