Medio Oriente

Minniti: per una Nato più forte serve una difesa europea autonoma

Secondo il presidente della Fondazione Med-Or «una difesa europea autonoma non è in contraddizione con la Nato. Anzi, la rende più forte. La missione dell’Alleanza Atlantica non solo non si è esaurita, ma è stata profondamente rilanciata. Però è necessario dialogare con il Sud globale»

di Pietro Menzani

epa12858424 The US Navy aircraft carrier USS Gerald R. Ford (CVN-78) sits anchored in Split, Croatia, 29 March 2026.  EPA/STRINGER EPA

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«Per avere una Nato più forte abbiamo bisogno di un’autonoma difesa europea. Le due cose non sono in contraddizione». Lo ha detto Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or ed ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni, intervenuto in occasione del seminario del Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente (Gsm) dell’Assemblea parlamentare della Nato. Il convegno ha preso il via l’11 maggio nell’Aula dei Gruppi della Camera ed è presieduto dal deputato di Fratelli d’Italia Giangiacomo Calovini.

La necessità di una difesa comune europea

Secondo Minniti, l’Europa è in ritardo di decenni sul fronte della difesa comune, che non costituisce un elemento di rottura con l’Alleanza Atlantica, ma un valore aggiunto: «Un’autonoma difesa europea rende la Nato e gli Stati Uniti più forti. Già alla fine degli anni Novanta Madeleine Albright, Segretaria di Stato americana, diceva che non c’è contraddizione tra l’Alleanza e la difesa europea se si tiene conto delle tre “D”: no discrimination, no duplication e no decoupling. Queste tre “D” mi sembrano straordinariamente attuali. Rimettiamole nel circuito delle nostre conoscenze».

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E la missione della Nato, in un contesto internazionale sempre più instabile, «non solo non si è esaurita, ma è stata profondamente rilanciata. È un’alleanza fondamentale, che tuttavia oggi deve ritrovare una sua centralità e diventare attore complessivo del pianeta».

La centralità del Mediterraneo

Il presidente della Fondazione Med-Or ha poi ricordato il ruolo cruciale del mar Mediterraneo per gli equilibri globali. «Il Mediterraneo - ha osservato Minniti - è ritornato prepotentemente al centro dell’agenda del pianeta. L’Alleanza Atlantica non può non pensare a questo nuovo scenario».

Proprio nel Mare nostrum, infatti, secondo l’ex ministro dell’Interno, si gioca una serie di partite decisive. La prima riguarda gli squilibri demografici: «L’Europa è tecnicamente in recessione demografica, mentre l’Africa cresce tumultuosamente. Tutto questo va governato. È necessario costruire un grande patto tra Europa e Africa per dare vita a canali migratori legali e contrastare i trafficanti di esseri umani. Non possiamo più muoverci come se le migrazioni fossero un’emergenza: dobbiamo considerarle un dato strutturale della vita del nostro pianeta».

Fondamentali, poi, sono «le questioni relative agli sviluppi dell’agricoltura. In questo momento la principale area di potenziale sviluppo per nuove colture si trova in Africa. Se tutte le terre potenzialmente coltivabili nel continente diventassero effettivamente coltivabili raggiungeremmo l’autosufficienza alimentare non solo per l’Africa ma per il mondo intero».

Inoltre, come ha osservato Minniti, «il Mediterraneo è essenziale anche per quanto riguarda la sicurezza mondiale. Ad oggi abbiamo dall’altra parte del mare, nel Sahel, il principale incubatore di terrorismo internazionale. Si tratta di una partita delicatissima».

Il dialogo con il Sud globale

L’ex ministro ha infine sottolineato che in questo momento storico «l’incertezza non è un dato congiunturale ma qualcosa di strutturale. Viviamo in un mondo attraversato da drammatiche fratture. Un vecchio ordine mondiale è finito. Non illudiamoci che a un certo punto metteremo tra parentesi questa fase e tutto tornerà come prima».

In uno scenario geopolitico così complicato è necessario avere «una visione complessiva del pianeta: se vogliamo pensare a una pace stabile e duratura, dobbiamo comprendere che un nuovo ordine mondiale non è costruibile senza il Sud globale. E la Nato deve rappresentare un elemento di dialogo con il Sud del mondo. Non possiamo lasciare che questo abbia come interlocutore solo la Cina, che in questi mesi ha avuto un regalo enorme, ossia quello di essere rappresentante del multilateralismo nel mondo», ha concluso Minniti.

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