Navi militari: Fincantieri in pole position per i piani della Marina Usa
Washington vuole costruire altre 100 unità da combattimento nei prossimi 30 anni ma la capacità produttiva Usa ha forti limiti e la crescita impetuosa della Cina impone un’accelerazione. L’ad Folgiero pronto ad aumentare lo sforzo per rispondere alla sfida
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Fincantieri è in pole position per sfruttare le opportunità che potranno scaturire dai piani di ampliamento della cantieristica navale annunciati dal presidente americano, Donald Trump.
Anche perché il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero può contare su solide basi oltreoceano dove opera attraverso la controllata Fincantieri Marine Group (Fmg), che gestisce tre cantieri navali: Fincantieri Marinette Marine, Fincantieri Bay Shipbuilding e Fincantieri Ace Marine, tutti nella regione dei Grandi Laghi nel Wisconsin.
L’ordine esecutivo firmato ad aprile
Va detto che, al momento, la “macchina” per il rafforzamento della Marina Usa è ancora ferma, ma le intenzioni del tycoon statunitense sono state messe nero su bianco nell’ordine esecutivo firmato lo scorso aprile con cui l’amministrazione Usa punta ad aumentare il numero navi di combattimento a 381 entro i prossimi 30 anni. Tradotto: 100 nuove unità che andranno ad aggiungersi alle 296 attualmente in servizio tra portaerei (quasi tutte con propulsione nucleare), cacciatorpedinieri e altre navi, tra cui 66 sottomarini.
I limiti della cantieristica americana
Uno scatto avanti non da poco, dunque, che la cantieristica made in Usa, però, non è in grado di sostenere. Le ragioni? La catena di produzione è stretta e gli stabilimenti principali, che fanno capo ai big americani Huntington Ingalls Industries (HII) e General Dynamics, sono saturi.
Per non dire di un mercato contrassegnato da una ridotta competizione e la cui sopravvivenza è assicurata soprattutto dalle frequenti iniezioni di risorse dei contribuenti.


