Navalmeccanica

Nautica e cantieristica navi, la produzione industriale supera l’abbigliamento

Con 14 miliardi di euro, il fatturato del comparto scavalca uno dei comparti storici del made in Italy

di Raoul de Forcade

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La produzione industriale della filiera nautica nella sua interezza, contando i codici Ateco (attività economiche) di tutte le aziende che lavorano nel settore, ha raggiunto i 14 miliardi di euro, superando gli 11,7 miliardi di uno dei comparti storici del made in Italy, cioè l’abbigliamento.

Il dato (che si riferisce al 2024, più recente anno disponibile per la classificazione Istat e contiene anche i ricavi delle società di refit e manutenzione yacht e di un grande gruppo come Fincantieri) emerge da un report (intitolato significativamente La Repubblica marinara) del Centro studi Cipnes Gallura–UniOlbia, che ha adottato un approccio basato sui dati Istat della produzione industriale e sarà presentato oggi alla Fiera nautica di Sardegna, in corso fino al 10 maggio a Porto Rotondo.

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«La scelta metodologica – afferma Guido Piga, responsabile della comunicazione e del centro studi – consente di leggere in modo unitario nautica e navale come un’unica filiera manifatturiera. In questa prospettiva, il settore della costruzione navale e nautica in Italia (che comprende il codice Ateco generale delle costruzioni di navi e imbarcazioni, 30.1, e quelli specifici relativi alla realizzazione di navi, 30.11, e a quella di barche da diporto, 30.12, ndr) conta 1.013 imprese, con 13,2 miliardi di euro di ricavi e 32.479 addetti, sulla base dei bilanci depositati nel 2024».

Un secondo elemento di discontinuità, precisa Piga, «riguarda la dimensione economica della nautica da diporto (Atec 30.12), che raggiunge i 6,4 miliardi di ricavi, un valore superiore rispetto alle stime disponibili. Il risultato deriva da un’analisi puntuale delle imprese, che ha incluso anche società formalmente classificate in Ateco 30.1 ma, di fatto, attive nella produzione di imbarcazioni da diporto, come The italian sea group, Palumbo superyacht, Rossinavi, Cantiere delle Marche e Tankoa yachts. Solo questi pesano per 800 milioni».

In effetti, il dato si discosta da quello registrato, sempre per il 2024, dall’ufficio studi di Confindustria nautica, che calcola 5,44 miliardi di produzione nazionale. Ma la differenza è dovuta al fatto che quest’ultimo dato, tratto dalla pubblicazione annuale La nautica in cifre, fa una scrematura più ampia sulle aziende del settore, andando oltre le indicazioni dei codici Ateco e prendendo in considerazione anche quanto, nei bilanci delle imprese del comparto, è riferito specificamente alla costruzione di nuove unità da diporto, separandolo da quanto, invece, si riferisce ad altre voci.

Per quanto riguarda lo studio Cipnes-UniOlbia, un focus specifico è dedicato alla Sardegna, dove l’industria nautica, prosegue Piga, «registra ricavi core per 53 milioni di euro nel 2024. L’analisi, condotta anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale, evidenzia, tuttavia, un livello di internazionalizzazione ancora limitato e concentrato in poche imprese. Da qui la rilevanza del piano regionale di internazionalizzazione dell’industria nautica, promosso e finanziato dalla Regione Sardegna, e attuato dal Cipnes, con l’obiettivo di ampliare la base delle imprese attive sui mercati esteri».

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