Montreal

Mondiali di ciclismo: assente Pogacar, vince McNulty (il suo gregario)

Splendida la formazione statunitense che, oltre al primo posto di McNulty, piazza Simmons al quarto e Jorgenson all’ottavo davanti a Ciccone

Lo statunitense Brandon McNulty taglia il traguardo ai Campionati del mondo di ciclismo su strada UCI a Montreal, in Canada, il 27 settembre 2026.   (EPA)

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Evidentemente è destino. Alla fine, anche lui se non c’è, di Tadej Pogacar bisogna comunque parlare. A vincere il Mondiale di Montreal, cui lo sloveno non ha partecipato per la brutta caduta alla Vuelta, è infatti un suo compagno di squadra, lo statunitense Brandon McNulty, che si laurea campione del mondo al termine di una corsa tanto spettacolare quanto folle, dove tutti i migliori si sono dati battaglia senza però mai sferrare l’affondo decisivo.

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In questa giostra al cardiopalma, l’unico a cogliere l’attimo è stato invece McNulty, bravo a prendere il volo con un’azione solitaria a 32 chilometri dal traguardo. L’americano, ottimo cronoman, detto anche “l’uomo del deserto” perché nato 28 anni fa a Phoenix in Arizona, è arrivato da solo precedendo di 13 secondi l’australiano Michael Matthews e l’olandese Van Der Poel, tra i più combattivi nel finale. Migliore tra i nostri, l’abruzzese Giulio Ciccone, nono al traguardo ma sempre nelle prime posizioni con il gruppo dei big.

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Tra gli sconfitti, oltre allo stesso Van Der Poel, autore di troppe fughe (una addirittura a 100 km dal traguardo) che gli hanno tolto energie nel finale, vanno annoverati soprattutto i belgi, alla partenza con Evenepoel considerati favoriti dopo il forfait di Pogacar.

Niente da fare. Per Evenepoel, già iridato nella cronometro, la corsa si è messa subito male. Più volte, forse per crampi o per qualche altro disturbo fisico, ha perso terreno riuscendo poi a recuperare con gran fatica le prime posizioni. Si è piazzato dodicesimo, comunque una prova deludente. “Non è stata una buona giornata”, ha commentato il belga. “Speravo di venire fuori alla distanza ma il percorso, molto selettivo, non me l’ha permesso”.

Prova opaca anche quella del francese Paul Seixas, molto accreditato alla vigilia, ma arrivato stremato al traguardo (15°). Meglio Del Toro (quinto) quasi sempre in attacco.

Splendida la formazione statunitense che, oltre al primo posto di McNulty, piazza Simmons al quarto e Jorgenson all’ottavo davanti a Ciccone. Una prova corale di grande efficacia. Bravissimo il nuovo campione del mondo ma decisivi nella copertura anche i suoi due compagni.

Una vita da mediano quella di McNulty: pur considerato un ottimo passista, ha sempre svolto ruoli da gregario. Fra i suoi migliori risultati, una vittoria al Giro di Polonia (2025), una tappa al Giro d’Italia (2023) e una alla Vuelta nel 2024. Compagno di Pogacar alla Emirates sarà ora interessante vedere se, con la maglia di campione del mondo, continuerà a fare da gregario allo sloveno, vincitore nel 2026 del Tour de France e di tutte le classiche tranne la Roubaix.

Problemi di abbondanza che certo non faranno perdere il sonno ai dirigenti della Emirates. Ricordiamo che McNulty è il primo americano a indossare la maglia dopo 33 anni dal successo di Lance Armstrong. In precedenza altre due volte Greg Lemond (1983 e 1989).

La squadra italiana? Meglio del solito. Ciccone fino all’ultimo è stato a portata di podio. Bene anche Scaroni (18°) e Piganzoli (20°). Comunque, da questi Mondiali, non usciamo male. Il bilancio è infatti di cinque medaglie, tra cui un oro (la crono staffetta mista a squadre), tre argenti e un bronzo. Se quella più significativa è stata la staffetta d’oro (con Filippo Ganna sempre presente), da ricordare anche il bronzo di Elisa Longo Borghini nella prova su strada femminile. Meno scintillante, nella cronometro individuale, l’argento di Ganna, nettamente battuto da Evenepoel.

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