Nell’asta di Re Artù ed Einstein hanno sorpreso le carte geografiche
Top lot il testo arturiano, ma la rivalutazione massima è per le mappe. Invenduti quattro scritti del fisico. Harry Potter e Tolkien brillano
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I punti chiave
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Alla fine il cosiddetto «manoscritto di Re Artù e Mago Merlino» ha raggiunto in asta il risultato previsto dagli specialisti. L’8 luglio 2026, a Londra, durante la vendita «Valuable books and manuscripts including cartography» di Christie’s è stato aggiudicato per 2.246.000 di sterline (poco più di tre milioni di dollari) al lordo delle commissioni, divenendo così il top lot della serata. La stima netta iniziale era di 1.500.000 – 2.000.000 sterline. Questo testo miniato su pergamena, noto come «Graal Clermont-Tonnerre» dal nome di uno dei suoi numerosi proprietari, il conte di Clermont-Tonnerre, molto probabilmente è frutto dell’abilità amanuense di un illustratore anonimo noto come «Maestro dell’Apocalisse di Liegi» (attivo nel ventennio 1290-1310).
Chiedilo al Sole
Non è il più costoso aggiudicato finora: nel 2010 Sotheby’s ne aveva venduto un altro esemplare a un prezzo maggiore, il «Graal Rochefoucauld», per 2,3 milioni di sterline (3,7 milioni di dollari all’epoca). Che considerando l’inflazione diventerebbero circa 3,83 milioni di sterline, ossia più o meno 5,16 milioni di dollari.
I primi racconti della saga di Re Artù
Appartenente al ciclo del «Lancelot-Graal», detto pure «Ciclo della Vulgata» – il cuore del ciclo arturiano – è questo un testo rarissimo: delle 200 copie giunte fino a noi, solo sette sono complete, e appena tre in mani private. Il Clermont-Tonnerre collega passato e presente grazie a una provenienza multisecolare – 700 anni – ininterrotta. I suoi possessori vi si potevano deliziare leggendo la storia della ricerca del Santo Graal, delle origini – a quanto pare semidiaboliche – di Mago Merlino e delle sue avventure con un giovane re Artù (la mente non può non tornare al disneyano «La spada nella roccia»). Con molta probabilità, il libro fu miniato a Metz. Città imperiale libera del Sacro Romano Impero florida di commercio e attività bancarie, importante centro di produzione libraria.
Einstein in asta, oggi e qualche anno fa
Fra i lotti più pubblicizzati, come sempre quando capitano in asta, alcuni scritti del padre della Relatività. Dei 10 lotti autografi di Albert Einstein (1879-1955), quattro non hanno trovato acquirente e uno si è posizionato sotto le stime; ma altri quattro hanno quadruplicato e quintuplicato le stime minime. Il top lot di questo gruppetto, il 54, ha incassato 609.600 sterline da una stima di 150.000 – 200.000, piazzandosi al quarto posto globale della vendita. È una lettera indirizzata al collega e caro amico Michele Besso, firmata “Albert” e datata “Praga, 26 marzo” [1912]. Contiene dieci equazioni matematiche che illustrano in dettaglio tecnico i primi, decisivi passi verso l’elaborazione della sua teoria della gravità.
Il secondo lotto, il 53, ha fruttato 508.000 sterline (quinto posto) da una stima di 100.000 – 120.000: due lettere al collega Ludwig Hopf, sempre da Praga, nel 1912. Vi si trova la più antica prova (febbraio 1912) giunta fino a noi della nascita della teoria della relatività generale. Gli altri due lotti protagonisti di una netta rivalutazione sono stati il 64 (234.950 sterline da 60.000-80.000) e il 58 (57.150 sterline da 15.000-20.000): il primo, del 1946, costituisce la prima metà del manoscritto che illustra la teoria del campo unificato; il secondo, del 1922, è invece la bozza revisionata de «Il significato della Relatività» (le quattro celebri conferenze che Albert Einstein tenne nel maggio del 1921 all’Università di Princeton).












