L’annuncio

Stretta di Meloni a scuola: arriva il tetto agli stranieri e il divieto di burqa

La premier: «Licenzieremo presto la norma che introduce la denominazione di liceo anche per gli istituti tecnico-professionali». I presidi: tetto stranieri condivisibile ma difficile da applicare

Giorgia Meloni a Fenix. Domenica 20 Settembre. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)   LAPRESSE

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Un tetto agli studenti stranieri per classe, l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di quelli con problemi gravi di inserimento scolastico, il divieto di burqa e niqab a scuola: nella domenica della Pontida leghista e della kermesse sovranista di Futuro nazionale, quasi come fosse un rilancio della sfida a destra sui temi securitari e identitari, Giorgia Meloni ha piazzato l’annuncio di un provvedimento imminente in Consiglio dei ministri, per affrontare «una questione di civiltà». Lo ha fatto infiammando la platea di Gioventù nazionale, i ragazzi del suo partito.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Presidi: tetto stranieri condivisibile ma difficile da applicare

Secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi Anp, «in termini didattici la questione è fondata e condivisibile ma è difficile trovare una soluzione tecnica». «La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria» e «se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?». Per questo la circolare che mette un tetto del 30% «non ha potuto trovare applicazione».

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«A scuola si va a viso scoperto, la parità uomo-donna non è negoziabile»

La premier ha puntualizzato che «a scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile. Non lo è nelle nostre strade, non lo è nelle nostre scuole».

«I bambini italiani non possono sentirsi minoranza in classe»

«Non esiste, non esiste, che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare», ha sottolineato sempre Meloni dal palco di Fenix. Un bambino, ha aggiunto, «deve imparare la nostra lingua, conoscere la nostra cultura, rispettare le nostre regole. È l’unico modo serio di accogliere».

Per questo la premier ha annunciato l’arrivo della norma con il numero massimo di stranieri per classe: «Se in una classe c’è un solo bambino che non capisce l’italiano, probabilmente quel bambino riuscirà con i propri compagni, con i professori a imparare la lingua, a integrarsi velocemente. Però se i bambini che non capiscono la lingua della lezione diventano molti o addirittura diventano la maggioranza, quella non è più integrazione, quello è abbandono. E l’unica cosa che quei bambini rischiano di imparare è l’emarginazione».

Anche gli istituti tecnico-professionali saranno denominati licei

Sempre sul tema scuola Meloni ha anticipato un’altra novità in arrivo: «Sono fiera di annunciare che licenzieremo presto la norma che introduce la denominazione di liceo anche per gli istituti tecnico-professionali, perché fin dal nome vogliamo che sia chiaro che sono scuole di pari valore e che le persone che le frequentano sono di pari valore».

«Sul lavoro qualcosa si muove ma non basta, dobbiamo far restare i giovani»

«Qualcosa si muove - ha rimarcato Meloni - soprattutto nel mercato del lavoro. La disoccupazione giovanile è al minimo storico, crescono i lavoratori stabili, cala il precariato. A 5 anni dalla laurea 9 laureati su 10 trovano un lavoro. Il numero di quei ragazzi che non studiano e non lavorano si è quasi dimezzato rispetto a 10 anni fa. Non basta, lo devo dire, lo voglio dire, non basta». «Il nostro obiettivo - ha puntualizzato la premier - deve essere fare dell’Italia il posto dove si arriva o si ritorna e non quello da cui si parte, il luogo dove non sia più un atto di coraggio ma una scelta competitiva scegliere di restare. Ed è questo secondo me il metro con il quale dovremo giudicarci e sfidarci. Quando un ragazzo resterà in Italia perché gli conviene e non perché non ce l’ha fatta ad andarsene, allora quel giorno avremo vinto».

«Abbiamo fatto un investimento record - ha rivendicato Meloni - per consentire a quasi 270.000 ragazzi di vivere l’esperienza del servizio civile, di farlo chiaramente in Italia ma di farlo anche all’estero e di certificare quell’esperienza e usarla per accedere alla riserva del 15% dei concorsi pubblici. Fin qui tutto bene. Il problema si pone quando partire non è una scelta libera, ma è l’unica scelta che ti sembra possibile per vedere riconosciuto il tuo valore. Questo una nazione che crede in se stessa non se lo può permettere. Ed è chiaro che per trattenere o per riportare qui i nostri talenti servono retribuzioni più alte, servono opportunità di lavoro più adeguate, serve più meritocrazia, più servizi che siano più efficienti, servono investimenti, competitività, diritto alla casa. Non è un lavoro facile. E noi in questi anni abbiamo tentato di lavorare su tutti questi fronti a livello nazionale. In particolare lo abbiamo fatto nelle regioni del Sud, che più di altri territori della nazione pagano il prezzo dello spopolamento giovanile. Penso al taglio delle tasse sul lavoro, penso agli incentivi per i contratti stabili, al Piano Casa, all’aumento delle spese per investimenti, la Zes unica nel Mezzogiorno».

