Sicurezza

Nessuna prova che il paracetamolo causi autismo nei bambini: smentite le tesi di Trump

Una revisione di studi internazionali pubblicata sul British Medical Journal non trova alcun legame affidabile tra l’assunzione del farmaco in gravidanza e i disturbi dello sviluppo nei bambini

di Francesca Cerati

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Una nuova revisione globale pubblicata sul British Medical Journal (Bmj) smonta l’idea che l’uso di paracetamolo in gravidanza possa aumentare il rischio di autismo o disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) nei bambini.

L’analisi, condotta da ricercatori di università del Regno Unito, Australia e Spagna, ha esaminato nove revisioni sistematiche già pubblicate, per un totale di 40 studi osservazionali sull’uso materno del farmaco e sugli esiti neuroevolutivi nei figli. La conclusione è netta: la qualità delle prove è “da bassa a criticamente bassa”, e non vi sono basi scientifiche solide per stabilire un nesso causale.

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La revisione arriva dopo che, lo scorso settembre, l’ex presidente statunitense Donald Trump aveva collegato il comune antidolorifico (noto come Tylenol negli Usa) a un “aumento vertiginoso” dei casi di autismo, invitando le donne incinte a “resistere” e non assumerlo. Le sue parole hanno scatenato reazioni durissime da parte della comunità scientifica internazionale e delle associazioni di persone autistiche, che hanno accusato Trump di diffondere disinformazione.

Secondo la coautrice dello studio, la professoressa Shakila Thangaratinam dell’Università di Liverpool, «le donne in gravidanza non dovrebbero privarsi del paracetamolo quando necessario per gestire febbre o dolore». Non curare la febbre, aggiunge, può esporre a rischi più gravi, come parto prematuro o complicazioni fetali.

Gli studiosi hanno evidenziato che molti studi precedenti non hanno tenuto conto di fattori familiari, genetici e ambientali condivisi, che potrebbero spiegare la presunta associazione tra l’uso del farmaco e i disturbi neuroevolutivi. In una delle revisioni analizzate, l’effetto scompariva completamente dopo aver considerato la genetica e l’ambiente familiare.

«Le prove disponibili non mostrano un chiaro collegamento tra l’esposizione in utero al paracetamolo e l’autismo o l’Adhd», conclude la revisione. Gli autori invitano a investire in studi di alta qualità e a colmare il divario di genere nella ricerca farmacologica: le donne in gravidanza, spesso escluse dai trial clinici, restano ancora oggi una popolazione sottorappresentata.

Nel frattempo, il messaggio per i medici e per le future madri è chiaro: il paracetamolo resta il farmaco da banco raccomandato per gestire dolore e febbre in gravidanza, a patto di non abusarne e di assumerlo solo quando necessario.

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