Investimenti

Musica, accelera l’M&A con cataloghi e royalty come asset difensivi

Fondi di private equity, major discografiche e fondi sovrani si contendono i diritti musicali in un mercato in forte consolidamento

di Monica D’Ascenzo

Mariah Carey, Bad Bunny e , Shakira Ipp

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Il mercato globale dei diritti musicali e dell’intrattenimento ha registrato una nuova accelerazione per le operazioni di fusione e acquisizione, in un contesto di crescente interesse da parte degli investitori per il comparto grazie alle sue caratteristiche strutturali di flussi di cassa costanti. L’ultima operazione in ordine di tempo è quella che ha visto la chiusura di un round Serie B per The Black Label, che ha raccolto circa 120 miliardi di won (circa 80 milioni di dollari) con una valutazione pari a circa 1.000 miliardi di won (circa 660 milioni di dollari). L’operazione dello studio sudcoreano dietro la colonna sonora della serie Netflix KPop Demon Hunters di Netflix, ha visto la partecipazione di importanti attori globali dell’industria tecnologica e dell’intrattenimento: dalla divisione musicale di Tencent Holdings e Tencent Music Entertainment Group alla società sudcoreana di videogiochi Krafton, oltre a investitori già presenti nel capitale, tra cui Saehan Ventures.

Sony–GIC conquistano Recognition Music

Tra le operazioni più rilevanti figura l’uscita di Blackstone da un portafoglio di circa 45mila brani con la cessione di Recognition Music Group a una joint venture tra Sony Group e il fondo sovrano di Singapore GIC per circa 4 miliardi di dollari. Il catalogo include opere di artisti come Beyoncé, Lady Gaga, Rihanna, Shakira, Mariah Carey, oltre a repertori storici di Leonard Cohen, Fleetwood Mac, Bon Jovi e Red Hot Chili Peppers, confermando la natura cross-generational dell’asset.

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Il deal rientra nella strategia più ampia di Sony, già attiva nel consolidamento dei diritti musicali attraverso la divisione Sony Music Publishing e con precedenti acquisizioni come quella di Hipgnosis Songs Group nel 2025, che si sommano alla partnership con GIC per investimenti in cataloghi premium. E proprio la partnership con GIC consente inoltre di distribuire l’impegno finanziario dell’operazione, un aspetto rilevante considerando che Sony ha già previsto 500mila milioni di yen di riacquisti di azioni proprie e una politica di dividendi in aumento.

L’interesse dei private equity

Ad aprile Pershing Square Capital, il veicolo di investimento guidato da Bill Ackman, ha annunciato la presentazione di un’offerta per l’acquisizione di Universal Music Group, valutando il colosso discografico a oltre 63,48 miliardi di dollari. L’operazione riguarderebbe uno degli asset più centrali e influenti dell’intero panorama musicale globale, titolare dei cataloghi di artisti di primo piano come Taylor Swift e Bad Bunny, e riflette un’impostazione strategica finalizzata a potenziare in modo strutturale la crescita e il valore complessivo dell’etichetta, preparando il terreno per una possibile quotazione sui mercati azionari degli Stati Uniti. L’iniziativa rappresenterebbe una delle più rilevanti operazioni mai proposte nel settore musicale globale ed è un esempio della crescente finanziarizzazione dell’industria dei contenuti e dell’interesse degli investitori istituzionali verso asset basati su royalty e diritti d’autore, sempre più considerati strumenti capaci di generare flussi di cassa stabili e prevedibili nel lungo periodo.

Per un private equity che entra nel settore, ce n’è un altro che fa cassa. Francisco Partners ha siglato la cessione di Kobalt Music Group, società di gestione dei diritti e di editoria musicale. Fondata nel 2000 dal ceo Willard Ahdritz, a Primary Wave, società di editoria musicale e gestione dei talent fondata nel gennaio 2006 dal dirigente musicale Lawrence Mestel. L’operazione potrebbe valutare la società oltre 1,5 miliardi di dollari, circa il doppio rispetto al valore di acquisizionedel 2022 da parte del fondo di private equity. Il nuovo gruppo arriverebbe a gestire oltre 7 miliardi di dollari di asset.

L’espansione dei cataloghi

Nel segmento sempre più competitivo dei cataloghi musicali, HarbourView Equity Partners ha rafforzato ulteriormente la propria strategia di consolidamento degli asset intellettuali acquisendo i diritti dell’artista Stefflon Don, includendo l’intero repertorio pubblicato prima del 2024. L’operazione, stimata attorno agli 8 milioni di dollari, rientra in un più ampio programma di acquisizioni che ha portato la società a superare quota 70 cataloghi in portafoglio, confermando un approccio industriale basato sull’accumulazione scalabile di diritti musicali ad alto potenziale di monetizzazione.

Il gruppo, che già gestisce asset riconducibili a artisti come Kelly Clarkson, T-Pain e Wiz Khalifa, ha costruito un portafoglio complessivo che raggiunge circa 3,88 miliardi di dollari di asset under management, posizionandosi tra gli operatori più rilevanti nel mercato globale dei diritti musicali. Il modello di business si fonda su una gestione attiva dei cataloghi, che non si limita alla semplice detenzione dei master, ma include strategie di licensing avanzato, sfruttamento delle sincronizzazioni con cinema, televisione e pubblicità, oltre a un’ottimizzazione continua delle revenue stream derivanti dallo streaming e dall’utilizzo secondario delle opere. In questo contesto, l’acquisizione del catalogo di Stefflon Don rappresenta non solo un’operazione finanziaria mirata alla generazione di rendimenti stabili nel tempo, ma anche un tassello strategico nella costruzione di un portafoglio diversificato e globalmente esposto ai trend di consumo della musica digitale.

