Credito

Mps risponde a Consob: le nostre offerte «a sconto» se calcolate prima dell’Opas Intesa

Siena dopo le richieste dell’Authority: «Le Ops su BancoBpm e Banca Generali avanti anche se l’Opas avrà successo»

La sede di Mps, a Rocca Salimbeni, Siena EPA

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Le offerte di Monte dei Paschi su Banco Bpm e Banca Generali? Sarebbero “a sconto”, e non a premio, rispetto ai valori di Borsa se misurate prima dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps, che ha incorporato un premio del 12,5%, spingendo di riflesso al rialzo il titolo senese. È ciò che emerge dalle informazioni integrative diffuse da Mps su richiesta della Consob, che consentono di depurare almeno in parte il valore delle due Ops dall’effetto dell’offerta di Intesa. Nel contempo, tuttavia, Siena ribadisce che le operazioni andrebbero avanti anche nello scenario in cui Intesa dovesse assumere il controllo della banca e dettaglia il razionale industriale e le sinergie attese dalle due aggregazioni.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lo sconto prima dell’effetto Intesa

La banca, su richiesta Consob, prende come riferimento le quotazioni del 5 giugno, ultimo giorno prima dell’annuncio dell’Opas di Intesa. Rispetto ai quei valori, chiarisce la banca, l’offerta Mps su Banco Bpm sarebbe stata a sconto dell’8,1% rispetto al valore di Piazza Meda, mentre quella su Banca Generali sarebbe risultata inferiore del 3,2% alle quotazioni di mercato. Il quadro non cambia allargando l’orizzonte. Sui prezzi medi ponderati di Mps a distanza a uno, tre, sei e dodici mesi precedenti il 5 giugno, lo sconto su Banco Bpm oscilla fra il 5,7% e il 10,4% e quello su Banca Generali fra l’1,6% e il 7,9%. Di fatto, segnala in sostanza la banca senese, al netto della rivalutazione del titolo Mps innescata dall’offerta di Intesa, i concambi offerti non riconoscono un premio rispetto alle quotazioni di mercato di Banco Bpm e Banca Generali.

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«Le Ops vanno avanti anche se Intesa realizza l’Opas»

Mps inoltre interviene su un aspetto delicato nell’intreccio che sovrappone di fatto le tre offerte sul mercato. E afferma che le Ops su Banco Bpm e Banca Generali hanno carattere irrevocabile e non sono subordinate al fallimento dell’Opas di Intesa. «Il perfezionamento dell’Offerta di Intesa Sanpaolo e il conseguente eventuale mutamento del controllo di Mps non determinerebbero, di per sé, la decadenza, l’inefficacia o la facoltà di revoca delle offerte promosse da Mps», dice la banca nella nota diffusa. Sulle offerte resterebbero ferme le condizioni di efficacia previste e le relative facoltà di rinuncia.

Le sinergie attese

Infine, la banca guidata da Luigi Lovaglio interviene sul tema del progetto industriale e sulle sinergie. Sul Banco, rivendica la continuità con il progetto di aggregazione discusso prima dell’offensiva di Intesa, con la creazione di un gruppo da 448 miliardi di attivi, 243 miliardi di crediti, una raccolta diretta da 299 miliardi e masse per 693 miliardi. Nella eventuale fusione non sarebbero previste chiusure di filiali, dice Mps, al netto di indicazioni Antitrust.

Dall’integrazione con piazza Meda emergerebbero sinergie a regime per circa 1,4 miliardi lordi annui, di cui un miliardo lato costi (soprattutto attraverso l’integrazione delle strutture centrali e delle piattaforme tecnologiche) e 400 milioni dai ricavi, grazie al cross-selling. Previsit oneri una tantum per circa 1,5 miliardi.

Più contenuti i numeri di Banca Generali: circa 400 milioni di sinergie annue a regime dal 2029, equamente divise fra costi e benefici da ricavi e funding, a fronte di 400 milioni di costi di integrazione. Nel complesso, dunque, le due operazioni promettono fino a 1,8 miliardi di benefici ricorrenti annui, contro 1,9 miliardi di oneri una tantum.

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