I dati dei distributori

Nelle Isole quasi il doppio delle interruzioni

Nel 2025 Sicilia e Sardegna sfiorano 9 eventi per utenza contro la media di 4,9

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Con l’arrivo dell’estate sono tornati puntuali anche i blackout. Nelle ultime settimane le segnalazioni sono arrivate da tutta Italia: quartieri al buio a Torino e Napoli, ma anche nell’hinterland milanese e in diverse province lombarde, fino a Pescara e Jesolo. Al di là dei singoli episodi, i dati più recenti mostrano che le interruzioni elettriche si concentrano nel Mezzogiorno.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel 2025 le utenze di Sicilia e Sardegna hanno registrato in media 8,7 distacchi di durata superiore al secondo. Gli episodi più brevi possono passare inosservati per una famiglia, ma negli impianti manifatturieri rischiano di danneggiare macchinari e prodotti in lavorazione. Nelle altre regioni del Sud il dato scende a 6,9 episodi per contatore, due in più rispetto alla media nazionale (4,9).

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I dati

È quanto emerge da un’elaborazione del Sole 24 Ore sui dati territoriali pubblicati nei primi giorni di luglio dai principali distributori locali, che coprono il 95% dei punti di prelievo. L’analisi considera solo le interruzioni non programmate né comunicate in anticipo, per ogni causa e origine. I trend nazionali, invece, fanno riferimento alla relazione 2026 dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera).

IL TREND

Frequenza delle interruzioni senza preavviso per utente in bassa tensione, 2008-2025

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In Italia la frequenza dei disservizi è rimasta stabile tra 2023 e 2025, intorno a cinque episodi l’anno per utente, su livelli più alti rispetto al decennio precedente, quando il valore era di 4,2.

Il divario territoriale è ampio: il Mezzogiorno ha registrato in media 7,5 interruzioni nel 2025, contro le 4,4 del Centro e le 3,5 del Nord. Le situazioni più critiche si concentrano tra Sicilia e Campania. Le province di Trapani e Avellino registrano oltre 11 distacchi, mentre Catania, Caserta e Ragusa superano quota 10.

SUL TERRITORIO

Frequenza media per utente delle interruzioni (lunghe e brevi) senza preavviso

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Le frequenze più basse si rilevano tutte al Centro-Nord: in testa Trento (1,3), Ascoli Piceno (2,3), seguita da Prato, Forlì-Cesena e Imperia (tutte intorno a 2,6).

I livelli più alti degli ultimi anni sono legati soprattutto agli effetti sulla rete di un clima sempre più caldo. «In estate, quando le temperature restano elevate anche di notte, il suolo si secca più a fondo», spiega Maurizio Delfanti, professore ordinario di Sistemi elettrici per l’energia al Politecnico di Milano. «Un terreno secco conduce meno calore e disperde con più difficoltà quello prodotto dai cavi, riducendone la portata e aumentando il rischio di guasti. Il problema riguarda soprattutto le linee interrate: per questo i disagi si concentrano nelle aree con maggiore densità di carico, come le città, dove si formano le isole di calore e la rete è quasi tutta sotto terra. Le linee aeree delle campagne non ne risentono».

Divario Nord-Sud

Nel 2025 la durata media degli episodi più lunghi, oltre i 3 minuti, è stata di 69 minuti, con differenze marcate tra le aree del Paese: 95 minuti nel Mezzogiorno, contro 68 al Centro e 52 al Nord. A livello nazionale il dato è migliorato: in due anni la durata si è ridotta di circa 30 minuti, anche se il 2023 era stato segnato da eventi eccezionali, tra cui un’intensa ondata di calore in Sicilia a luglio e l’alluvione in Romagna. Anche rispetto al decennio 2013-2022, i blackout più lunghi si sono ridotti di circa 10 minuti.

Il divario tra Nord e Sud non dipende solo dalle temperature più alte e dagli effetti collegati, come gli incendi boschivi che possono interrompere le linee. Conta anche una rete di distribuzione non ancora omogenea, nonostante i progressi degli ultimi decenni.

«Storicamente siamo partiti da interruzioni per 60 minuti l’anno al Nord contro le 3 ore del Mezzogiorno», spiega Delfanti. «I 25 anni di regolazione di Arera hanno fatto convergere la situazione in tutta Italia, per durata e frequenza: non significa che tutti siano arrivati allo stesso livello, ma il quadro si è uniformato. Gli interventi con cui i distributori hanno migliorato il servizio sono gli stessi ovunque, ma nel Mezzogiorno sono stati applicati con maggiore intensità: più cabine primarie e secondarie, potenziamento delle reti e soprattutto automazione».

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