Filiere

Nell’era dell’AI alle filiere il ruolo di connessione tra territori e competenze

La competitività del Made in Italy vince con reti di imprese per crescita, resilienza e valore condiviso. La fotografia dell’Osservatorio 4.Manager

di Anna Migliorati

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I punti chiave

  • La forza del modello di filiera del Made in Italy
  • Managerialità e digitalizzazione a più velocità
  • Il nodo umano oltre che tecnologico

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(Il Sole24Ore-Radiocor) - Quando il matematico e meteorologo statunitense Edward Lorenz formulò oltre cinquant’anni fa la celebre domanda divenuta ormai proverbiale, "Può il battito d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?", formulando quella che è la teoria del caos, non aveva sicuramente in mente la situazione geopolitica degli ultimi cinque anni. Eppure, l’effetto farfalla è proprio quello che ha messo alla prova l’economia mondiale e quella italiana. Ancor più considerando che crisi finanziarie, pandemia, guerre, tensioni commerciali e accelerazione tecnologica sono andati ben oltre un battito d’ali.

L’altra faccia degli shock politici ed economici è che sono cambiati i parametri, sono proprio le connessioni ad aver mostrato il loro volto e la competitività del sistema produttivo non si misura più soltanto in valore, occupazione ed export. «Nell’era della conoscenza aumentata, a fare la differenza è la qualità delle connessioni tra imprese, territori, competenze, tecnologie e saperi». È questa la chiave di lettura proposta dal 7° Rapporto dell’Osservatorio 4.Manager, dedicato a “Le filiere produttive nell’era della conoscenza aumentata» (https://www.4manager.org/osservatorio/7-rapporto-dellosservatorio-4-manager/).

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«Dietro un prodotto agroalimentare, un abito, un mobile, un gioiello o una soluzione meccanica avanzata non ci sono solo processi industriali, ma gesti, narrazioni territoriali, standard, brevetti e consuetudini organizzative. Elementi spesso invisibili nei bilanci, ma decisivi nella costruzione del valore. La sfida è rendere questo patrimonio più visibile, condivisibile e trasmissibile attraverso dati, piattaforme digitali e intelligenza artificiale», si legge. Connessioni, appunto, che diventano fattori decisivi non solo per la tenuta ma anche per il rilancio di un’economia.

Quando si tratta di connessioni il sistema produttivo italiano mostra una marcia in più, perché ne è permeato già nel dna, dai campanili ai distretti, fino alle filiere che «diventano i luoghi in cui si producono, si scambiano e si applicano conoscenze. Accanto ai flussi di materie prime e prodotti scorrono saperi tecnici, competenze manageriali, dati, pratiche organizzative e conoscenze tacite. È qui che il Made in Italy esprime una delle sue caratteristiche più distintive: incorporare cultura materiale e immateriale in beni e servizi riconosciuti nel mondo per qualità, identità e non replicabilità».

A parlare sono gli stessi dati dell’export italiano che, se pure con distinzioni tra settore e settore, hanno retto alle tempeste e mostrano numeri in molti casi al di sopra delle aspettative. Una delle chiavi potrebbe essere proprio qui: il rapporto dell’Osservatorio 4.Manager mostra che le filiere produttive italiane sono il luogo in cui si misura la capacità del sistema industriale di affrontare non solo le transizioni, ma veri cambi di paradigma. La struttura produttiva nazionale resta articolata: convivono grandi imprese ad alta intensità tecnologica e una rete di pmi che costituisce l’ossatura del Made in Italy. La solidità di questa rete dipende dalla capacità di trasformare le interdipendenze in leve di resilienza, innovazione e crescita condivisa.

NUMERO DI SETTORI E PUNTEGGI FATTORIALI PER LE QUATTRO DIMENSIONI DELLO SVILUPPO DIGITALE - PER FILIERA, 2024

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«Il nodo non è solo tecnologico, ma organizzativo e umano - si sottolinea, però -. La conoscenza aumentata produce valore solo se è accompagnata da una cultura d’impresa capace di governarla. Investire in managerialità diffusa, formazione, competenze digitali e green significa ridurre le asimmetrie tra imprese e territori, rafforzare la governance delle filiere e accompagnare il ricambio generazionale della leadership».

È qui che emergono ancora differenze: ad alta managerialità sono filiere come Chimica, ICT e Farmaceutica, quest’ultima divenuta il traino degli indicatori di crescita negli ultimi anni, mentre sull’altro piatto della bilancia ci sono Turismo, Logistica e Costruzioni. Allo stesso modo, anche la digitalizzazione procede ancora a due velocità: le filiere ICT e Mediatico-Audiovisivo si collocano stabilmente nelle posizioni più avanzate per competenze digitali e insieme nella connettività, oltre a registrare le performance più elevate nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale; la filiera della Logistica che registra i punteggi più bassi lo è anche per connettività. Agribusiness, Costruzioni, Sistema Casa e Ufficio e Sistema Moda si collocano al centro, concentrando oltre il 40% delle connessioni totali. Un altro elemento che fa dire come «la competitività delle filiere italiane nasce quindi dalla densità delle relazioni che le uniscono».

INDICI DI MANAGERIALITÀ DELLE 19 FILIERE MIMIT

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Ne sono consapevoli le imprese, tanto che nel 2024 oltre il 60% dei rapporti di lavoro attivati si concentrava su cinque profili chiave per le connessioni: dirigenti delle vendite e commercializzazione, approvvigionamento e distribuzione, finanza e amministrazione. «Investire in managerialità diffusa, formazione, competenze digitali e green significa ridurre le asimmetrie tra imprese e territori, rafforzare la governance delle filiere e accompagnare il ricambio generazionale della leadership », sottolinea l’Osservatorio 4.Manager.

«Per il sistema produttivo italiano, la cultura di filiera coincide sempre più con una cultura d’impresa moderna, ovvero collaborativa, sostenibile, responsabile e fondata sulla capacità di integrare intelligenza umana, dati e tecnologie. Solo così le transizioni in corso potranno trasformarsi da vincolo in motore di competitività sistemica, restituendo alle filiere italiane il ruolo di laboratorio avanzato dell’economia della conoscenza aumentata». E resistere ai battiti d’ali che si presenteranno in futuro.

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