Netflix, rincari illegittimi. Consumatori: «Rimborsi fino a 500 euro». L’azienda: faremo ricorso
Le clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti, in violazione del Codice del consumo, consentivano modifiche senza indicare nel contratto un giustificato motivo
di Andrea Biondi e Sara Monaci
3' di lettura
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«Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, accertando la vessatorietà - e quindi la nullità - delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali dal 2017 a gennaio 2024».
Così una nota dell’associazione dei consumatori dando notizia della sentenza 4993/2026 del Tribunale di Roma, sedicesima sezione civile, pubblicata l’1 aprile, contro cui Netflix ha già annunciato ricorso che, è del tutto preventivabile, sarà presentato con una richiesta di sospensiva. «Presenteremo ricorso contro la decisione. In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane», sfferma un portavoce della società.
In sostanza il Tribunale ha stabilito che sono nulle le clausole che dal 2017 al gennaio 2024 hanno consentito a Netflix di modificare prezzi e condizioni, senza indicare un giustificato motivo nel contratto. Da qui la conseguenza più pesante: gli aumenti applicati nel 2017, 2019, 2021 e nel novembre 2024 ai contratti sottoscritti fra il 2017 e il gennaio 2024 vengono considerati illegittimi e passibili di restituzione.
Il cuore della pronuncia sta tutto nello ius variandi, cioè nel potere di modificare unilateralmente il contratto. Per il tribunale non basta avvisare il cliente con 30 giorni di anticipo e concedergli il diritto di recesso: il consumatore deve conoscere fin dall’origine quali siano i motivi che, in futuro, potrebbero giustificare una stretta economica o una revisione delle condizioni. Nelle versioni contrattuali in vigore fino al gennaio 2024, scrive il collegio, questa cornice mancava; e anche la clausola 6.5, rimasta in vigore dal gennaio 2024 all’aprile 2025, è stata ritenuta illegittima nella parte in cui continuava a consentire modifiche senza una sufficiente predeterminazione delle ragioni.
Il tribunale riconosce comunque che le modifiche introdotte da Netflix nell’aprile 2025 sulla clausola relativa alle condizioni di utilizzo sono, nella nuova formulazione, conformi al Codice del consumo, perché finalmente ancorate a cause specifiche come cambiamenti del servizio, obblighi normativi, chiarezza delle clausole, esigenze tecnologiche o di sicurezza. In sostanza, i giudici distinguono tra il vecchio impianto contrattuale, bocciato, e quello più recente, che invece supera il vaglio.








