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Mutilazioni genitali femminili in Europa: numeri, leggi e sfide

Nonostante leggi severe, le condanne restano rare e la rilevazione dei casi è complessa

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Patricia Devlin (The Journal Investigates, Irlanda) e Ann Wiener (Der Standard, Austria)

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3' di lettura

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Le mutilazioni genitali femminili (FGM) rappresentano una violazione dei diritti umani che continua a colpire centinaia di migliaia di donne e ragazze in Europa. La pratica, diffusa in alcune regioni dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, è arrivata nel continente soprattutto attraverso i flussi migratori degli ultimi decenni. La crescente presenza di comunità originarie da Paesi in cui l’FGM è praticata ha portato a una maggiore attenzione istituzionale, ma anche a sfide significative per quanto riguarda rilevamento, prevenzione, protezione delle vittime e punizione dei responsabili.

Secondo stime dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), circa 600 mila donne e ragazze vivono in Europa con le conseguenze delle FGM, mentre altre 190 mila sono considerate a rischio. La diffusione della pratica è eterogenea: Paesi come Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Austria e Irlanda registrano il numero più alto di donne e ragazze colpite, principalmente tra le comunità migranti provenienti da Africa, Medio Oriente e Asia.

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Irlanda: sfide nella rilevazione e nella giustizia

In Irlanda, AkiDwA stima che quasi 6 mila donne e ragazze siano colpite da FGM, con casi rilevati soprattutto tra comunità provenienti dall’Africa sub-sahariana. Sebbene esista una legislazione severa, le condanne restano rare. La prima condanna nel Paese è stata emessa nel 2020, ma le sentenze congiunte furono successivamente annullate, sollevando dubbi sulla capacità del sistema giudiziario di proteggere le vittime e punire i responsabili.

Il rilevamento dei casi è complesso: molte vittime non denunciano per paura, stigmatizzazione o mancanza di consapevolezza, e le statistiche ufficiali sono limitate. Gli operatori sanitari e sociali hanno ruoli chiave nel monitoraggio, ma richiedono formazione specifica. L’Irlanda offre programmi di supporto come centri specializzati per donne e ragazze a rischio e campagne di sensibilizzazione rivolte alle comunità. Tuttavia, la prevenzione rimane frammentaria e le risorse disponibili non sempre sufficienti.

Italia: una realtà sommersa

In Italia, si stima che oltre 87 mila donne vivano con le conseguenze delle MGF, tra cui circa 7 mila sono minorenni. Queste cifre emergono da studi condotti da istituzioni come l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. La maggior parte delle donne colpite proviene da Paesi africani come Nigeria, Somalia, Eritrea e Etiopia. Nonostante la presenza di leggi che vietano la pratica, la rilevazione dei casi è complessa, e le condanne sono rare. Le iniziative di sensibilizzazione e formazione per gli operatori sanitari sono in corso, ma rimangono insufficienti per affrontare adeguatamente il fenomeno.

Austria: leggi severe e centri di supporto

In Austria vivono circa 11 mila donne e ragazze provenienti da Paesi dove l’FGM è praticata, con 735-1.083 ragazze a rischio tra i 0 e i 18 anni, principalmente egiziane e somale, ma anche etiopi, guineane, irachene, nigeriane e sudanesi. La legge austriaca vieta la FGM e prevede pene fino a 10 anni di carcere, anche se la mutilazione è commessa all’estero. Professionisti sanitari e operatori che sospettano casi devono segnalare l’evento, sebbene siano previste eccezioni per tutelare la relazione di fiducia o l’interesse superiore del minore.

Il Paese dispone di diversi centri di consulenza, tra cui il FGM Coordination Center presso il FEM South Women’s Health Center, i centri Orient Express e Bright Future a Vienna e la Desert Flower Foundation. Queste strutture offrono assistenza psicologica, legale e sociale, formazione di peer educator e collaborano con ospedali e servizi sanitari, sebbene non esistano statistiche pubbliche su segnalazioni o condanne.

Francia: casi stimati e piani regionali

In Francia, il ministero per l’Uguaglianza tra i sessi segnala che 139 mila donne hanno subito mutilazioni sessuali, mentre 28.521 ragazze sono attualmente a rischio, di cui oltre 7 mila nella sola Île-de-France. La legge francese punisce l’FGM anche se commessa all’estero, con pene fino a 20 anni di carcere se il responsabile è un genitore o esercita autorità sul minore. Il “plan francilien de lutte contre les mutilations sexuelles féminines” del 2025 mira a rafforzare prevenzione, protezione e supporto per le vittime, con strutture dedicate come l’unità multidisciplinare dell’ospedale di Montreuil (Seine-Saint-Denis).

Sfide comuni

In tutta Europa, le principali difficoltà restano la rilevazione precoce, la formazione dei professionisti, la scarsità di dati ufficiali e la complessità delle procedure penali. Nonostante le leggi severe, le condanne effettive sono rare, e l’accesso a supporto psicologico, medico e legale dipende dalla presenza di centri specializzati locali. La prevenzione si concentra sulla sensibilizzazione delle comunità e sulla formazione degli operatori, ma il numero di ragazze a rischio resta elevato, e la protezione delle vittime richiede risorse costanti e politiche coordinate a livello nazionale ed europeo.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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