Stati Uniti

Minneapolis, la Silicon Valley si smarca da Trump

Alcuni capi d’azienda come Mark Zuckerberg di Meta e Sundar Pichai di Alphabet Inc. sono rimasti in silenzio rispetto alle aggressioni dell?ice. La procuratrice generale Usa Pam Bondi annuncia l’arresto di altri 16 “rivoltosi” del Minnesota accuasati di aver aggredito agenti federali

 Tim Cook, ceo di Apple, a Davos

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Hanno taciuto su molte iniziative dell’amministrazione Trump ma adesso, con le dovute cautele, parlano e si smarcano dal presidente che hanno, spesso in silenzio, appoggiato. I leader della Silicon Valley prendono posizione sui fatti di Minneapolis, i raid contro i migranti e gli omicidi da parte degli agenti dell’Ice di due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti.

L’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, si allinea ai lavoratori del settore tecnologico che hanno esortato i CEO ad assumere una posizione più decisa contro la violenta repressione dell’immigrazione a Minneapolis. «Quello che sta succedendo con l’ICE sta andando troppo oltre», ha scritto Altman in una nota condivisa lunedì con tutti i dipendenti. «C’è una grande differenza tra l’espulsione di criminali violenti e quello che sta succedendo ora, e dobbiamo fare la giusta distinzione».

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Chi ha preso posizione

Prima di Altman, altri hanno preso posizione sulla violenza in Minnesota. Il ceo di Anthropic, Dario Amodei, il co-fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman, il co-fondatore di Reddit Inc. Alexis Ohanian, l’ex responsabile scientifico dell’intelligenza artificiale di Meta, Yann LeCun e il venture capitalist Vinod Khosla.

«Assassini», ha scritto LeCun, che vive a Parigi, commentando il filmato della morte di Pretti di domenica. Ohanian ha scritto: «L’ICE ha sparato a un uomo alla schiena mentre era immobilizzato. Abbiamo bisogno che i nostri leader guidino ora la de-escalation». Khosla ha denunciato «i vigilantes macho dell’ICE che si scatenano senza controllo, supportati da un’amministrazione senza coscienza».

In un post pubblicato su X, Amodei ha scritto: «Dato l’orrore a cui stiamo assistendo in Minnesota, l’enfasi posta sull’importanza di preservare i valori e i diritti democratici in patria è particolarmente rilevante».

I capi di Silicon Valley si sono uniti a un gruppo più ampio di centinaia di ingegneri e altri lavoratori del settore tecnologico che hanno firmato una lettera aperta su ICEout.tech, condannando la violenza in Minnesota e invitando i leader del settore a «unirsi a noi nel chiedere all’ICE di andarsene da tutte le nostre città».

La lettera interna di Tim Cook

Ventiquattro ore dopo le parole di Altman, parla anche il Ceo di Apple Tim Cook, in una lettera interna all’azienda della quale il Wall Street Journal è venuto in possesso, e dichiara di essere «addolorato per gli eventi di Minneapolis» e di aver espresso privatamente le sue preoccupazioni al presidente Trump. «Questo è il momento di una de-escalation - ha scritto Cook - credo che l’America sia più forte quando viviamo all’altezza dei nostri più alti ideali, quando trattiamo tutti con dignità e rispetto, indipendentemente da chi siano o da dove provengano, e quando abbracciamo la nostra comune umanità».

Gli altri

Altri capi d’azienda come Mark Zuckerberg di Meta e Sundar Pichai di Alphabet non hanno espresso pubblicamente la propria opinione. Il ceo di Salesforce, Mark Benioff, ha pubblicato un post sull’argomento lunedì, ma senza attaccare direttamente l’amministrazione: Benioff ha pubblicato una bandiera del Minnesota con un cuore, insieme a un messaggio che chiede “Pace per tutti”.

Al di fuori delle posizioni di CEO, alcuni dirigenti del settore tecnologico si sono espressi in modo più esplicito. Jeff Dean, responsabile scientifico di DeepMind di Google, ha scritto a proposito dell’omicidio di Pretti: “Ogni persona, indipendentemente dall’affiliazione politica, dovrebbe denunciarlo”. Un membro dello staff di OpenAI, specializzato in robotica, scrive Bloomberg, ha pubblicato un post sui diritti costituzionali degli Stati Uniti. E il co-fondatore di Anthropic, Chris Olah, ha affermato su X che di solito evita di parlare di politica, «ma gli eventi recenti – un agente federale che uccide un infermiere di terapia intensiva apparentemente senza motivo e senza alcuna provocazione – scuotono le coscienze».

La spiegazione del silenzio

Alcuni lavoratori del settore hanno pubblicato post sui social media criticando la mancanza di una visibile resistenza da parte dei Ceo dell’hi-tech. Il silenzio è facile da spiegare. Nel primo anno dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, le più grandi aziende tecnologiche e di intelligenza artificiale hanno speso 109 milioni di dollari in attività di lobbying, superando per la prima volta i 100 milioni di dollari, secondo un’analisi di Bloomberg News.

Tra chi è rimasto in silenzio c’è Zuckerberg. E Meta ha protetto gli agenti dell’Ice. Le proteste contro gli agenti dell’Ice, l’Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti, si sono infatti spostate su Facebook: qui gli utenti hanno cominciato a diffondere i nomi dei dipendenti dell’agenzia, tramite link al sito web “Ice List”. Ma ora, come riporta Wired Usa, sia su Facebook che su Instagram e Threads, non si possono più condividere collegamenti al portale, perché contengono “contenuti che richiedono informazioni personali identificabili di altri”, ha spiegato al media la portavoce di Meta, Andy Stone. Se si prova a postare un collegamento ad una voce del sito, Facebook mostra un errore con la motivazione “i post che sembrano spam in base alle nostre linee guida della community vengono bloccati e non possono essere modificati”.

Gli ultimi arresti

Intanto, non si ferma la politica del pugno di ferro degli agenti Ice. “Gli agenti federali hanno arrestato 16 rivoltosi del Minnesota con l’accusa di aver aggredito le forze dell’ordine federali, persone che hanno opposto resistenza e ostacolato i nostri agenti. Ci aspettiamo altri arresti”, scrive infatti sui social la procuratrice generale Usa, Pam Bondi, che sottolinea: “L’ho già detto e lo ripeto: nulla impedirà al Presidente Trump e al Dipartimento di Giustizia di far rispettare la legge”.

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