Anversa

Monster Chetwynd trasforma il Middelheim Museum in una “macchina per fare amicizia”

Fino all’11 ottobre l’artista trasforma il parco di sculture in un laboratorio di relazioni, cura per l’ospedale ZAS e immaginazione collettiva

«Tears», 2021 - Monster Chetwynd, «A Friends Making Machine», exhibition view Courtesy the artist and Middelheim Museum, Antwerp; photograph Tom Cornille

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Può una scultura trasformarsi in una “macchina per fare amicizia”?
È la sfida che pone Monster Chetwynd con la mostra «A Friends Making Machine», visitabile fino all’11 ottobre presso il parco del Middelheim Museum di Anversa. Trasforma così il primo parco di scultura pubblico d’Europa in un laboratorio di relazioni, cura e immaginazione collettiva.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’artista britannica, candidata al Turner Prize e rappresentata dalla galleria londinese Sadie Coles HQ, firma la sua prima grande mostra personale concepita per uno spazio aperto. Sul mercato le sue opere presentano un range di prezzo molto ampio, da circa mille euro per lavori ed edizioni minori fino a oltre 100 mila euro per installazioni e opere di maggiore complessità.

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La mostra nasce da una collaborazione con l’ospedale ZAS-Middelheim, il reparto di psichiatria infantile UKJA e l’Università di Anversa. Al centro del progetto c’è una nuova commissione permanente: un monumentale portale in pietra blu belga che collega fisicamente e simbolicamente il museo alle comunità circostanti, offrendo soprattutto un accesso diretto per i pazienti dell’ospedale.

«Salamander Portal», 2026 - Monster Chetwynd, «A Friends Making Machine», exhibition view

È proprio da qui che deriva il titolo «A Friends Making Machine». Nelle parole della direttrice Sara Weyns il portale diventa “strumento capace di mettere in relazione il museo, l’ospedale, i pazienti e i visitatori”. Il concetto ha anche un significato più personale: Monster lavora da anni con una costellazione di amici, familiari, artisti e performer che partecipano alla costruzione delle sue performance. Per l’artista, infatti, la creazione collettiva conta più del risultato finale.

La mostra è articolata su tre livelli: il nuovo ingresso permanente, grandi installazioni disseminate nel parco e un programma di performance che coinvolge una compagnia di 27 persone. Un approccio che rispecchia una pratica ibrida intrecciando teatro, scultura, cinema e arte relazionale.

«Hellmouth 5», 2025 - Monster Chetwynd,« A Friends Making Machine», exhibition view

Un mondo fantastico e reale

L’universo visivo di Chetwynd è popolato da falene, pipistrelli, talpe e salamandre. Creature che suscitano spesso nell’essere umano una gamma di reazioni controverse — dal timore al disgusto —, ma essenziali per l’equilibrio degli ecosistemi. Attraverso questi animali l’artista invita a riflettere su chi viene considerato “diverso”, promuovendo una maggiore attenzione verso ciò che normalmente resta ai margini dello sguardo.

Tra le opere più suggestive spicca una gigantesca panchina a forma di occhio, ispirata a un celebre gioiello surrealista di Salvador Dalí. All’interno dell’installazione compaiono gli Zorbs, grandi sfere trasparenti che rappresentano lacrime e che possono essere “attivate” dal pubblico — invitato a togliere le scarpe e a inserirsi al loro interno —, trasformando la scultura in un’esperienza ludica e partecipativa. Il tema del passaggio ritorna anche in «Hellmouth» e negli altri portali presenti nel percorso espositivo, soglie simboliche tra realtà e finzione, teatro e vita quotidiana. Spiccano riferimenti ai mostri lapidei di Bomarzo, alla porta romana della Biblioteca Hertziana e all’attore-ballerino italiano Rudolf Valentino. Inoltre, Monster Chetwynd ha creato delle sdraio personalizzate per fare in modo che il parco rievochi l’idea conviviale dei dipinti di Antoine Watteau.

Chetwynd utilizza materiali poveri come carta, cartone, tessuto e cartapesta, gli stessi impiegati dai gruppi carnevaleschi e dai Caravalsverenigingen fiamminghi per la costruzione dei carri allegorici. Una scelta che rivendica il valore della creatività collettiva e mette in discussione l’idea che la scultura pubblica debba necessariamente affidarsi a materiali nobili come marmo o bronzo.

Particolarmente significativo è il progetto sviluppato pensando ai bambini ricoverati presso l’ospedale. Attraverso una performance dedicata alle salamandre – animali capaci di rigenerare arti e tessuti – l’artista affronta i temi della guarigione, della resilienza e della trasformazione. La salamandra diventa così metafora della possibilità di ricostruirsi e reinventarsi.

Monster Chetwynd, «A Friends Making Machine», exhibition view

Il museo e i suoi amici

La mostra conferma il ruolo del Middelheim Museum come uno dei più dinamici centri europei per la scultura contemporanea. Fondato nel 1950 e visitato ogni anno da circa 600 mila persone, il museo utilizza sempre più spesso l’arte come strumento di benessere sociale e inclusione. Come spiega la direttrice Weyns il Middelheim si sostiene attraverso un modello misto che combina finanziamenti pubblici della Città di Anversa e del Governo fiammingo con il contributo dei privati. Middelheim Promotors, associazione di mecenati nata nel 1965 che riunisce ogni anno tra i 15 e i 20 sponsor — tra cui BNP Paribas Fortis, EY e Deloitte. —, ha l’obiettivo di finanziare l’acquisizione di un’opera ogni anno e mette a disposizione 200 mila euro. In totale, se si considerano i fondi pubblici, il museo ha a disposizione la cifra di 400 mila euro per l’ampliamento annuale della sua collezione. Ma quanto costa la messa a punto di un’esposizione nel Parco? Varia solitamente da 200 mila a 400 mila euro, a seconda dei materiali delle opere, dei costi di trasporto e di altri fattori. A Friends Making Machine risulta, infine, un esperimento riuscito su come cultura, natura e relazioni umane possano contribuire a costruire nuove forme di comunità, superando i pregiudizi.

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