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Meta userà l’AI per stimare l’età: non riconosce il volto, ma legge segnali nei profili

Ecco come funziona la tecnologia per riconoscere l’età di Mark Zuckerberg

di Luca Tremolada

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Meta alza il livello della verifica dell’età su Instagram e Facebook. L’azienda annuncia l’estensione nell’Unione europea di una tecnologia che prova a individuare gli account di adolescenti anche quando l’utente dichiara una data di nascita da adulto. La novità arriva su Instagram nei 27 Paesi Ue e in Brasile; su Facebook è partita negli Stati Uniti e, secondo Meta, arriverà in Ue e Regno Unito da giugno 2026.

Il punto tecnico è questo: Meta dice di usare sistemi di intelligenza artificiale per analizzare l’account nel suo insieme. Non solo la data di nascita inserita al momento dell’iscrizione, ma segnali distribuiti nei post, nei commenti, nelle bio, nelle didascalie, nelle interazioni. Esempi indicati dall’azienda: riferimenti a compleanni, classi scolastiche, voti, contenuti pubblicati su Reels, Live e gruppi Facebook. Se il sistema ritiene che l’account appartenga a un minore di 13 anni, l’account viene disattivato e l’utente deve fornire una prova dell’età; in caso contrario può essere eliminato.

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La questione delle immagini

La novità più delicata riguarda le immagini. Meta sostiene di aver aggiunto l’analisi visiva: foto e video vengono esaminati per ricavare indizi generali sull’età, come altezza o struttura fisica. L’azienda precisa che non si tratta di riconoscimento facciale: il sistema, secondo Meta, non identifica una persona, ma stima una fascia d’età probabile. È una distinzione importante, ma non chiude il problema. Perché resta una tecnologia predittiva applicata a contenuti personali, con margini di errore e con effetti concreti sull’accesso all’account.

La seconda parte dell’annuncio riguarda gli adolescenti tra 13 e 17 anni. Se Meta sospetta che un account sia di un teenager, anche se dichiara un’età adulta, lo inserisce automaticamente nelle protezioni dei Teen Accounts: limiti ai contatti, restrizioni sui contenuti visibili, impostazioni più chiuse per la messaggistica e per l’esperienza complessiva. Meta dice di aver già applicato questi sistemi a centinaia di milioni di account teen dal 2024.

Il contesto normativo.

Il contesto non è neutro. Il 29 aprile la Commissione europea ha contestato preliminarmente a Meta di non fare abbastanza per impedire ai minori di 13 anni di usare Facebook e Instagram. Reuters ricorda che, in caso di violazione del Digital Services Act, le sanzioni possono arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo. Meta contesta le valutazioni preliminari, ma l’annuncio di oggi va letto anche dentro questa pressione regolatoria.

Resta il nodo politico.

Meta chiede che la verifica dell’età venga spostata a monte, sugli app store o sui sistemi operativi. In pratica: Apple e Google dovrebbero verificare l’età dell’utente e trasmettere alle app l’informazione necessaria. È una proposta che scarica parte della responsabilità fuori dalle piattaforme social. Ma apre un’altra domanda: chi deve custodire l’identità digitale dei minori? Le app, gli store, lo Stato, o un’infrastruttura terza?

La verifica dell’età online sta diventando il nuovo confine della regolazione digitale. Non è più solo una casella da compilare. È un sistema di inferenza automatica: osserva comportamenti, testi, immagini, relazioni. Meta dice che serve a proteggere i minori. I regolatori europei chiedono che funzioni davvero. In mezzo c’è la questione più scomoda: quanta sorveglianza siamo disposti ad accettare per rendere Internet adatto all’età di chi lo usa.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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