Il vertice Nato

Meloni: pronti a aumentare spese militari, ma con i nostri tempi e modi

«Con Trump non mi pento di nulla, punto all’unità dell’Occidente». Gli aiuti militari a Kiev proseguiranno. Bilaterale con Erdogan: impegno comune a difesa del fianco Sud dell’Alleanza e per il contrasto all’immigrazione illegale

La premier Giorgia Meloni in conferenza stampa al termine del vertice Nato ad Ankara. REUTERS/Yves Herman REUTERS

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Non torna sul meme di Donald Trump sulla necessità di un “ordine restrittivo” per lei, trattata come fosse una stalker da tenere a distanza. E rivendica «l’investimento politico» fatto «sull’unità dell’Occidente». Assicura che l’Italia è intenzionata «a rispettare gli impegni» sulle spese per la difesa, ma «in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto». L’Italia inoltre continuerà con le forniture militari a Kiev. E non cambia linea sul no alla concessione delle basi militari per gli attacchi Usa all’Iran. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla a tutto campo nella conferenza stampa al termine del vertice Nato ad Ankara.

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Meloni: non mi pento di nulla con Trump, punto all’unità dell’Occidente

Da settimane la linea di Palazzo Chigi è chiara: non replicare colpo su colpo alle uscite del tycoon. Meloni non commenta l’ultimo post del presidente statunitense Donald Trump. «Avevo detto che non sarei tornata su questo argomento e non tornerò su questo argomento» scandisce. Ma a chi le chiede se si pente dell’investimento politico fatto sul rapporto con Donald Trump replica: «Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente. Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori che ho avuto di fronte». Con Trump «ci sono affinità - riconosce - dall’immigrazione alla cultura woke, quindi ritenevo che potesse essere più semplice. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte di piccolo cabotaggio, dettate da scelte elettorali». E ancora: «Secondo me nell’interesse nazionale italiano ed europeo c’è l’unità e il rafforzamento dell’unità occidentale».

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Su basi Usa confermiamo linea, non parteciperemo agli attacchi

 Nessun cambio di linea sull’utilizzo delle basi militari in Italia, a partire da Sigonella, per gli attacchi americani all’Iran, malgrado il disappunto reiterato di Trump al riguardo («L’Italia è stata pessima»). «Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran e quella linea manteniamo. Abbiamo rispettato i nostri impegni, come sempre fanno le nazioni serie, dopodiché abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran, non stiamo partecipando agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi all’Iran». Meloni si è detta «molto preoccupata» per la recrudescenza degli attacchi in Iran percheè «finora l’opzione militare non ha portato risultati così concreti», dicendosi convinta della necessità «di insistere sulla capacità e sulla possibilità di un negoziato»

Rispettiamo impegni spesa sulla difesa ma decidiamo noi come

 Meloni ha ricordato che l’Italia si è presentata a questo vertice Nato «con una percentuale del 2,8% del proprio Pil investita in difesa e sicurezza, con un aumento dello 0,71% rispetto all’anno precedente». Un aumento legato soprattutto alla componente sicurezza (la spesa “core” per gli armamenti è al 2,1%) intesa come «dominio più ampio» che include le spese per la protezione delle infrastrutture critiche e delle catene di approvvigionamento, per la cybersicurezza, per la sicurezza energetica, per la tutela dei confini, financo per la risposta alle emergenze. Tutti aspetti fondamentali perché «incidono direttamente sulla libertà, sulla prosperità, sulla crescita, sulla qualità della vita dei cittadini e delle nostre comunità». Il punto insomma non è solo «quanto investiamo» ma «cosa investiamo» in «difesa e sicurezza».

Meloni è ben consapevole di essere vincolata a un impegno che prevede un aumento della spesa al 5% entro il 2035. Ma chiarisce: «Vogliamo rispettare gli impegni ma vogliamo farlo in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, modi, priorità in base al contesto e alle nostre possibilità». Senza togliere risorse «ad altri capitoli che considero ugualmente importanti», come la sanità. Il tema, tuttavia, resta delicato. Siamo già entrati in una lunga campagna elettorale e il capitolo spese militari è considerato impopolare. Con alcuni settori della maggioranza, a partire dalla Lega, particolarmente freddi sul punto.

