L’ordinanza

Medicina, dal Consiglio di Stato nuovo alt ai ricorsi sul semestre filtro

Respinto l’appello di uno studente che non aveva conseguito sufficienze nelle tre prove di Fisica, Chimica e Biologia

di Letizia Giostra

 Imagoeconomica

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Il Consiglio di Stato respinge un altro ricorso sul semestre filtro per l’accesso alla facoltà di Medicina, modalità introdotta lo scorso anno in sostituzione del vecchio test d’ingresso.

Per i giudici la copertura dei posti disponibili deve essere garantita da uno studente che abbia «un livello minimo di preparazione accademica». Questa volta l’appello è stato presentato contro la decisione di ampliare la possibilità di essere inseriti nella graduatoria nazionale per iscriversi al secondo semestre, dopo aver superato gli esami previsti.

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L’ordinanza del Consiglio di Stato

Il ministero dell’Università festeggia la vittoria e prosegue la sua marcia in vista della prossima tornata di iscritti al semestre filtro. A non brindare è invece lo studente che ha presentato ricorso. Le motivazioni che lo hanno spinto ad appellarsi sono le insufficienze ottenute nelle tre prove di Fisica, Chimica e Biologia.

I giudici della settima sezione del Consiglio di Stato hanno messo nero su bianco le loro di motivazioni, sottolineando nella loro ordinanza che il ricorrente avrebbe dovuto ottenere - come gli altri candidati - i requisisti minimi richiesti.

I giudici: «Ne deriverebbe danno alla Pa»

Il collegio di secondo grado dei giudici amministrativi osserva inoltre che l’accoglimento dell’istanza cautelare «determinerebbe un danno grave e irreparabile alla pubblica amministrazione».

Ma non è tutto, poiché secondo l’ordinanza l’accesso programmato al secondo semestre del corso di laurea in medicina e chirurgia, infatti, «risponde all’esigenza di tenere conto della capacità degli Atenei di offrire un’adeguata formazione agli studenti, valorizzando il percorso accademico intrapreso dagli studenti nel semestre filtro».

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale bolla quindi l’appello cautelare come «infondato», evidenziando comunque che l’ordinanza impugnata risulta essere «congruamente motivata».

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