Istanbul Cooperation Initiative

Nato e Stati del Golfo discutono di sicurezza congiunta su Hormuz e digitale

Al vertice di Ankara tra Nato e Ici si discuterà di creare un meccanismo permanente per la sicurezza dello Stretto e di definire un accordo Nato-Golfo in materia di cybersicurezza. Il cambio di passo spinto dalle mosse di Donald Trump

Incontro tra i membri del Consiglio dell'Atlantico del Nord (NAC) e dell'Iniziativa di Cooperazione di Istanbul (ICI) a Kuwait City. (EPA/Raed Qutena)

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Nato, Stati del Golfo e il padrone di casa, Recepp Erdogan. Il vertice della Nato in programma ad Ankara il 7-8 luglio 2026 si presenta come un appuntamento potenzialmente decisivo per il futuro delle relazioni tra l’Alleanza atlantica e gli Stati del Golfo. La partecipazione dei quattro membri dell’Istanbul Cooperation Initiative (Ici) – Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrein – avviene in un contesto cambiato rispetto al passato, segnato dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, dagli attacchi iraniani contro i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio energetico mondiale. I recenti eventi hanno riportato al centro del dibattito la necessità di rafforzare la cooperazione tra la Nato e gli Stati del Golfo, evidenziando i limiti dell’attuale architettura di sicurezza regionale e la crescente interdipendenza tra la stabilità del Golfo e la sicurezza euro-atlantica. «Le ragioni del limitato limitato successo di Ici sono riconducibili a quattro fattori principali», si legge in un report redatto da Emirates Policy Center. «Innanzitutto, le differenti aspettative strategiche: mentre la Nato ha sempre considerato l’Ici uno strumento di rafforzamento delle capacità militari e istituzionali dei partner regionali, gli Stati del Golfo aspiravano soprattutto a ottenere garanzie di sicurezza assimilabili a quelle previste dall’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico. A ciò si sono aggiunte la mancata adesione di Arabia Saudita e Oman, che ha limitato la dimensione regionale dell’iniziativa, il progressivo spostamento delle priorità della Nato verso il fronte orientale dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la persistente divergenza nella percezione delle principali minacce alla sicurezza».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Cambio di passo

La guerra con l’Iran ha però modificato lo scenario. Il conflitto ha messo in evidenza le vulnerabilità del sistema di sicurezza del Golfo e ha alimentato, nei Paesi del Gcc, dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di continuare a rappresentare l’unico garante della stabilità regionale. Di conseguenza, le monarchie del Golfo appaiono oggi orientate a diversificare i propri partenariati strategici - sostengono gli analisti di Emirates Polici - rafforzando il rapporto istituzionale con la Nato senza rinunciare alla flessibilità garantita dagli accordi bilaterali. La crisi di Hormuz ha confermato quanto la sicurezza energetica europea dipenda dalla stabilità del Golfo, mentre la crescente presenza di Russia e Cina nella regione induce la Nato a consolidare il proprio fianco meridionale e a rafforzare il dialogo con i partner regionali.

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Il partenariato

L’ipotesi di un ingresso dei Paesi del Golfo nella Nato rimane tuttavia irrealistica», prosegue Emirates Policy Center. «Più plausibile appare la creazione di un partenariato rafforzato sul modello degli Enhanced Opportunities Partners, che consentirebbe agli Stati del Golfo di accedere a un livello superiore di cooperazione senza beneficiare delle garanzie di difesa collettiva previste dall’Articolo 5. Un simile quadro potrebbe comprendere la condivisione di informazioni classificate, l’adozione di standard comuni di interoperabilità, la partecipazione ai processi di pianificazione della Nato e l’organizzazione di esercitazioni congiunte, soprattutto in ambito marittimo». Anche senza dar vita a un nuovo modello istituzionale, il vertice di Ankara potrebbe produrre risultati concreti attraverso il rafforzamento delle strutture già esistenti. Tra le misure più realistiche figurano il potenziamento del Centro regionale Nato-Ici in Kuwait, l’istituzione di una forza permanente per la sicurezza marittima, l’avvio di gruppi di lavoro sulla difesa cibernetica e una maggiore cooperazione nella protezione delle infrastrutture critiche.

Le tre proposte

Sul piano delle proposte, gli Stati del Golfo potrebbero concentrare la propria iniziativa su tre priorità: la creazione di un meccanismo permanente per la sicurezza dello Stretto di Hormuz; l’avvio di un dialogo strutturato sulla sicurezza energetica e la protezione delle infrastrutture strategiche; la definizione di un accordo Nato-Golfo in materia di cybersicurezza, fondato sullo scambio di informazioni e sul coordinamento delle capacità di difesa digitale. Restano comunque degli ostacoli. Le divergenze tra Stati Uniti ed Europa sulla gestione della crisi iraniana rischiano di limitare l’ambizione politica del vertice, mentre l’assenza di una politica di difesa realmente comune all’interno del Gcc continua a privilegiare gli accordi bilaterali rispetto alle iniziative multilaterali. Inoltre, l’esclusione di Arabia Saudita e Oman dall’Ici rappresenta un limite strutturale che riduce la portata strategica dell’intero progetto. Nonostante questi vincoli, il contesto attuale appare favorevole a un salto di qualità nelle relazioni tra Nato e Stati del Golfo. «La guerra con l’Iran ha dimostrato l’insufficienza dell’attuale architettura di sicurezza regionale, mentre le esigenze di tutela delle rotte energetiche, di contrasto alle minacce ibride e di contenimento dell’influenza russo-cinese spingono entrambe le parti verso una cooperazione più stretta», conclude il report di Emirates Policy Center. Pur restando improbabile la nascita di una vera alleanza militare, un partenariato strategico rafforzato rappresenta oggi l’opzione più realistica per consolidare la sicurezza del Golfo e contribuire alla stabilità dell’intero spazio euro-atlantico.

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