La kermesse a Bari

Meloni apre la corsa per il bis: «La stabilità è la prima grande riforma. Non ho mollato e non mollerò mai»

La premier rivendica i risultati del Governo più longevo ma non svela le carte sull’ultimo miglio

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’evento per festeggiare il governo più longevo della Repubblica, Bari, Venerdì 4 settembre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse)  Italian PM Giorgia Meloni celebrates the longest-serving government of the Italian Republic, Bari, Friday, September 4, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) LAPRESSE

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«Un Governo più stabile non è più forza un Governo più capace, è semplicemente un Governo che ha avuto più tempo degli altri per essere giudicato. Il giudizio arriva da voi e dai milioni di elettori che ci chiedono di non mollare, con un consenso più alto di quello che avevamo». Sulle note di Rino Gaetano “Il cielo è sempre più blu” Giorgia Meloni sale sul palco di Bari, allestito al porto nel nuovo terminal crociere, accolta dagli applausi scroscianti del suo “popolo” che la ha attesa sotto il sole cocente. Quasi un’ora di discorso davanti al mare al tramonto, tra tricolori e bandiere di Fdi, che parte dalla rivendicazione dei risultati più importanti del suo Esecutivo - il primo guidato da una donna - e arriva al programma dell’ultimo miglio. Con una promessa: «In alcuni giorni mi è sembrato di nuotare dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«La stabilità è la prima grande riforma»

Il concetto chiave è chiaro, una risposta a chi accusa la premier di aver portato a casa zero riforme: «La stabilità è la prima grande riforma regalata alla nazione». L’affondo alla sinistra arriva subito. «Questo giorno dimostra che le uniche coalizioni che possono dare risposte sono quelle che si costruiscono non contro qualcosa, ma per costruire delle idee». Perché la stabilità «è uno scudo: abbiamo protetto i risparmi degli italiani, quando tanti speravano nella tempesta finanziaria per mandare a casa questo Governo, abbiamo ridotto il deficit e abbiamo rimesso l’Italia sulla strada dell’uscita dalla procedura di infrazione».

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Avanti con legge elettorale, basta con i «ribaltoni»

Subito anche il riferimento alla necessità della nuova legge elettorale: «Le battaglie che perdeva l’Italia ora le vince, sono conquiste che vogliamo lasciare agli italiani indipendentemente da chi vincerà. Per questo proponiamo che alle prossime elezioni e alle successive possano scegliere la coalizione, il programma e il candidato premier da proporre al capo dello Stato. Significa niente ribaltoni, manovre di Palazzo come vorrebbe fare il Pd anche questa volta, e avere cinque anni per governare».

Dal lavoro alla casa, l’elenco delle rivendicazioni

Occupazione, riduzione del cuneo fiscale, famiglie, export, Pnrr, agricoltura, sanità, Sud di nuovo «attrattivo e vincente» (aperto ai «grandi investimenti digitali» perché questo sia un Paese «dove si torna e non da cui si parte»), sicurezza e “modello Caivano”, lotta all’immigrazione irregolare e ai trafficanti, Albania («Ci hanno chiamato estremisti per anni e poi ci hanno copiato tutto: questo vuol dire contare in Europa»): lunga la lista dei risultati che Meloni rivendica. «Siamo il Governo di chi lavora e si impegna, non degli assistiti e dei privilegiati», tuona, in scia con l’accusa alla sinistra di aver «abbandonato il popolo».

«Aumenteremo la quota di petrolio estratta nei nostri mari»

Sull’energia la premier attribuisce al Governo il merito di «aver rotto il tabù del nucleare» e annuncia: «Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari, perché non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata».

«La libertà delle donne in Italia non è negoziabile»

Molti applausi strappano i passaggi dedicati alle donne: la difesa del reato di femminicidio (una replica a Vannacci che nega il fenomeno), con il ricordo di Lorena Isceri gettata dal cavalcavia dal suo ex; l’attacco alle «zone franche» in cui i diritti della popolazione femminile vengono negati e dove fiorisce il «fondamentalismo» e la radicalizzazione jihadista; il nuovo affondo contro i magistrati che vanificano l’impegno di Parlamento e forze dell’ordine come nel caso del Gip che non ha convalidato il fermo del dipendente del minimarket che ha palpeggiato una tredicenne.