«Bollo auto? Falso che pagheranno le Regioni»

Meloni è tornata anche sullo stop al bollo per le auto fino a 80 KW e per le moto, disposto in Cdm per ora solo per il 2027 ma con la promessa di farlo diventare strutturale: «Una risposta la devo anche ad alcuni presidenti di regione della sinistra, Movimento 5 Stelle, Pd, che hanno detto: i soldi della campagna elettorale della Meloni li pagano le Regioni, riferendosi al fatto che le risorse per coprire la misura del bollo le toglieremmo alle Regioni, il che è falso. E lo abbiamo ampiamente già dimostrato, detto, ribadito, e loro lo sanno bene, ma sono abituati a fare politica così».

Un conto dedicato per chi vuole pagare lo stesso il bollo

«Neanche quando abbiamo tolto il bollo della macchina a 14 milioni di veicoli - ha continuato Meloni gli è andata bene», ha rimarcato in un altro passaggio riferendosi alle opposizioni. «Una volta che pensavamo di poter cantare insieme “Bollo ciao, bollo ciao”, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare il bollo, loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare», ha rincarato ironicamente.

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«Sinistra parla di mossa elettorale dopo schifo superbonus?»

La premier ha risposto anche alle accuse delle opposizioni di mossa elettorale sullo stop al bollo auto. «Ma veramente avete la faccia di parlare di campagne elettorali dopo lo schifo del superbonus? Dopo che avete accumulato 200 miliardi di debiti che avete scaricato su questi ragazzi, e sul governo successivo al vostro, perché Giuseppe Conte potesse andare in giro a fare la campagna elettorale dicendo che le case si ristrutturavano gratis. Ma non vi vergognate! Ma ci vuole coraggio», attacca la premier.

L’affondo a Schlein: «Trova una cosa vera da dire, te la passo io sottobanco»

Poi un affondo diretto alla segretaria Pd Elly Schlein: «Abbiamo portato il fondo di finanziamento ordinario per l’università al suo livello più alto di sempre, lo strumento che serve a pagare i docenti, il personale, a mantenere le strutture, ad aprire nuove aule, fare manutenzione, pagare i servizi degli studenti. Oggi il fondo è 9,4 miliardi di euro, che è il 25% in più rispetto al 2019 e mi perdonerete se sono così didascalica, però ho sentito dire proprio in questi giorni la segretaria del Partito democratico Elly Schlein che Meloni sull’università taglia e apre ai privati. Ora io voglio chiedere: Elly cara, carissima ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestare? Uno vero, ti prego. Te li do io, te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma ti prego una volta vera dilla. Una ti prego! Te le passo io sottobanco. Pure noi qualcosa sbagliamo, ma una vera... Non ce se la fa. Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati eravamo a 8,6. E si sa che io non sono un fenomeno in matematica, ma lì arrivo. Non si può fare opposizione così su tutto».

«Verso il voto attenti a chi nel mondo non ama Italia forte e leader libero»

«Gli algoritmi possono calunniarti ma non possono sovrascriverti. E guardate, lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero. Lo vedremo», ha spiegato Meloni. «E lo dico anche perché - ha aggiunto -, se posso darvi un consiglio, non date automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi, e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto delle prossime elezioni politiche».

«Sui limiti ai social le piattaforme devono assumersi responsabilità»

«Devono essere le piattaforme ad assumersi la gran parte della responsabilità, perché sono loro che hanno gli strumenti per rimuovere molti dei meccanismi che creano dipendenza tra i più giovani» ha precisato Meloni parlando del dibattito sulle limitazioni ai social network.

«Non è vero, come sento dire da alcuni esponenti della sinistra, che noi abbiamo bloccato la proposta bipartisan sulla moratoria all’uso dei social per i più piccoli. Tutt’altro - ha aggiunto -, noi abbiamo evitato di intervenire con iniziative di governo proprio perché ne stava discutendo il Parlamento. Personalmente mi sono limitata a far notare che un’iniziativa in questo senso funziona solo se non ci si limita a introdurre divieti che sono facilmente aggirabili o a scaricare tutto il problema sulle famiglie. Devono essere le piattaforme ad assumersi la gran parte della responsabilità, perché sono loro che hanno gli strumenti per rimuovere molti dei meccanismi che creano dipendenza tra i più giovani». «Mi sono limitata a porre questioni concrete che non sono di facile soluzione, la principale delle quali è: come fai a verificare l’età degli utenti senza obbligare chiunque a fornire il documento di identità per accedere a un social network? Circostanza che - ha concluso - chiaramente significherebbe la più grande schedatura dei cittadini mai immaginata. Problemi reali, perché il tema c’è, ma le soluzioni sono meno semplici di quello che può sembrare ad alcuni».

