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Balogun caso politico. Trump: «Rimediato a ingiustizia». Protesta Uefa. Respinto ricorso Belgio

La Fifa sospende la squalifica dell’attaccante Usa. Trump, dopo aver esultato su Truth, ammette di aver chiamato Infantino, che a sua volta parla di decisione di un organismo indipendente. Dalla Uefa e della Ue forti proteste

FILE PHOTO: U.S. President Donald Trump holds up a red card as he meets with FIFA President Gianni Infantino in the Oval Office of the White House in Washington, U.S., August 28, 2018. REUTERS/Leah Millis/File Photo REUTERS

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L’ottavo di finale tra Stati Uniti e Belgio, in programma a Seattle (alle 2 italiane), è diventato un caso politico a livello mondiale. La Fifa ha infatti preso una decisione destinata a far discutere: la squalifica di una giornata inflitta a Folarin Balogun è stata sospesa con la condizionale per un anno, consentendo all’attaccante statunitense di essere regolarmente a disposizione del commissario tecnico Mauricio Pochettino.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Una scelta senza precedenti nella storia recente della Coppa del Mondo e che ha immediatamente provocato reazioni opposte sulle due sponde dell’Atlantico: entusiasmo negli Stati Uniti, indignazione in Europa.

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La confessione di Trump

Il caso è montato ora dopo ora finché lo stesso presidente Usa Donald Trump ha confermato di aver parlato con Gianni Infantino a proposito del cartellino rosso a Folarin Balogun. «Sì l’ho fatto. Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati. L’arbitro è un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato. Ha preso una decisione alla quale nessuno poteva credere. Sono una persona a cui piace lo sport e quello non era un fallo. Ho chiesto una revisione a un uomo che è molto rispettato. Non gli ho detto cosa fare, non è stato lui a prendere la decisione. E’ stato un comitato a farlo. E’ stata una decisione brillante. Se Folarin Balogun fosse rimasto “fuori” dalla partita di stasera contro il Belgio, il match sarebbe stato truccato, come le elezioni».

Le proteste in Europa

«Molti tifosi di calcio, inclusi ex giocatori, si sono già espressi in merito alla sospensione della squalifica di Balogun. Da tifoso anche io credo che sia una decisione sbagliata», ha scritto in un post su X il Commissario Ue allo Sport Glenn Micallef. «Detto questo, sono sempre stato chiaro: le decisioni sulle regole sportive e le questioni sportive spettano agli organismi sportivi, non ai politici. Influenzare le decisioni sportive minerebbe l’autonomia dello sport. Il nostro focus dovrebbe essere rivolto invece alle vere sfide di governance che deve affrontare lo sport, incluso la politicizzazione dello sport per scopi politici».

La Fifa «ha passato una linea rossa», ha affermato in una nota la Uefa, denunciando una decisione «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile. Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte, le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso, non è così. Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è in pericolo e la credibilità di una competizione viene minata».

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«Onestamente mi è sembrata davvero un’assurdità”, ha commentato il presidente della Figc Giovanni Malagò. «Sono andato a guardare questo articolo 27 del codice disciplinare Fifa. Chiariamolo subito: non è replicabile ai vari campionati nazionali e aggiungo meno male, sennò sarebbe l’Armageddon. C’è stato il precedente con Cristiano Ronaldo, ma su una squalifica multipla. L’altro caso risale addirittura al 1962. Ha un evidente sapore politico, l’ha riportato il New York Times. Questo è un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. Sono fautore di questo Mondiale, in cui gli stadi sono pieni, c’è una festa delle tifoserie. Ma quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio».

La difesa di Infantino

«Ho letto i commenti pubblici riguardo alla decisione del Comitato di Disciplina indipendente della Fifa relativa alla squalifica di Folarin Balogun e vorrei ribadire un principio fondamentale della governance della Fifa. Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti. Operano in autonomia, applicano il Codice disciplinare della Fifa e decidono i casi in base alle normative applicabili e ai fatti specifici davanti a loro. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio, e questo deve sempre essere rispettato».

Il presidente della Fifa Infantino ha chiarito la sua posizione con questa nota, aggiungendo: «Sì, discuto regolarmente di questioni relative alla Coppa del Mondo Fifa con il Presidente degli Stati Uniti, e su questa materia ho ricevuto una telefonata dal Presidente Donald Trump, così come ricevo telefonate da capi di stato, funzionari governativi, stakeholder del calcio e dirigenti aziendali di tutto il mondo su molte questioni diverse. Durante la nostra conversazione, ho spiegato che c’era in corso un processo legale che coinvolgeva gli organi giudiziari indipendenti della Fifa e che il caso sarebbe stato deciso nel momento dovuto dagli organi competenti. È così che funziona il sistema della Fifa, ed è un principio che difenderò sempre».

Mondiali, polemiche travolgono la Fifa per squalifica sospesa a Balogun

«Leggo le decisioni del Comitato di Disciplina della Fifa quando vengono emesse - ha poi sottolineato-. A volte mi sorprendono. A volte sono d’accordo con esse, e a volte non lo sono. Quello che faccio sempre, però, è rispettare quelle decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che ci piaccia personalmente una decisione o no è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e il rispetto della legge sono ciò che protegge l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della Fifa in ogni momento».

