Il quadro

Negli studi legali cresce la soddisfazione per la professione

Per l’indagine Censis-Cassa forense migliora la percezione che gli avvocati hanno del lavoro, ma il 30% ha considerato l’idea di lasciare

di Federica Micardi

Illustrazione di Alice Micol

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Sono 228.641 gli avvocati iscritti a Cassa forense, di cui 17.177 pensionati attivi, e 36.274 pensionati.

In dieci anni i liberi professionisti iscritti a Cassa forense sono calati di oltre 10mila unità, una contrazione in parte calmierata dall’aumento dei cosiddetti pensionati attivi che dal 2015 al 2025 sono cresciuti di 4.245 unità.

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Nel 2025 la differenza tra nuove iscrizioni e cancellazioni è negativa (-2.849, di cui 2.159 donne e 690 uomini). Il calo delle nuove leve e l’aumento dei senior che continuano a svolgere l’attività hanno comportato un aumento significativo dell’età media degli avvocati, passata da 44,1 anni del 2015 a 49,5 anni di oggi; a livello di genere l’età media della componente femminile è più bassa (48 anni) rispetto ai colleghi uomini (50,9 anni).

Distinzione di genere

La componente maschile è più rappresentata (53,4%) rispetto a quella femminile (46,6%); questo rapporto si inverte tra i più giovani: fino a 34 anni le donne rappresentano il 57,3% del totale, nella fascia d’età compresa tra i 45 e 54 anni le donne sono il 51,3%, per poi scendere al 42,6% tra i 55 e i 64 anni e al 26,9% dai 65 anni in su. Tra le donne, però, si registra il più alto numero di cancellazioni: nel 2025 si sono iscritte 2.369 professioniste a fronte di 4.528 cancellazioni, gli iscritti uomini invece sono stati 1.713 a fronte di 2.403 cancellazioni.

Svolgimento della professione

Il processo di aggregazione tra avvocati va avanti a rilento e il 66,2% svolge la professione in autonomia; tra i giovani, però, questa tendenza è meno marcata, fino a 40 anni la percentuale di studi monopersonali è del 42,4 per cento. È quanto rileva l’indagine Censis-Cassa forense, quest’anno alla sua decima edizione, sulla base dei dati forniti dall’ente di previdenza e di oltre 30mila interviste.

Tra gli avvocati è molto diffusa la condivisione degli spazi, scelta in media dal 67,9% degli intervistati; la percentuale sale al 77,6% tra i più giovani.

Il sentiment della categoria

Migliora la percezione che gli avvocati hanno della loro professione. Nel 2026, gli avvocati esprimono la migliore percezione della propria condizione dal punto di vista lavorativo mai registrato dalla prima rilevazione Censis svolta nel 2015. In particolare, dieci anni fa il 22,5% degli intervistati considerava la propria situazione professionale «molto critica» e il 38,8% «abbastanza critica»; oggi è il 18,4% a percepire una situazione «molto critica», con poco lavoro e una situazione professionale incerta, e il 26,9% «abbastanza critica».

Le aspettative per il futuro prossimo sono buone, il 53,7% percepisce la propria posizione come stabile, il 21,8% prevede un miglioramento della propria condizione professionale mentre il 24,5% si aspetta un peggioramento. C’è però un 30,3% che ha preso in considerazione l’idea di abbandonare la professione, percentuale in leggero calo rispetto al 33,3% del 2024; nel 58,6% dei casi le motivazioni sono costi elevati e remunerazione non adeguata. Secondo gli intervistati sarebbe auspicabile che la Cassa di previdenza aumentasse le iniziative di welfare per sostenere chi è in difficoltà (38,5%); il 36,2% degli intervistati chiede, invece, di limitare l’accesso alla professione dato l’alto numero di legali , di parere opposto il 26% che ritiene necessario favorire il ricambio generazionale posizione sostenuta in particolare da chi ha meno di 40 anni (47,9%).

L’attività professionale

Tra gli avvocati, l’attività giudiziale procura il 58,5% del fatturato complessivo, il restante 41,5% arriva dall’attività stragiudiziale. Il diritto civile è la tipologia di attività più diffusa (62%), seguita a distanza dal diritto penale (13,9%), diritto amministrativo (3,4%) e diritto tributario (3,3%).

La promozione dell’attività

Il passaparola resta il metodo più diffuso per attrarre la clientela (85,3% nel 2025, 87% nel 2015); a seguire le relazioni sociali e amicali (69,3%) che, seppur in calo rispetto al 2015 (73,9%), continuano a rappresentare un canale diffuso.

Il 10,4% di avvocati dichiara di ricorrere ai social, tra chi non ha più di 40 anni questa percentuale sale al 18,2%; il canale più utilizzato è LinkedIn (49,9%), seguito da Facebook (32,7%) e da Instagram (16,7%). Cresce il ricorso al sito internet dello studio passato dal 13,4% del 2015 al 19,2% del 2026.

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