«Il ’68 un fallimento, per decenni a scuola solo menzogne»

«Per decenni, per colpa di un certo buonismo, la scuola italiana ha avuto paura di dire la verità. Vietato dire hai sbagliato, vietato dire questo non va bene, via discorrendo. Hanno tentato di convincerci che fosse questo il modo più giusto di educare, lo chiamavano rispetto, ma quella non è educazione e non è rispetto, è una menzogna», ha affermato Meloni. «Una menzogna che un ragazzo molto spesso paga magari anni dopo, di fronte a un colloquio di lavoro, quando ormai è troppo tardi per recuperare. E guardate - ha aggiunto - che il conto salato non lo ha pagato chi aveva gli strumenti economici per trovare altrove quello che la scuola italiana non poteva garantire quando non lo garantivano ripetizioni di qualità, i corsi di eccellenza, le vacanze studio all’estero. No, il conto lo ha pagato chi per crescere, per affermarsi, poteva contare solo sulla scuola pubblica. E allora ve l’ho detto e lo ripeto, ve l’ho detto e lo ripeto, è stato questo il più grande fallimento del ’68. È stato questo il più grande fallimento di una rivoluzione che nasceva per costruire la scuola di tutti e per tutti e ha finito per produrre l’esatto contrario».

Il no al modello di successo per cui non serve studiare e farsi domande

«Resterà in buona sostanza una sola capacità: discernere tra giusto e sbagliato, tra vero e falso, tra reale o artificiale. E il punto è che per coltivare questa capacità non servirà solo il nozionismo. Una nazione che insegna solo nozioni tra meno di 10 anni si ritroverà ad aver formato una generazione perfettamente sostituibile, bravissima nel fare cose che una macchina può fare meglio, molto più velocemente e spesso gratis. Ma una nazione che forma la persona no. Ed è questa la ragione per cui libero arbitrio, merito, responsabilità, verità non sono parole del passato, sono anzi le uniche parole che io riesco a scorgere quando guardo nel futuro», ha detto Meloni parlando di intelligenza artificiale e social network. «Però sono concetti diametralmente opposti a quelli che vi stanno vendendo. Siete bombardati - ha aggiunto - da un modello di successo che semplicemente non esiste, quello per cui non serve farsi domande, studiare, sviluppare una competenza, non serve mettersi in fila, non serve sbagliare, non serve ricominciare, non serve dimostrare di avere un valore, serve dimostrare solo di possedere qualcosa di valore, serve solo essere visti da più persone possibile, serve vendere quando non addirittura vendersi».

«Preferite appartenere piuttosto che apparire»

Rivolta alla platea di Gioventù nazionale Meloni ha affermato che «in un tempo nel quale tutti vi dicono che dovete fondamentalmente apparire, voi avete scelto di appartenere. Sono due concetti molto diversi. Apparire è veloce, appartenere costa tempo e costa sacrificio. Apparire è possibile anche da soli, appartenere decisamente no. Apparire impone che tu sia visto, appartenere impone che tu ci sia e che tu ci sia soprattutto quando calano i riflettori».

«Tra apparire e appartenere non cambia una parola, cambia il modo di stare al mondo, cambia il modo di dare valore al proprio tempo, cambia il modo di costruire un rapporto con gli altri», ha aggiunto Meloni, spiegando che «è lungo questa linea di frattura che passa molto del modo in cui la vostra generazione viene raccontata, viene rappresentata, viene soprattutto ingannata». «Come se essere visibili significasse essere riconosciuti, come se raccogliere like significasse costruire legami, come se avere un pubblico fosse la stessa cosa che avere una comunità. Non è la stessa cosa - ha rimarcato -. Non è la stessa cosa perché quando hai una comunità c’è qualcuno disposto a dirti la verità, c’è qualcuno disposto a dirti la verità anche quando quella verità non è quello che vorresti sentire, anche se non è quello che tu vuoi, semplicemente perché ti fa bene sentire quella verità».

«Tajani sulle donne e le gonne? Frase uscita male, non ingigantirei il fatto»

Ai cronisti che a margine dell’intervento le chiedevano un commento sulle frasi pronunciate da Antonio Tajani durante l’evento «Itaca», Meloni ha risposto: «Penso che sia semplicemente una frase uscita male, non ingigantirei il fatto».

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