Morad (Google Research): con AI Quests gli studenti imparano come funziona l’intelligenza artificiale
Secondo la ricercatrice l’obiettivo è dimostrare che l’Ai non è una scatola nera, ma uno strumento progettato dall’uomo.
di Luca Tremolada
5' di lettura
5' di lettura
Secondo Google l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale non dovrebbe iniziare dall’uso dei chatbot ma dalla comprensione di come funziona un sistema AI. È da questa idea che nasce AI Quests, un progetto educativo sviluppato da Google Research insieme allo Stanford Accelerator for Learning e presentato in Italia per studenti tra gli 11 e i 14 anni.
L’obiettivo è trasformare l’apprendimento dell’intelligenza artificiale in un’esperienza interattiva. Gli studenti entrano in un videogioco educativo e assumono il ruolo di ricercatori chiamati a risolvere problemi concreti utilizzando dati, modelli e simulazioni. Non si limitano a “parlare” con un assistente AI: devono raccogliere informazioni, verificare la qualità dei dataset, addestrare modelli e testarne i risultati. Il sistema è costruito per mostrare che l’AI non è magia statistica ma una sequenza di decisioni, errori e verifiche.
La prima esperienza disponibile si chiama “Fiera Fluviale” ed è ispirata ai sistemi di previsione delle alluvioni sviluppati da Google. Nel gioco gli studenti analizzano dati su piogge e flussi dei fiumi per costruire un modello capace di anticipare le inondazioni. È una versione semplificata di uno dei grandi problemi dell’AI applicata al clima: trasformare enormi quantità di dati ambientali in sistemi di allerta rapida.
La seconda quest, “Canyon Crepuscolo”, prende invece spunto dalle ricerche di Google sulla retinopatia diabetica, una malattia che può portare alla cecità. Qui il tema diventa l’uso dell’intelligenza artificiale nella salute e nell’analisi delle immagini mediche. Nei prossimi mesi arriverà anche “Studio Sbellicoso”, un percorso dedicato alla connectomics, cioè la mappatura delle connessioni del cervello umano.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è che il sistema non prova soltanto a insegnare come usare l’AI ma anche come dubitare dell’AI. Gli studenti possono commettere errori, utilizzare dataset incompleti o prendere decisioni sbagliate e vedere come questi problemi influenzino i risultati finali. È un approccio che riflette un cambiamento più ampio nel dibattito educativo: l’alfabetizzazione AI non viene più presentata come semplice utilizzo di strumenti generativi ma come comprensione dei limiti, dei bias e della qualità dei dati.






