«Medici famiglia, sì a riforma subito gli infermieri indiani»
3' di lettura
3' di lettura
Dal Festival dell'economia di Trento il ministro della Salute Orazio Schillaci difende la riforma dei medici di famiglia che ha sollevato tante polemiche tra i camici bianchi e si dice sicuro di trovare presto “un accordo nell'interesse dei cittadini, che vogliono una sanità più moderna e vicina”. L'obiettivo del decreto allo studio è portare i dottori “dentro al futuro del Servizio sanitario nazionale, che non può che passare per il rafforzamento della medicina territoriale, quella che dà prestazioni più vicine senza dovere andare al Pronto soccorso”. Il nodo è la possibilità di aprire anche alla dipendenza per riempire le oltre mille Case di comunità che aprono entro fine giugno anche se il punto non è il tipo di rapporto di lavoro: “Io credo - sottolinea il ministro - che sia importante trovare un accordo in base al quale i medici di medicina generale svolgano una parte del loro orario all'interno delle Case di comunità. E' questo quello che hanno chiesto le Regioni”.
Schillaci ha difeso anche alcuni degli ultimi traguardi - “parlano i fatti più delle parole”, ha detto - raggiunti nelle ultime settimane: dal piano sulla salute mentale che mancava da 13 anni a quello pandemico che “rende l'Italia pronta di fronte alle emergenze sanitarie” in tempi in cui Hantavirus ed Ebola spaventano il mondo, entrambi finanziati. E guarda alla riforma delle professioni sanitarie ora all'esame del Parlamento che va ad affrontare “temi fondamentali come la carenza, l'aggiornamento dei percorsi di formazione, lo sviluppo della crescita professionale” e nel frattempo per tappare i tanti buchi ricorda l'accordo appena siglato con l'India per portare subito con una corsia veloce gli infermieri indiani: “Stiamo formando i nostri infermieri del futuro però abbiamo bisogno come tanti altri Paesi d'Europa anche di molti operatori sociosanitari, che possiamo prendere proprio da Paesi come l'India che hanno un tipo di formazione simile alla nostra”.
Le parole del ministro hanno ovviamente sollevato un dibattito tra i relatori con il presidente dell'Ordine dei medici Filippo Anelli che invita a “investire di più in Sanità perché ogni euro investito ne produce 1,8” e boccia l'ipotesi della riforma con la dipendenza: “Non ce n'è bisogno, se tutti i 40mila medici di famiglia garantiranno come previsto 4 ore a settimana per le Case di comunità, la presenza sarà garantita più che a sufficienza”. Mentre Barbara Mangiacavalli presidente della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche guarda al futuro della professione “valorizzata dai nuovi tre corsi di laurea specialistica”, ma invita tutte le professioni a lavorare in team, “perché impossibile fare Sanità da soli”. Per Massimo Massetti direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e di Cardiochirurgia del Policlinico Gemelli di Roma “le risorse ci sono così come il personale ma vanno usati meglio soprattutto coordinando bene il territorio con l'ospedale, il perno di questa ridisegno del Ssn deve partire dal paziente attorno al quale costruire il percorso di cura senza duplicati e sprechi”. Anche per Giuseppe Milanese presidente Confcooperative Sanità bisogna ammodernare il Ssn perché “è inutile continuare a rammendare un vestito non più adatto: occorrono gli Stati generali della sanità. Stiamo perdendo la battaglia sulla popolazione anziana” “Chi c'è nei territori? Medici di famiglia, infermieri di famiglia. Più che mattoni - conclude Milanese - occorrono forme di impresa che aggreghino queste professionalità. Le cooperative consentono la valorizzazione delle professioni rispondendo ai bisogni degli anziani”.






