Salone del libro

«Nel XXI secolo la casa sarà fatta di persone e di parole»

La nazione degli stranieri si ingrossa sempre di più e comprende anche chi, politicamente e moralmente, non si sente a casa nel proprio Paese. La giornalista turca Ece Temelkuran ha scritto un libro entusiasmante che si rivolge a loro (a noi)

di Lara Ricci

Ece Temelkuran al XXXVIII Salone Internazionale del Libro, Torino LAPRESSE

3' di lettura

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«Lo straniero non è l’eccezione ma una figura centrale e simbolica del nostro tempo». Dopo aver scritto Come sfasciare un paese in sette mosse. La strada che porta dal populismo alla dittatura (2019) e La fiducia e la dignità. Dieci scelte urgenti per un presente migliore (2021), la giornalista turca Ece Temelkuran ne ha dato alle stampe uno molto diverso, pieno di energia e di speranza: Stranieri come te. La nazione degli esclusi nel nuovo millennio (traduzione di Giulia Boringhieri ed edito Bollati Boringhieri, come gli altri due). È una raccolta epistolare immaginaria di lettere indirizzate a uno straniero, a una straniera, una nazione di persone che, come l’autrice, in esilio da dieci anni, hanno perso la propria casa, materialmente o simbolicamente.

La Turchia era una democrazia modello, cosa è successo?

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Sta succedendo dappertutto, ma Italia e Turchia possono capirsi bene per via di Berlusconi, per quello che è successo negli anni 80. Quello che è successo nel mondo è che il neoliberismo ha ingurgitato, masticato e sputato la democrazia. La fondamentale promessa della democrazia che è l’uguaglianza, è stata stata cancellata dal neoliberismo. Il grande capitale non ha bisogno della democrazia. Ne ho parlato in Come sfasciare un paese in sette mosse. Poi ho scritto Stranieri come te perché penso che ci troviamo tutti nella situazione, ci sentiamo tutti soli, a causa dei fascismi, delle guerre, della crisi climatica. Ci sentiamo stranieri in questo tempo, in questo luogo, non riconosciamo il nostro Paese, non ci sentiamo più a casa, è così per molte persone. La conseguenza di questa realtà politica è anche il senso di solitudine.

Quindi la parola casa, in questa situazione, cosa significa per lei?

Lo spazio diminuisce: le guerre si insinuano anche in Europa, la crisi climatica rende alcuni territori inabitabili, i fascismi conquistano sempre più paesi. Dobbiamo ridefinire cosa è per noi la casa. Potrebbe essere che ciò che chiamiamo casa non sia più connesso a un luogo. L’esperienza dei rifugiati, degli esiliati, dei migranti, di tutte le persone che hanno dovuto lasciare le loro case e ricostruirle ci possono insegnare come rifarsi una casa quando non c’è più spazio: la casa sono le persone. Nel XXI secolo la casa potrebbe essere fatta di persone e di parole.

La nazione degli stranieri si ingrossa sempre di più. Possiamo farla diventare una cosa positiva?

Penso di si. Gli stranieri comprendono anche tutte le persone che si sentono stranieri per la crudeltà del mondo odierno, nel libro infatti scrivo anche di chi si sente senza casa a causa di una politica e una morale in cui nonsi riconosce. Se tutte queste persone che si sentono senza casa moralmente, politicamente o fisicamente si riconoscono e si rendono conto che sono una maggioranza si potranno legare in un modo così sincero che sarà possibile cambiare il mondo.

Vivere una vita da stranieri significa sopravvivere?

È sopravvivenza, ma io credo che tutte queste persone che hanno perso le loro case portano la speranza con loro, la speranza di sopravvivere con moralità. Ma il libro è fatto anche da riflessioni più intime, poetiche. Voglio con questo libro creare una lingua comun a tutti coloro che si sentono in modo che si possano avvicinare e unire. L’ho fatto per sentirmi meno sola e per far sentire tutti gli stranieri meno soli.

Nel libro riesce, attraverso inedite associazioni di parole, a identificare molto bene delle sensazioni, delle situazioni comuni. Per esempio parla di esaurimento nervoso politico...

Sì, io ne ho avuto uno.

E cosa è ?

Ecco perché in questo libro ho cercato di parlare molto di emozioni: le perone pensano che le emozioni siano solo loro, e questo le fa sentire sole, ma invece le abbiamo tutti. E’ il caso dell’esaurimento politico, che ci fa sentire alienati. E questo significa ce c’è qualcosa di sbagliato nel mondo in questo momento. Le persone che sono dei veri esseri umani non sentono di appartenervi. Peter Thiel, Elon Musk, Mark Zuckerberg e tutti gli altri stanno immaginado un fururo non umano, o con pochissimi uomini: questo libro è probabilmente anche un manifesto contro questa visione di un futuro non umano.

Riproduzione riservata ©
  • Lara Ricci

    Lara Riccivicecaposervizio curatrice delle pagine di letteratura e poesia

    Luogo: Milano e Ginevra

    Lingue parlate: Inglese e francese correntemente, tedesco scolastico

    Argomenti: Letteratura, poesia, scienza, diritti umani

    Premi: Voltolino, Piazzano, Laigueglia, Quasimodo

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