Musica, accelera l’M&A con cataloghi e royalty come asset difensivi
Fondi di private equity, major discografiche e fondi sovrani si contendono i diritti musicali in un mercato in forte consolidamento
di Monica D’Ascenzo
6' di lettura
I punti chiave
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Il mercato globale dei diritti musicali e dell’intrattenimento ha registrato una nuova accelerazione per le operazioni di fusione e acquisizione, in un contesto di crescente interesse da parte degli investitori per il comparto grazie alle sue caratteristiche strutturali di flussi di cassa costanti. L’ultima operazione in ordine di tempo è quella che ha visto la chiusura di un round Serie B per The Black Label, che ha raccolto circa 120 miliardi di won (circa 80 milioni di dollari) con una valutazione pari a circa 1.000 miliardi di won (circa 660 milioni di dollari). L’operazione dello studio sudcoreano dietro la colonna sonora della serie Netflix KPop Demon Hunters di Netflix, ha visto la partecipazione di importanti attori globali dell’industria tecnologica e dell’intrattenimento: dalla divisione musicale di Tencent Holdings e Tencent Music Entertainment Group alla società sudcoreana di videogiochi Krafton, oltre a investitori già presenti nel capitale, tra cui Saehan Ventures.
Sony–GIC conquistano Recognition Music
Tra le operazioni più rilevanti figura l’uscita di Blackstone da un portafoglio di circa 45mila brani con la cessione di Recognition Music Group a una joint venture tra Sony Group e il fondo sovrano di Singapore GIC per circa 4 miliardi di dollari. Il catalogo include opere di artisti come Beyoncé, Lady Gaga, Rihanna, Shakira, Mariah Carey, oltre a repertori storici di Leonard Cohen, Fleetwood Mac, Bon Jovi e Red Hot Chili Peppers, confermando la natura cross-generational dell’asset.
Il deal rientra nella strategia più ampia di Sony, già attiva nel consolidamento dei diritti musicali attraverso la divisione Sony Music Publishing e con precedenti acquisizioni come quella di Hipgnosis Songs Group nel 2025, che si sommano alla partnership con GIC per investimenti in cataloghi premium. E proprio la partnership con GIC consente inoltre di distribuire l’impegno finanziario dell’operazione, un aspetto rilevante considerando che Sony ha già previsto 500mila milioni di yen di riacquisti di azioni proprie e una politica di dividendi in aumento.
L’interesse dei private equity
Ad aprile Pershing Square Capital, il veicolo di investimento guidato da Bill Ackman, ha annunciato la presentazione di un’offerta per l’acquisizione di Universal Music Group, valutando il colosso discografico a oltre 63,48 miliardi di dollari. L’operazione riguarderebbe uno degli asset più centrali e influenti dell’intero panorama musicale globale, titolare dei cataloghi di artisti di primo piano come Taylor Swift e Bad Bunny, e riflette un’impostazione strategica finalizzata a potenziare in modo strutturale la crescita e il valore complessivo dell’etichetta, preparando il terreno per una possibile quotazione sui mercati azionari degli Stati Uniti. L’iniziativa rappresenterebbe una delle più rilevanti operazioni mai proposte nel settore musicale globale ed è un esempio della crescente finanziarizzazione dell’industria dei contenuti e dell’interesse degli investitori istituzionali verso asset basati su royalty e diritti d’autore, sempre più considerati strumenti capaci di generare flussi di cassa stabili e prevedibili nel lungo periodo.
Per un private equity che entra nel settore, ce n’è un altro che fa cassa. Francisco Partners ha siglato la cessione di Kobalt Music Group, società di gestione dei diritti e di editoria musicale. Fondata nel 2000 dal ceo Willard Ahdritz, a Primary Wave, società di editoria musicale e gestione dei talent fondata nel gennaio 2006 dal dirigente musicale Lawrence Mestel. L’operazione potrebbe valutare la società oltre 1,5 miliardi di dollari, circa il doppio rispetto al valore di acquisizionedel 2022 da parte del fondo di private equity. Il nuovo gruppo arriverebbe a gestire oltre 7 miliardi di dollari di asset.
