Monster Chetwynd trasforma il Middelheim Museum in una “macchina per fare amicizia”
Fino all’11 ottobre l’artista trasforma il parco di sculture in un laboratorio di relazioni, cura per l’ospedale ZAS e immaginazione collettiva
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Può una scultura trasformarsi in una “macchina per fare amicizia”?
È la sfida che pone Monster Chetwynd con la mostra «A Friends Making Machine», visitabile fino all’11 ottobre presso il parco del Middelheim Museum di Anversa. Trasforma così il primo parco di scultura pubblico d’Europa in un laboratorio di relazioni, cura e immaginazione collettiva.
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L’artista britannica, candidata al Turner Prize e rappresentata dalla galleria londinese Sadie Coles HQ, firma la sua prima grande mostra personale concepita per uno spazio aperto. Sul mercato le sue opere presentano un range di prezzo molto ampio, da circa mille euro per lavori ed edizioni minori fino a oltre 100 mila euro per installazioni e opere di maggiore complessità.
La mostra nasce da una collaborazione con l’ospedale ZAS-Middelheim, il reparto di psichiatria infantile UKJA e l’Università di Anversa. Al centro del progetto c’è una nuova commissione permanente: un monumentale portale in pietra blu belga che collega fisicamente e simbolicamente il museo alle comunità circostanti, offrendo soprattutto un accesso diretto per i pazienti dell’ospedale.
È proprio da qui che deriva il titolo «A Friends Making Machine». Nelle parole della direttrice Sara Weyns il portale diventa “strumento capace di mettere in relazione il museo, l’ospedale, i pazienti e i visitatori”. Il concetto ha anche un significato più personale: Monster lavora da anni con una costellazione di amici, familiari, artisti e performer che partecipano alla costruzione delle sue performance. Per l’artista, infatti, la creazione collettiva conta più del risultato finale.
La mostra è articolata su tre livelli: il nuovo ingresso permanente, grandi installazioni disseminate nel parco e un programma di performance che coinvolge una compagnia di 27 persone. Un approccio che rispecchia una pratica ibrida intrecciando teatro, scultura, cinema e arte relazionale.










