Molto più di una malattia della pelle: pazienti al centro della cura
La sopravvivenza non è a rischio ma è profondamente compromessa la qualità della vita: l’esperienza italiana dello studio AWARE
5' di lettura
I punti chiave
- I “Patient Reported Outcomes” cambiano il modo di valutare la malattia
- Il paziente è il miglior “biomarcatore” della malattia
- Cosa dicono le linee guida internazionali
- Quando migliorano i sintomi migliora anche la vita
- Il “treat to target” nell’orticaria cronica
- Il futuro: PROs digitali e medicina personalizzata
- Conclusioni
5' di lettura
L’orticaria cronica spontanea colpisce circa lo 0,5-1% della popolazione e interessa prevalentemente donne tra i 30 e i 50 anni. Sebbene non metta a rischio la sopravvivenza, può compromettere profondamente la qualità della vita. Il prurito persistente disturba il sonno, riduce la concentrazione, altera il rendimento lavorativo, limita la vita sociale e genera uno stato continuo di incertezza. L’angioedema, presente in circa il 40-50% dei pazienti, rappresenta spesso l’aspetto più temuto della malattia. Non sorprende quindi che studi internazionali abbiano dimostrato come il carico della CSU sia paragonabile, sotto il profilo della qualità di vita, a quello osservato in pazienti con cardiopatia ischemica o altre malattie croniche importanti.
Chiedilo al Sole
I “Patient Reported Outcomes” cambiano il modo di valutare la malattia
Per decenni il successo terapeutico nell’orticaria cronica spontanea (CSU) è stato giudicato quasi esclusivamente dal medico: numero dei pomfi, intensità del prurito, presenza di angioedema, risposta agli antistaminici. Oggi questo approccio è profondamente cambiato. La moderna gestione della CSU non si limita più a osservare la cute, ma misura sistematicamente anche ciò che il paziente vive ogni giorno.
Dorme? Lavora? Esce con gli amici? Ha paura della successiva riacutizzazione? Evita di programmare un viaggio per timore di un episodio di angioedema?
Sono domande apparentemente semplici, ma rappresentano oggi uno degli elementi più importanti nella valutazione della malattia.
È il concetto dei Patient Reported Outcomes (PROs), gli esiti riportati direttamente dal paziente, che negli ultimi dieci anni hanno rivoluzionato la gestione dell’orticaria cronica.

