La strategia del governo

Nel Piano casa entrano anche 53mila immobili pubblici

Secondo i dati Mef del 2025 la gran parte di unità immobiliari non utilizzate in capo alla Pa si trova in Campania e in Lombardia. La sottosegretaria Albano: «Patrimonio determinante nel programma»

di Flavia Landolfi e Giuseppe Latour

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La fotografia che arriva dal ministero dell'Economia è destinata a pesare nel cantiere del Piano casa. È una ricognizione su dati provvisori al 31 dicembre 2022 ma aggiornata al 2025 del patrimonio immobiliare pubblico residenziale non in uso: 53.241 unità oggi non utilizzate, per oltre 9,4 milioni di metri quadrati complessivi. Un bacino ampio, disperso sul territorio, che diventa la leva potenziale per allargare l'offerta abitativa in tempi rapidi grazie agli strumenti del nuovo Piano varato dal governo Meloni giovedì scorso. Strumenti tra i quali spicca anche il censimento e la possibile riconversione di questi immobili. Il primo frame di questa immagine è quello della qualità degli immobili: di questi 53mila, circa 44mila potrebbero tornare sul mercato con interventi manutentivi soft mentre altri 9mila, invece, richiedono lavori più consistenti di ripristino. Il dato parla da solo: una parte rilevante del patrimonio è tecnicamente recuperabile in tempi relativamente brevi, con costi contenuti. «Fin dalle prime fasi di elaborazione di questi dati, il nostro lavoro presso il ministero dell'Economia è stato guidato da una visione chiara: la casa non è solo un asset economico, ma il pilastro fondamentale della stabilità sociale e il presupposto indispensabile per il rilancio della nostra nazione», ha spiegato la sottosegretaria Lucia Albano. «Con il Piano Casa - ha aggiunto - il Governo intende attrarre risorse derivanti da investitori istituzionali e privati, assegnando un ruolo determinante agli immobili pubblici, per la realizzazione di alloggi popolari e a prezzi accessibili».

La geografia delle case

Secondo la mappa che il Sole24Ore può anticipare si rileva una forte concentrazione in alcune aree. In testa c'è la Campania, con oltre 12mila unità e quasi 1,7 milioni di metri quadri, seguita dalla Lombardia che ne conta 6.523 e più di un milione di mq disponibili. A seguire la Sicilia (4.424 per 823.776 mq), il Lazio si colloca a quota 3.261 immobili per oltre 632mila metri quadrati. Numeri rilevanti anche in Piemonte (3.595 unità pari a 605.215 mq) ed Emilia-Romagna (3.236 e 554mila mq). Si tratta di immobili nelle disponibilità di Comuni, Regioni, Province e Città metropolitane, ma anche ministeri ed enti pubblici.

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Gli immobili sono fatiscenti, in stato di abbandono o comunque non utilizzabili a causa di anni di mancata manutenzione: ma rappresentano anche il campione ideale sul quale il Piano casa potrebbe intervenire con la sua logica, ribadita dalla premier Meloni in conferenza stampa, «senza consumo di suolo». È uno stock inutilizzato che schematicamente rientra all'interno del secondo pilastro, quello destinato all'edilizia residenziale sociale, anche se il dossier non esclude altri impieghi ipotizzando che «potrebbero essere destinate sia ad edilizia residenziale pubblica, che sociale, che integrata», come spiega l'analisi del Mef.

Le grandi città

Nelle grandi città, lo stock degli immobili inutilizzati si concentra al Sud. Nelle 15 Città metropolitane si contano circa 13mila unità destinabili a uso residenziale, con dimensioni medie compatibili con nuclei familiari da due a quattro persone. Napoli da sola sfiora le 7mila unità, seguita da Palermo (1.197) e Roma (1.709). Milano si ferma a 650, Genova a 748. Travolti da anni di emergenza abitativa, i territori più popolosi sono anche quelli dove il recupero può avere effetti più immediati.

Il Piano casa

La cornice è il programma da 10 miliardi messo a punto dal governo, articolato su tre pilastri: recupero dell'edilizia residenziale pubblica esistente, sviluppo dell'housing sociale a canone calmierato e attivazione di capitali privati. Un impianto che mette insieme risorse pubbliche e leva finanziaria, con l'obiettivo di aumentare rapidamente l'offerta disponibile. Dentro questo schema, la mappa del Mef diventa un tassello operativo. Un passaggio specifico del Piano casa, in questo quadro, richiama proprio la necessità di mappare il patrimonio pubblico che potrà essere riconvertito. Un lavoro da rifinire ma che, in larga parte, già esiste.

Tornando al Piano, un ruolo centrale sarà assegnato al veicolo gestito da Invitalia per l'edilizia residenziale pubblica e «per recuperare fino a 60 mila case popolari oggi non utilizzabili, così da assegnarle a cittadini e famiglie che ne hanno bisogno», come ha spiegato la premier illustrando il Piano. Ma anche al Fondo affidato a Invimit per l'edilizia sociale e infine al Fondo dei fondi in capo a Cassa depositi e prestiti che dovrà fare da attrattore per gli investimenti dei privati. Guarda a loro il governo garantendo «procedure più veloci e semplificate, ma a una condizione chiara: almeno il 70% degli alloggi realizzati dovrà essere destinato a chi è in difficoltà, con prezzi di vendita o di affitto ridotti di almeno il 30% rispetto ai valori di mercato», ha aggiunto la premier. Il nodo resta l'attuazione. Servono procedure rapide e risorse certe per dare gambe a questa strategia.

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