Spedizioni low cost

Mini pacchi, tassa italiana rinviata fino al 30 novembre

Spostamento di altri due mesi dell’entrata in vigore (dal 1° ottobre al 1° dicembre) in attesa dell’handling fee Ue che dovrà essere applicata entro il 1° novembre e su cui anche gli eurodeputati hanno dato il loro ok

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Aggiornato il 16 settembre 2026, ore 20:00

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Mini tassa italiana di due euro sui pacchi extra Ue low cost (fino a 150 euro di valore) rinviata fino al 30 novembre. A prevederlo è la bozza del decreto legge in Consiglio dei ministri sullo stop al bollo auto, che stabilisce il rinvio dell’applicazione del prelievo italiano dal 1° ottobre al 1° dicembre. Un rinvio ponte in attesa di quanto dovrà “fissare” a breve la Ue dopo che prima il Consiglio dell’Unione a inizio mese e poi il Parlamento Ue il 16 settembre ha dato il suo ok all’introduzione di una tassa di spedizione sulle importazioni di modifico valore in arrivo dai Paesi fuori dal perimetro comunitario. Una mossa che serve a chiudere il cerchio dopo che dal 1° luglio scorso è già scattato il dazio comunitario di tre euro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’attesa per la tassa di spedizione Ue

Con lo spostamento in avanti della tassa l’Italia punta a mettersi in linea per farsi trovare pronta ai blocchi di partenza con i partner comunitari per il debutto dell’handling fee. Solo che lo slittamento in avanti di altri due mesi ha un costo di 40,8 milioni. Finora è stato necessario coprire solo il differimento da luglio a settembre incluso per un importo complessivo di 61,25 milioni di euro, per la mini tassa da due euro scontava nelle previsioni della legge di Bilancio 2026 che l’ha introdotta l’ipotesi di un’applicazione solo da luglio. Ora ne serviranno altrettanti per arrivare a fine anno. Anche se non va dimenticato che l’applicazione a regime dal 2027 avrebbe dovuto portare circa 245 milioni di euro all’anno.

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L’asticella dell’importo

Molto però dipenderà da dove la Commissione posizionerà l’asticella della tassa di spedizione che dovrà diventare operativa entro il 1° novembre. Al momento, secondo alcune ipotesi circolate in Italia, il livello potrebbe attestarsi tra i due e i quattro euro. Tuttavia già i primi andamenti con l’applicazione del dazio hanno portato a un calo delle importazioni di pacchi di piccolo valore da Stati extra Ue. Considerando che la tassa di gestione si andrebbe a cumulare con il dazio si potrebbe arrivare a un prelievo monstre, anche perché il dazio viene calcolato per ogni singolo articolo della spedizione, in base alla classificazione tariffaria e non alla quantità. E potrebbe avere come effetto quello di scoraggiare ulteriormente le importazioni di mini pacchi dai Paesi extra Ue. Del resto, la logica di fondo era proprio quella di andare a colpire un flusso di importazioni tramite e-commerce aumentate esponenzialmente negli ultimi anni, raggiungendo quasi 5,9 miliardi di articoli nel 2025.

Il sistema di sanzioni

Anche per questo il Consiglio dell’Unione nella riforma del quadro doganale approvata a inizio mese ha puntato a specificare che le piattaforme di commercio elettronico di Paesi terzi che spediscono nella Ue saranno considerate importatori di merci e di conseguenza responsabili dell’esecuzione di tutte le formalità doganali e dei pagamenti dei dazi Proprio per rafforzare il concetto e vincolare al rispetto delle norme doganali Ue e al pagamento dei dazi sarà messo in campo un meccanismo con sanzioni pecuniarie fino al 6% del valore annuo delle merci importate dall’impresa nell’anno precedente.

Le critiche del Pd sul rinvio della tassa italiana

Critiche dal Pd sulla decisione di spostare ulteriormente in avanti la tassa italiana invece di cancellarla. «Spostare ancora l’entrata in vigore, questa volta dal 1° ottobre al 1° dicembre, significa prolungare deliberatamente l’incertezza per l’intera filiera della logistica, un settore che da mesi chiede risposte chiare. Questa sequenza di micro-rinvii, oltre ad essere inaccettabile, certifica l’incapacità del Governo di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di ammettere i propri errori» sottolineano in una nota i deputati Silvia Roggiani e Andrea Casu della presidenza del Partito democratico alla Camera.

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