Il rosso contro la Bosnia

Balogun era stato espulso durante la sfida dei sedicesimi di finale contro la Bosnia Erzegovina. L’arbitro brasiliano Raphael Claus, richiamato dal VAR, aveva estratto il cartellino rosso diretto dopo un intervento dell’attaccante statunitense su Tarik Muharemovic. Nella dinamica dell’azione, il giocatore americano era ricaduto sulla caviglia dell’avversario, un episodio giudicato pericoloso dal direttore di gara e punito con l’espulsione immediata.

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Secondo il regolamento del Mondiale, il rosso diretto comportava automaticamente una giornata di squalifica, che avrebbe dovuto essere scontata proprio nell’ottavo di finale contro il Belgio. Tuttavia, la Commissione Disciplinare Fifa ha deciso di intervenire applicando l’articolo 27 del Codice Disciplinare.

L’articolo 27 e la decisione della Fifa

Nel comunicato ufficiale, la Fifa ha spiegato di aver sospeso l’esecuzione della sanzione per un periodo di prova di un anno. Il provvedimento si basa sull’articolo 27 del Codice Disciplinare, che attribuisce agli organi giudiziari il potere di sospendere in tutto o in parte una sanzione già inflitta. Se durante il periodo di prova il calciatore dovesse commettere una nuova infrazione di analoga gravità, la sospensione verrebbe revocata e la squalifica applicata.

Il caso assume particolare rilevanza perché si tratta della prima volta che questa norma viene utilizzata per una squalifica automatica di una sola giornata derivante da un’espulsione ai Mondiali. In passato l’articolo era stato applicato in circostanze differenti e soprattutto per ridurre sanzioni più pesanti.

L’ombra della politica e il plauso di Trump

La decisione ieri domenica 5 luglio ha provocato l’immediata reazione del presidente Trump che sul social Truth ha esultato: «Grazie alla Fifa per aver agito secondo giustizia e per aver posto rimedio a una grave ingiustizia!»

Una presa di posizione che ha inevitabilmente aumentato le polemiche. Diverse ricostruzioni giornalistiche statunitensi hanno subito sostenuto che nei giorni precedenti vi sarebbero stati contatti e pressioni istituzionali affinché il caso venisse riesaminato. Secondo il New York Times, la richiesta di intervenire sarebbe stata discussa ai più alti livelli, alimentando i sospetti di chi ritiene che la condizione di Paese ospitante degli Stati Uniti possa aver avuto un peso nella decisione finale.

Anche il segretario di Stato Marco Rubio era intervenuto pubblicamente sul caso, sostenendo che gli Stati Uniti fossero stati penalizzati da un’espulsione ritenuta eccessiva.

La protesta del Belgio

Se negli Stati Uniti la decisione è stata accolta come una vittoria, in Belgio la reazione è stata durissima. La Federcalcio belga ha diffuso una nota ufficiale nella quale si dichiara “sbalordita” dalla scelta della Fifa

Secondo la federazione belga, infatti, il Codice Disciplinare prevede chiaramente che un’espulsione comporti la squalifica automatica per la gara successiva. Pur riconoscendo l’esistenza dell’articolo 27, i dirigenti belgi sostengono che la sua applicazione in questo contesto sia in contrasto con il principio di certezza delle regole e con le indicazioni fornite alle federazioni prima dell’inizio del torneo.

La RBFA ha inoltre lasciato intendere di valutare iniziative formali per tutelare l’equità della competizione, trasformando il caso Balogun in una vera battaglia giuridica e politica oltre che sportiva.

I precedenti: Ronaldo e Bellingham

La Fifa ha diversi precedenti di sanzioni sospese con la condizionale, ma nessuno identico a quello di Balogun. Il caso più noto riguarda Cristiano Ronaldo, espulso durante una gara di qualificazione mondiale contro l’Irlanda. In quell’occasione la squalifica fu ridotta da tre a una giornata, con le altre due sospese sotto condizione, consentendo al fuoriclasse portoghese di partecipare regolarmente alla fase finale del torneo.

Un altro esempio arriva dagli Europei del 2024, quando l’Uefa inflisse a Jude Bellingham una giornata di squalifica per un gesto giudicato offensivo dopo una partita contro la Slovacchia, sanzione poi sospesa con una condizionale di un anno.

Il caso Balogun, però, rappresenta un unicum perché riguarda la cancellazione temporanea di un turno automatico derivante direttamente da un’espulsione durante il Mondiale.

Pochettino sorride, Seattle attende

Dal punto di vista tecnico, la decisione rappresenta una grande notizia per Mauricio Pochettino. Balogun è uno degli uomini chiave della nazionale americana e in questo Mondiale ha già contribuito con tre gol e un assist, risultando tra i protagonisti della cavalcata degli Usa.

La sua presenza aumenta le ambizioni degli americani, chiamati ora a superare un Belgio esperto e ricco di talento, guidato da giocatori come Courtois, De Bruyne e Lukaku.

Ma al di là del risultato del campo, la vicenda Balogun rischia di lasciare un segno profondo sul torneo. Per alcuni la Fifa ha semplicemente applicato una norma esistente per correggere una sanzione considerata eccessiva; per altri si tratta di una pericolosa eccezione che potrebbe minare il principio di uguaglianza tra le nazionali. A Seattle, dunque, si giocherà una sfida che porta con sé polemiche, sospetti e interrogativi destinati ad accompagnare il Mondiale ben oltre il novantesimo minuto.

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