La controironia sul campo largo

Meloni usa il ritornello inventato da Matteo Renzi «Quando c’erano loro...» per ritorcerlo contro il campo largo, a partire dall’ironia sulla «lotteria degli scontrini» dell’ex premier e leader M5S Giuseppe Conte. La premier dipinge una sinistra in crisi d’identità, che «usa l’allarme fascismo come arma di distrazione di massa», e stigmatizza il woke. Smonta la narrazione che «va tutto male».

La promessa

«Il nostro traguardo è un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno. Non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi», promette Meloni in conclusione. Smentendo le indiscrezioni della vigilia, secondo cui da Bari sarebbero arrivati annunci di misure a effetto.

I messaggi dei leader internazionali

Il valore della stabilità è il concetto Meloni ribadisce nel rispondere ai tanti messaggi di congratulazioni piovuti dai leader internazionali, dalla giapponese Sanae Takaichi all’indiano Narendra Modi, dall’emiratino Mohamed bin Zayed al belga Bart de Wever, fino al segretario della Nato, Mark Rutte, al quale consegna la consapevolezza «che la nostra stabilità e la nostra credibilità sono un patrimonio importante», non solo per l’Italia «ma per tutti i nostri partner e i nostri alleati».

Fitto: «Stabilità grandissimo risultato politico»

Prima della premier e degli alleati, hanno preso la parola soltanto Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e coordinatore di Fdi in Puglia, e Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue, a testimonianza dell’europeismo pragmatico che ha segnato i quattro anni di Governo. «Credibilità, concretezza e fattibilità collegati alla stabilità hanno rappresentato un’occasione unica», ha sottolineato, ricordando il cambio di marcia a Bruxelles sulle politiche sull’acqua, sulla casa e sull’energia.

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Otto testimonianze, dalla sanità all’agricoltura

Tra gli interventi di Gemmato e Fitto hanno sfilato otto cittadini comuni come “testimonial” - un piccolo imprenditore pugliese, una specializzanda in medicina di emergenza-urgenza, una docente di lettere in Emilia, un’ingegnere proprietaria di un allevamento in Sardegna, uno skipper che fa educazione a bordo di una barca a vela confiscata alla criminalità, uno studente barese di medicina, un’infermiera in servizio in Puglia e il Carabiniere Luciano Masini, che sparò e uccise un 23enne egiziano la notte di Capodanno e poi finì indagato per omicidio colposo. I volti scelti a simbolo di un’era che Meloni spera di non chiudere.

Le parole di Lupi, Tajani e Salvini

Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, è stato l’unico alleato in presenza. «Non siamo qui per autocelebrazione - ha detto - ma per capire cosa ha prodotto il Governo più stabile della storia della Repubblica: risposte concretissime a un cambiamento che l’Italia da tanti anni attendeva». Lupi ha difeso la nuova legge elettorale, proprio all’insegna della stabilità: «Battaglia di democrazia vera».

Il numero uno della Lega, Matteo Salvini, in un collegamento da un Autogrill in Toscana spesso interrotto da problemi di connessione, ha omaggiato i «giganti» Silvio Berlusconi e Umberto Bossi e colto l’0ccasione per bordate all’Europa e alla sinistra («Non permetteremo che siano messe le mani sulle case, e sulle seconde case»). «Lunga vita ai segretari dei partiti dell’opposizione che ci consentono di continuare il nostro lavoro». Alta velocità, piano casa, nuovo Codice della strada nel novero dei risultati rivendicati. Concludendo su quelli che ritiene i «valori del centrodestra»: la famiglia tradizionale («La mamma sia la mamma, il papà il papà») e la lotta alla droga e all’immigrazione irregolare.

Scontato il tributo a Berlusconi anche da parte del leader di Forza Italia. «Dal 1994 siamo una coalizione dove prevalgono i principi di lealtà, correttezza e amicizia nei confronti degli elettori», ha osservato il vicepremier Antonio Tajani. «Siamo sempre gli stessi. Non cambiano idee e valori. Il fondamentale si chiama libertà». Il titolare della Farnesina è tornato a rilanciare la battaglia della riduzione delle tasse e a suonare il de profundis del centrosinistra: «È morto, è rimasta solo la sinistra. Il centrodestra è la casa dei moderati».

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