La parola al gestore: Pictet Am

«Nei mercati emergenti preferisco Petrobras»

«In America Latina c’è valore nel debito in valuta locale. Più cautela sulla Cina»

Marco Piersimoni, Co-Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management

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I mercati emergenti stanno entrando in una fase più favorevole, sostenuti da una crescita economica superiore a quella dei Paesi sviluppati, politiche macro più ortodosse e una maggiore attenzione delle aziende agli azionisti. Marco Piersimoni, Co-Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management, vede le opportunità migliori soprattutto in America Latina e in alcuni mercati asiatici. Più prudente il giudizio sulla Cina, dove il sostegno pubblico ai settori strategici non sempre si traduce in ritorni adeguati per gli investitori. Sul reddito fisso, le preferenze vanno al debito in valuta locale di Brasile e Colombia. Tra i singoli titoli il gestore segnala Petrobras, Zijin Mining e MediaTek.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Dopo anni di sottoperformance rispetto a Wall Street, per gli emergenti è iniziata una fase più favorevole?

I mercati emergenti hanno quasi sempre una crescita economica superiore rispetto ai Paesi sviluppati. La novità è che questo differenziale si manifesta in un contesto di politiche economiche più ortodosse, politiche aziendali più favorevoli agli azionisti e un forte impulso tecnologico. Per il settore privato lo scenario è favorevole: la maggiore crescita si traduce in un maggiore dinamismo degli utili aziendali rispetto ai Paesi sviluppati. In sintesi, stabilità macro e dinamismo micro sono i fattori in gioco e riteniamo siano destinati a durare.

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IL TITOLO IN BORSA

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Dollaro forte e rendimenti Usa in rialzo quanto rappresentano un rischio per gli emergenti?

Tassi in salita e dollaro forte sono spesso un mix pericoloso, soprattutto per i Paesi in disavanzo commerciale e indebitati in dollari. Tra i più vulnerabili ci sono i Paesi meno avanzati dell’Africa e alcune economie asiatiche, come Filippine, Indonesia e India. Va però precisato che il rialzo attuale dei tassi è guidato da migliori aspettative di crescita, quindi è meno tossico rispetto a un aumento provocato dall’inflazione. Inoltre il movimento del dollaro resta modesto ed è sui livelli di inizio 2025.

Gli emergenti non sono più un blocco omogeneo. Dove vede le opportunità migliori?

Alcuni Paesi sono esportatori di materie prime, come quelli dell’America Latina, altri ne sono grandi consumatori ma al tempo stesso giganti della tecnologia, come Corea e Taiwan. La graduatoria va costruita anche in base allo strumento: in alcuni Paesi sono più interessanti le azioni, come Corea, Taiwan e India; in altri le obbligazioni, come Messico e Colombia; in altri ancora entrambe, come Brasile ed Europa dell’Est. La Cina fa caso a sé, con investimenti azionari di difficile interpretazione e tassi molto bassi: di certo non è in testa alla graduatoria. Nel complesso, l’America Latina si posiziona bene.

I COMPARABLES

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In Cina le valutazioni basse compensano i problemi dell’immobiliare e della domanda interna?

Le basse valutazioni sono spesso tali per ottime ragioni e la Cina non fa eccezione. Il settore immobiliare è in crisi profonda da anni, la domanda privata è depressa e a funzionare è soprattutto l’export. Il governo ha fissato le priorità: indipendenza tecnologica, AI, robotica, rinnovabili e veicoli elettrici. Per queste aziende il sostegno statale è massimo, ma la missione è politica e non orientata ai ritorni per gli azionisti: la crescita dei profitti viene sacrificata a quella dei volumi. Ci sono quindi società straordinarie e leader mondiali che però non generano utili sufficienti a destare interesse.

L’India ha sofferto deflussi e pressioni sulla rupia. Dopo la correzione le valutazioni sono più interessanti?

L’India è un’economia sostenuta dalla crescita della classe media. Dopo due anni di forte pressione, le valutazioni si sono ridimensionate e appaiono più ragionevoli, anche se manca ancora un chiaro catalizzatore per una ripresa sostenuta. Un elemento positivo è la relativa indipendenza del mercato indiano dagli altri cicli: dalle materie prime che condizionano l’America Latina, dai semiconduttori centrali per Taiwan e Corea e dalle dinamiche dirigistiche della Cina.

IL CONFRONTO

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Sul fronte obbligazionario, dove vede oggi più valore?

Vediamo maggiore valore nel debito emergente in valuta locale, che può beneficiare sia di rendimenti iniziali elevati sia di un possibile indebolimento del dollaro. Restiamo selettivi e privilegiamo i Paesi con tassi reali elevati. In questo quadro Colombia e Brasile appaiono interessanti. In Brasile, un esito elettorale favorevole e un aggiustamento fiscale potrebbero estendere considerevolmente i tagli dei tassi, partendo da livelli molto alti: i tassi sono al 14%, con un’inflazione sotto il 5 per cento.

Il rialzo del petrolio e le tensioni geopolitiche chi favoriscono e chi penalizzano?

Il rialzo del petrolio favorisce soprattutto gli esportatori netti di energia e, in questo senso, l’America Latina è l’area maggiormente al riparo. Il rischio più elevato riguarda invece i Paesi importatori di energia, in particolare in Asia. India e Indonesia sono più esposte perché petrolio e alimentari pesano molto nel paniere dell’inflazione. El Niño potrebbe inoltre danneggiare i raccolti e costringere le banche centrali ad alzare il costo del denaro.

Venendo ai singoli titoli, quali aziende dei mercati emergenti preferite?

Tre società che riteniamo interessanti sono Petrobras, per l’elevata generazione di cassa e una politica di dividendi favorevole agli azionisti; Zijin Mining, perché offre un’esposizione diversificata alle materie prime, in particolare oro e rame; e MediaTek, grazie all’evoluzione da fornitore di chip per smartphone a protagonista dell’AI. La collaborazione rafforzata con Nvidia accelera questa transizione e apre alla progettazione di chip su misura per i data center.

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