Il modello Pophouse

Sul fronte della trasformazione del modello di business, Pophouse Entertainment ha chiuso il proprio primo fondo a circa 1 miliardo di euro (1,2 miliardi di dollari), raggiungendo il target massimo di raccolta. La società, co-fondata da Björn Ulvaeus degli ABBA, crea, acquisisce e sviluppa marchi in vari settori correlati, come musica, podcasting, spettacoli teatrali e videogiochi e sta ampliando il modello di monetizzazione dei diritti musicali oltre le royalty tradizionali.

Tra i progetti figurano ABBA Voyage, basato su avatar digitali e performance immersive, e lo sviluppo di esperienze legate al catalogo di Tina Turner, di cui Pophouse detiene interessi musicali di maggioranza. I ricavi della società svedese che derivano dai cataloghi già oggi includono non solo streaming e licensing, ma anche performance digitali, cinema e merchandising.

Le mosse di Warner Bros. Discovery

Nel segmento delle colonne sonore, Cutting Edge Group ha rafforzato in modo significativo la propria posizione nel mercato attraverso la costituzione di una joint venture con Warner Bros. Discovery, operazione del gennaio 2025 che assegna alla partnership una valorizzazione superiore al miliardo di dollari e che include la gestione di un patrimonio musicale che copre quasi un secolo di produzione per cinema e televisione. Il perimetro dell’accordo comprende alcune delle musiche più iconiche della cultura pop contemporanea, dal celebre tema della serie Friends fino alle colonne sonore della saga di Harry Potter e la Pietra filosofale, evidenziando la crescente importanza strategica dei cataloghi audiovisivi nel mercato dei diritti musicali.

Secondo Tim Hegarty, responsabile M&A della società, il modello di consumo legato allo streaming video si configura sempre più come una forma di intrattenimento a basso costo per ora fruita, caratteristica che ne rafforza la resilienza anche in scenari macroeconomici deboli, contribuendo a rendere le piattaforme digitali assimilabili, di fatto, a servizi di natura quasi essenziale per i consumatori. In questo contesto, l’evoluzione strutturale dei consumi on demand sta inoltre accelerando un processo di selezione più rigoroso dei contenuti, con una progressiva concentrazione dei flussi di valore sui titoli premium e super-premium, mentre i cataloghi meno performanti tendono a perdere rilevanza economica, alimentando una polarizzazione sempre più marcata nella distribuzione delle royalty e nei ritorni degli asset musicali e audiovisivi.

Nel luglio dello scorso anno, poi, Warner Music Group e Bain Capital hanno annunciato il lancio di una joint venture strategica finalizzata all’acquisizione di cataloghi musicali iconici per un valore potenziale complessivo fino a 1,2 miliardi di dollari, includendo asset sia nel segmento della musica registrata sia in quello dell’editoria musicale. L’operazione nasce sulla base di un impegno paritetico di capitale tra le due società e si propone di rafforzare il posizionamento congiunto nel mercato globale dei diritti musicali, un settore in forte espansione trainato dalla crescente centralità delle piattaforme di streaming e dalla rivalutazione degli asset legati alle royalty.

Finanziarizzazione della musica

Il quadro complessivo evidenzia nell’ultimo paio d’anni una indubbia e progressiva finanziarizzazione del settore musicale e dell’intrattenimento, con cataloghi e diritti sempre più assimilati ad asset infrastrutturali a lungo termine. La presenza simultanea di major (Sony), fondi (Blackstone, Francisco Partners), hedge fund (Pershing Square), capitali sovrani (GIC), operatori tecnologici (Tencent Music) e gaming company (Krafton) evidenzia una convergenza crescente tra musica, gaming, streaming video e contenuti audiovisivi.

John Chapman, manager del family office azionista di Chord Music Partners, ha recentemente sottolineato in un’intervista a Music Business Worldwide la crescente liquidità proveniente dal comparto assicurativo stia spingendo valutazioni, operazioni e strutture di finanziamento verso nuovi massimi storici. Secondo Chapman, il settore non è più sostenuto soltanto da investitori tradizionali di private equity, ma da una platea sempre più ampia di istituzioni finanziarie orientate al lungo termine. Un cambiamento che, a suo giudizio, sta ridisegnando le fondamenta stesse dell’industria dei diritti musicali. «Pochi comprendono quanta liquidità proveniente dalle assicurazioni stia arrivando verso questo settore», ha affermato Chapman, secondo il quale il punto centrale è l’evoluzione del mercato delle cartolarizzazioni (ABS) legate alle royalty musicali, che stanno diventando uno strumento sempre più sofisticato per attrarre capitale istituzionale. Chord Music Partners ha già sperimentato questo modello nel 2022 ha collocato un’operazione da 730 milioni di dollari, mentre nel 2025 è tornata sul mercato con un’emissione da 500 milioni, ottenendo uno spread record di 160 punti base e un rating “A” da Kroll e S&P Global Ratings.

Per Chapman, il vero cambiamento non è solo quantitativo ma qualitativo: gli investitori assicurativi stanno iniziando a comprendere i cataloghi musicali come asset “difensivi”. In questo contesto, i cataloghi musicali di artisti come Beyoncé, Rihanna, Lady Gaga, Mariah Carey, Shakira, Leonard Cohen, Fleetwood Mac e Bon Jovi assumono sempre più il ruolo di asset finanziari globali, caratterizzati da flussi di cassa ricorrenti e da una domanda strutturale sostenuta dalle piattaforme digitali.

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