Nasce il network integrato della formazione Italia-Africa
Fondazione Centro Studi Enel riunisce le maggiori Università Italiane: avviata mappatura dei primi 250 progetti nell’ambito del Piano Mattei
di 24Ore NextMed
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Nasce la prima mappatura per la cooperazione accademica nell’ambito del Piano Mattei. I rettori dei principali atenei italiani si sono riuniti la scorsa settimana a Palazzo Montecitorio, impegnati in un dialogo sul futuro della cooperazione nel contesto della transizione energetica. L’obiettivo è dare vita a una piattaforma stabile di cooperazione tra i due continenti, capace di integrare ricerca, formazione e sviluppo delle competenze sulla transizione energetica. L’evento, «Italia-Africa: Collaborazione e sviluppo di competenze e capacità locali» - promosso da Fondazione Centro Studi Enel - ha riunito al tavolo anche i rappresentanti delle istituzioni, parlamentari, e partner accademici africani. Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali del presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, e l’endorsement al progetto del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini sul ruolo della formazione come vera infrastruttura dello sviluppo sostenibile e un saluto di Federico Mollicone, presidente Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Camera dei Deputati. «Lo sviluppo del capitale umano è la condizione perché ogni intervento produca risultati duraturi e diffusi. La forza del Piano Mattei risiede proprio in questo: un metodo integrato che unisce ascolto, formazione, capacità regolatoria, sviluppo industriale e cooperazione allo sviluppo dentro un’unica strategia nazionale, capace di mettere a sistema competenze diverse e orientarle verso obiettivi comuni», ha dichiarato Lorenzo Ortona, Coordinatore Vicario del Piano Mattei. «L’obiettivo è far crescere ciò che già funziona, ampliandone progressivamente l’impatto. In questa direzione si colloca anche la collaborazione tra la struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei e la Fondazione Centro Studi Enel».
Chiedilo al Sole
Durante la mattinata sono stati presentati i risultati preliminari della mappatura illustrati da Anna Veronica Gianasso, dirigente della struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei per l’Africa, e da Giulia Genuardi, direttore della Fondazione Centro Studi Enel.
Il coordinamento
La mappatura evidenzia un ecosistema accademico attivo e radicato, caratterizzato da competenze complementari e da una crescente tendenza verso programmi strutturati e pluriennali, con una presenza femminile costante del 30-35%. Non si tratta, dunque, di aggiungere nuovi progetti a quelli esistenti, ma di passare dalla logica del singolo intervento alla costruzione di un’infrastruttura permanente, un modello basato sulla diplomazia della conoscenza. Enel Foundation opera in Africa da diversi anni e, a partire dal 2014, ha formato oltre 5.000 persone attraverso i propri programmi di formazione nel continente. Tra questi la creazione, in partnership con RES4Africa e università locali, di tre hub in Marocco, dove nel 2024 è stato istituito il Centro Polifunzionale per la Formazione e la Ricerca sulla Transizione Energetica in Africa, cui si sono affiancati, nel 2025, due ulteriori hub in Kenya e Sudafrica.
Il funzionamento
Ciascun hub offre percorsi di formazione manageriale, tecnico-professionale e programmi di mentorship per startup attive nel settore delle energie rinnovabili, oltre a iniziative dedicate ai giovani e programmi specificamente rivolti alla partecipazione femminile nel settore energetico. I prossimi passi già delineati prevedono il consolidamento di un gruppo di lavoro con Fondazione Centro Studi Enel come hub di coordinamento, il rafforzamento del database informativo, il miglioramento della granularità dei dati e l’evoluzione della mappatura verso un sistema di monitoraggio dinamico capace di integrare impatti, attività e relazioni nel tempo, con la definizione di indicatori chiave condivisi. I progetti sono stati analizzati secondo quattro categorie principali – formazione, didattica, ricerca e partnership – e i dati sono stati forniti dalle università Bocconi, Luiss, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino, integrati con informazioni pubbliche provenienti dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.
I progetti
Bocconi, ad esempio, ha all’attivo tre modelli progettuali: il laboratorio LEAP (Lab for Effective Anti-poverty Policies), che progetta e valuta interventi anti-povertà attraverso metodi sperimentali, big data e intelligenza artificiale; il programma Digital Health di CERGAS, che valuta costi ed efficacia delle tecnologie digitali per l’immunizzazione nei Paesi a basso e medio reddito, generando evidenze per organizzazioni globali come OMS e Gavi. Numerosi i progetti del Politecnico di Milano focalizzati su innovazione e capacity-building a servizio della transizione energetica. La School of Government dell’Università Luiss Guido Carli, ha presentato i programmi executive su diplomazia internazionale e cooperazione Italia-Africa rivolti a diplomatici di 54 Paesi africani. Anche il Politecnico di Torino, ha portato la propria esperienza, che vede progetti per la riduzione dei rischi climatici, programmi di cooperazione per l’accesso all’acqua e lo sviluppo rurale in Etiopia e collaborazioni avanzate nel settore energia e transizione energetica, con un forte accento sul trasferimento tecnologico. L’università Cattolica del Sacro Cuore ha raccontato il lancio del piano Africa USCS, spiegando anche come, negli ultimi tre anni, siano stati portati avanti 130 progetti in 40 Paesi africani con circa 40 università locali. L’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha presentato il progetto Afya Moja (One Health in swahili), che supporta 31 atenei africani nel partecipare a progetti europei e nella scrittura di norme OMS e ISO, finanziato con 2,8 milioni di euro dal MUR nel PNRR e oltre 15 progetti di cooperazione universitaria con 10 istituzioni africane in 6 Paesi diversi. Inoltre, nella sessione dedicata all’amministrazione pubblica, Paola Severino, presidente SNA, che ha evidenziato l’importanza di formare funzionari pubblici, ma anche i formatori stessi, in un processo di co-costruzione e investimento reciproco.

