Neurologi alla prova sostenibilità tra governance, dati e fabbisogno
Focus su dotazione e distribuzione dei professionisti, modelli regionali e gestione dell’offerta in un contesto caratterizzato da risorse limitate e crescente complessità
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Il sistema di tutela della salute italiano — inteso come l’insieme integrato dei servizi erogati ai pazienti da aziende pubbliche e private accreditate — sta attraversando una fase di trasformazione importante segnata dall’aumento della domanda di servizi e da risorse che non si espandono in eguale misura. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e neurodegenerative, l’introduzione di innovazioni terapeutiche ad alto impatto organizzativo ed economico e la ridefinizione degli assetti delle aziende sanitarie, stanno modificando profondamente il perimetro dei bisogni e la configurazione dell’offerta.
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Neurologia paradigmatica
In questo scenario, la neurologia è una disciplina paradigmatica. Per ampiezza epidemiologica, trasversalità dei setting (ospedale, territorio, riabilitazione), articolazione delle reti cliniche e crescente innovazione terapeutica, essa costituisce un banco di prova per la capacità del sistema di riallineare la programmazione delle risorse professionali, i modelli organizzativi e la sostenibilità.
Negli ultimi anni, la Società italiana di Neurologia (Sin) ha avviato un percorso di riflessione strategica, volto a interrogarsi non sul ruolo clinico-scientifico della disciplina, bensì sul suo posizionamento nel sistema di tutela della salute. In questo quadro si colloca NeuroNetwork, iniziativa promossa da Sin in partnership con Biogen e Cergas SDA Bocconi.
21 modelli regionali
L’edizione 2025 di NeuroNetwork ha rappresentato un momento di consolidamento del dibattito interno alla comunità neurologica sul tema della numerosità dei neurologi nei diversi contesti regionali italiani. Il confronto si è concentrato sulla coerenza tra le dotazioni professionali, la configurazione dell’offerta pubblica e privata accreditata e i bisogni di salute emergenti in alcune regioni. Infatti, l’analisi in Veneto, Liguria, Puglia e Abruzzo ha permesso di testare un metodo per intercettare il fenomeno della numerosità e della distribuzione dei neurologi nei contesti territoriali.
Il lavoro ha messo in evidenza che la questione non può essere ridotta alla sola quantità dei professionisti. Le differenze regionali riguardano la struttura delle reti, il peso del privato accreditato, la distribuzione dei servizi tra setting ospedalieri e territoriali, la complessità media dei casi e l’organizzazione aziendale. In un sistema articolato in 21 modelli regionali, non esiste una “neurologia italiana”, ma 21 configurazioni coerenti con scelte di assetto e organizzazione diverse.







