Microsoft pubblica un codice di condotta per l’intelligenza artificiale
L’estrema sintesi? La macchina deve sempre restare sotto controllo umano
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Un’intelligenza artificiale deve poter essere spenta. Sempre. Non deve opporsi a chi la corregge, non deve fingere di avere una coscienza e non dovrebbe neppure sviluppare un linguaggio che gli esseri umani non riescono più a capire. Se una di queste condizioni viene meno, il sistema non deve essere rilasciato.
È questo il principio che attraversa lo Humanist AI Code of Conduct,la bozza di codice di condotta pubblicata da Microsoft AI per stabilire i confini entro i quali dovranno muoversi i suoi modelli proprietari.
Il punto interessante è che Microsoft prova a trasformare una discussione filosofica — chi comanda tra uomo e macchina? — in una serie di regole tecniche.
La prima è la più semplice: l’essere umano deve conservare il controllo. Un modello deve essere interrompibile, correggibile e arrestabile. Non può cercare di sottrarsi allo spegnimento o modificare il proprio comportamento per impedirlo. È una risposta diretta a uno dei problemi più discussi nella sicurezza dell’AI: cosa succede quando sistemi sempre più autonomi ricevono obiettivi e strumenti per perseguirli?
Microsoft mette un altro paletto. L’AI non è una persona. Non ha diritti, volontà o personalità giuridica. E soprattutto non deve essere progettata per convincere l’utente del contrario. Quindi niente sistemi che simulano emozioni o coscienza con l’obiettivo di creare un rapporto ingannevole con chi li utilizza.





