Colorado

Miniere, cultura e visionari: la storia nascosta di Aspen

Oggi meta prediletta per vacanze di lusso, adorata dai Bezos, in estate la città rivela un’anima diversa, ricca di festival, fiere d’arte, musica, incontri. E ricordi delle sue origini

di Chiara Beghelli

La città mineraria di Independence, abbandonata nel 1884, racconta le origini di Aspen

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Quest’anno, quando la neve ha raggiunto il livello più basso dal 1978, in certi punti delle montagne i riflessi bianchi provenivano soltanto dai tronchi degli “aspen”, i peculiari pioppi che danno il nome alla città. La stagione invernale terminerà il 19 aprile, giorno in cui i 500 km di piste del comprensorio di Snowmass chiuderanno, i miliardari e le star che passano le vacanze o il weekend nelle loro ville su Red Mountain (una delle aree più costose di tutto il Paese) cambieranno destinazione, la maggior parte di hotel e ristoranti chiuderà. E dopo qualche settimana di riposo, quando i pioppi si vestiranno di foglie, Aspen mostrerà il suo aspetto meno noto e più interessante, ricco di arte, musica, letteratura e festival per riflettere sul futuro degli Stati Uniti e del mondo.

Mappa di Aspen degli anni Settanta

Storie di cercatori d’argento e altre curiosità

La stessa storia della città - meno di 7mila abitanti a 2.400 metri sulle montagne nel cuore del Colorado, e sulle rive del fiume Roaring Fork - è per certi versi oscurata dal suo presente, alimentato dallo star system che la frequenta. Per scoprirla il modo migliore è raggiungere la bella villa vittoriana nel residenziale West End, poco distante dal centro, che ospita la sede della Aspen Historical Society: ogni stanza indaga una decade della storia di Aspen, nata a fine Ottocento come città di cercatori d’argento, che occuparono e sfruttarono i territori dei nativi Ute e si arricchirono talmente da trasformare un ammasso di capanne in un centro con un hotel lussuoso come quelli di Parigi, illuminazione elettrica e un teatro dell’opera.

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L’interno del Jerome Hotel

A portare questi lussi in città era stato Jerome B. Wheeler (già proprietario della casa-museo), co-titolare del department store Macy’s, che investì nell’economia mineraria e nell’urbanistica della città. A lui è intitolato anche il Jerome, hotel nel cuore di Aspen, che, come la Wheeler Opera House, è ancora un landmark di grande vivacità di Aspen e vanta un’architettura originaria arricchita dalla patina del tempo.

La Wheeler Opera House

I 75 anni dell’Aspen Institute

ùDopo la fine della corsa all’argento, che portò Aspen quasi all’abbandono, fu un altro imprenditore, Walter Paepcke, magnate degli imballaggi di Chicago, a segnarne il destino: nel 1949 con la moglie Elizabeth scelse Aspen per organizzare le celebrazioni dei 200 anni della nascita di Goethe, chiamando i maggiori intellettuali del tempo a riflettere sui destini del mondo, appena uscito dalla seconda guerra mondiale. Nasceva così l’Aspen Institute, progenitore dei think tank del pianeta, che si prepara a festeggiare 75 anni con l’Aspen Ideas Festival (25 giugno-1° luglio), con il giornalista Fareed Zakaria come guest curator, e dove si riflettererà sull’America a 250 anni dalla sua nascita.

Il Resnick Center for Herbert Bayer Studies fa parte del campus dell’Aspen Institute

Paepcke, peraltro, chiamò i maggiori esponenti della Bauhaus a creare il suo campus fra le montagne, come Herbert Bayer, che disegnò anche il logo a forma di foglia della città, mentre Eero Saarinen firmò la tenda per i concerti di musica classica pochi anni prima di progettare il celebre terminal Twa al Jfk di New York. L’ultimo dei progetti di Bayer, il Boettcher Building, del 1973, è stato da poco restaurato, anche grazie ai fondi della Bezos Family Foundation (Jeff Bezos è un habitué di Aspen) che due anni fa ha versato ben 187,5 milioni di dollari per fondare il Center for Rising Generations.

Un’estate di kermesse e festival

Per la sua prossima estate culturale Aspen ha in programma anche l’Aspen Art Fair (29 luglio-1° agosto), fiera d’arte di nicchia che si tiene da due anni nel Jerome hotel e che ha già raddoppiato i suoi espositori (l’anno scorso c’era anche la galleria Secci, che ha venduto due opere di Botero), e i concerti del Paul JAS Center, inaugurato a dicembre dalla storica associazione Jazz Aspen Snowmass. E dal 25 al 27 settembre tornerà, per la seconda edizione, l’Aspen Literary Festival, il festival letterario della città, progetto dell’Aspen Words, hub dedicato alla letteratura dell’Aspen Institute nel 1976.

Uno degli eventi dell’Aspen Ideas Festival

Se non vi si può soggiornare, bisogna almeno ordinare un drink al J-bar del Jerome, per esempio l’Aspen Crud, cocktail cremoso a base di gelato alla vaniglia e bourbon inventato negli anni del Proibizionismo. E non si può non dedicare almeno un breve tour a Kemo Sabe, punto di riferimento per il westernwear fra cappelli, cinture, stivali, tutti personalizzabili anche con gemme. Bezos lo ama talmente da aver indossato un loro cappello per il primo viaggio nello spazio con Blue Origin, nel 2021.

Cappelli da Kemo Sabe

La riscossa della cucina italiana

Il grado di lusso della città si misura anche con le nuove aperture di locali come il Sant’Ambroeus, che ha guidato la riscossa della cucina italiana ad Aspen, seguito da Sprazzo (da provare il Negroni Rosé) e dal Mt. Rubirosa, versione montanara della eatery di Nolita, New York, nota soprattutto per la sua dye-tie pizza, con un vortice di tre salse, pomodoro, crema di vodka e pesto.

Per cene più “accessibili” ci sono i sandwich di Grateful Deli (i loro nomi sono quelli delle canzoni dei Grateful Dead). Ma chi vuole ritrovare lo spirito originario della città deve uscire dalle vie del centro, dirigersi 25 km a est e salire a 3.328 metri: solo in estate è possibile raggiungere la città di Independence, villaggio fantasma di fine 800 che racconta la saga mineraria di Aspen. Aveva ristoranti, negozi, un giornale, The Miner, ma fu abbandonata quando le miniere chiusero, nel 1883. Un anno dopo i suoi ultimi 75 abitanti, bloccati da una terribile tempesta di neve, scesero ad Aspen con sci ricavati dalle assi di legno delle case. Non tornarono più.

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