Non a caso la premier precisa che «se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori. Quindi più sicurezza, ma anche più lavoro qualificato, più ricerca, più crescita, non assegnare all’estero» perché la sola bussola dell’Italia «è la difesa del suo interesse nazionale»

Ancora aiuti militari a Kiev

La presidente del Consiglio che in mattinata ha incontrato il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, a margine del Vertice Nato, confermando la prosecuzione dell’assistenza italiana alla popolazione ucraina, «con particolare attenzione agli interventi volti a rafforzare la resilienza delle infrastrutture energetiche», in conferenza stampa ha aggiunto che l’Italia continuerà «a fornire aiuti militari all’Ucraina». E ha spiegato: «Penso che il ministro Crosetto stia facendo una valutazione in questo senso». Del resto Zelensky sul suo canale Telegram al termine del bilaterale aveva parlato di colloqui incentrati anche «sulla necessità di missili aggiuntivi per i sistemi di difesa aerea». E aveva aggiunto: «Contiamo molto sul sostegno dell’Italia». Meloni ha annunciato che lunedì non sarà a Parigi al vertice dei Volenterosi convocato da Macron e che il governo sarà «ottimanmente rappresentato» dal vicepremier e ministro degli Esteri Tajani). Nessun isolamento, cambio di posizionamento o disimpegno dell’Italia sull’Ucraina, assicura Meloni. Ma un forfait motivato dai «diversi dossier di cui devo occuparmi in patria». Tanto più che «sono al sesto vertice in tre settimane e mezzo».

Nessuna comunicazione sul disimpegno Usa ma l’Europa cresca nella Nato

 

Per quello che riguarda il ventilato ritiro delle truppe americane, invece «allo stato attuale a noi non è stato comunicato alcun disimpegno formale» spiega Meloni, che però non si nasconde dietro un dito. «Sapete - precisa - che nella Nato si discute di “burden shifting”, cioè di come la colonna europea della Nato, debba assumere maggiore responsabilità all’interno del territorio europeo per consentire alla colonna americana di dispiegarsi su altri quadranti che sono oggi considerati prioritari». Ecco perché Meloni dice di «non escludere niente» perché «gli Stati Uniti discutono da qualche presidente della necessità di un progressivo disimpegno dall’Europa». Un’ipotesi che va vista anche come «una occasione per l’Europa di assumere maggiormente il controllo della sua sicurezza e dunque anche una sua maggiore autonomia» e quindi «della propria capacità di difendere i propri interessi nazionali». Quindi «l’Europa fa bene a lavorare per aumentare la sua capacità di garantire la propria difesa, la propria sicurezza».

Avanti con proposta italo-francese per post Unifil

 

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La presidente del Consiglio ha poi definito «un’ottima notizia» che il negoziati fra Israele e Libano vadano avanti con i colloqui a Roma (il prossimo round di colloqui si terrà il 15 e 16 luglio nella Capitale). E ha confermato l’intenzione di andare avanti con il progetto di coalizione italo-francese quando per il post-Unifil in Libano. Una proposta «di cui abbiamo parlato anche con il presidente Erdogan» e che «faremo in modo di presentare prima della scadenza del mandato Unifil» a fine anno.

Incontro Erdogan-Meloni a margine del vertice Nato

 A margine del vertice Meloni ha avuto un incontro anche con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Al centro dei colloqui la difesa del fianco Sud dell’Alleanza atlantica, il contrasto all’immigrazione illegale, nonché il rafforzamento ulteriore dell’interscambio commerciale e degli investimenti reciproci, dall’industria della difesa a settori strategici come lo spazio. Mentre dopo un primo breve colloquio ieri pomeriggio a margine dei lavori del summit, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto nella notte un nuovo incontro con il segretario di Stato Usa Marco Rubio.

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