Malattie croniche

Neuropatia diabetica dolorosa, nel Lazio un nuovo modello di presa in carico

Il nuovo Pdta integra diabetologia, neurologia e terapia del dolore in una rete dedicata: dalla Asl Roma 4 anche un percorso strutturato verso la stimolazione midollare nei pazienti refrattari

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Nel Lazio si stimano circa 391 mila persone con diabete, delle quali quasi 50 mila potrebbero sviluppare una neuropatia diabetica dolorosa. Una popolazione che utilizza in misura crescente visite specialistiche, accessi al Pronto soccorso, ricoveri ospedalieri e percorsi ad alta complessità, con un impatto rilevante sia sulla qualità della vita sia sulla sostenibilità del Servizio sanitario

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La neuropatia diabetica dolorosa rappresenta una delle complicanze più invalidanti del diabete mellito, ma continua a essere una patologia spesso sottodiagnosticata e trattata in modo frammentario. Per rispondere a questa criticità, la Asl Roma 4 ha sviluppato un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) dedicato alla neuropatia diabetica dolorosa (Ndd), con l’obiettivo di costruire una presa in carico strutturata, multidisciplinare e misurabile.

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Un iter standardizzato

Il valore del nuovo Pdta non risiede soltanto nella definizione di un percorso assistenziale, ma nel cambio di paradigma che propone. Per molti anni la neuropatia diabetica dolorosa è stata affrontata prevalentemente come un problema di controllo del dolore. Il nuovo modello sposta invece l’attenzione sulla patologia, organizzando un percorso che accompagna il paziente dalla prevenzione alla diagnosi, fino alla scelta della terapia più appropriata e al monitoraggio degli esiti.

La standardizzazione del percorso riduce la variabilità delle decisioni cliniche, favorisce una valutazione sistematica dei pazienti e aumenta la probabilità che il trattamento sia realmente appropriato. In una disciplina ad alta complessità, protocolli condivisi, verificabili e misurabili diventano strumenti di qualità clinica oltre che organizzativa.

Orientare per curare

Il principio che ispira il PDTA può essere sintetizzato in un concetto: orientare per curare.

Curare significa prima di tutto orientare il paziente verso il professionista e il livello assistenziale più appropriati. La prima valutazione è affidata al diabetologo, che attraverso lo screening identifica precocemente i pazienti a rischio. Le forme persistenti o refrattarie vengono quindi indirizzate a una valutazione multidisciplinare tra diabetologo, neurologo e specialista della terapia del dolore, fino all’eventuale accesso ai trattamenti più avanzati nei centri ad alta esperienza.

L’obiettivo è superare una logica basata esclusivamente sulla prossimità geografica o sulla disponibilità del singolo servizio e costruire una rete nella quale ogni paziente possa seguire un percorso codificato, continuo e misurabile.

La stimolazione midollare

L’obiettivo è accompagnare ogni persona lungo tutte le fasi del percorso di cura, dalla diagnosi alla scelta del trattamento più appropriato, fino all’accesso alle soluzioni terapeutiche più innovative, come la stimolazione del midollo spinale. Questa soluzione terapeutica è oggi in grado di offrire nuove prospettive ai pazienti con dolore neuropatico diabetico refrattario ed è una metodica sicura ed efficace nei centri ad alto volume come quello della nostra azienda, che ha eseguito 107 impianti, con una sola revisione e nessun caso di rimozione del dispositivo, a conferma di un elevato indice di appropriatezza.

L’innovazione della Spinal Cord Stimulation non riguarda però esclusivamente il controllo del dolore. Le evidenze più recenti indicano infatti che la neuromodulazione può determinare un miglioramento della funzione dei nervi periferici e modificazioni della loro morfologia, documentabili attraverso l’ecografia. La riduzione dell’area di sezione trasversa del nervo tibiale osservata nei pazienti trattati suggerisce che gli effetti della terapia vadano oltre il beneficio sintomatologico.

Questo significa che il successo terapeutico non viene valutato soltanto attraverso scale soggettive del dolore o della qualità di vita, ma anche mediante dati oggettivi e riproducibili, capaci di documentare l’evoluzione della funzione nervosa. Un approccio che rende gli esiti del trattamento ancora più misurabili e rafforza il valore scientifico del percorso assistenziale.

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L’importanza di “misurare”

Uno degli elementi qualificanti del Pdta è l’introduzione di indicatori di processo, di esito e di appropriatezza.

Il percorso prevede il monitoraggio della percentuale di pazienti sottoposti a screening, dei tempi di presa in carico, dell’accesso appropriato alla terapia del dolore e alle procedure avanzate, dell’aderenza ai follow-up programmati e della riduzione di accessi impropri al Pronto soccorso, ricoveri e complicanze.

La possibilità di integrare indicatori clinici, funzionali e strumentali trasforma il Pdta in uno strumento di governo clinico, capace di documentare con dati oggettivi l’efficacia delle scelte organizzative e terapeutiche.

Una rete tra territorio e ospedale

Come hanno ricordato Roberta Della Casa, consigliera della Regione Lazio, e la Direzione dell’azienda sanitaria, la terapia del dolore rappresenta un elemento chiave nella gestione di numerose patologie e per questo è stato istituito un coordinamento regionale dedicato, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico del paziente affetto da neuropatia diabetica dolorosa e assicurare omogeneità di accesso ai servizi specialistici. La presa in carico strutturata del paziente, dalla prevenzione alla diagnosi fino alla terapia, rappresenta il modo più efficace per mettere in rete l’assistenza territoriale e quella ospedaliera. Questo Pdta è un esempio concreto di integrazione tra i diversi livelli di cura e dimostra come un percorso condiviso possa migliorare l’appropriatezza degli interventi, la continuità assistenziale e, soprattutto, gli esiti per i pazienti.

Un modello di governo clinico

Il Pdta sviluppato dalla Asl Roma 4 propone una nuova modalità di gestione della neuropatia diabetica dolorosa, fondata sull’integrazione tra specialisti, sulla standardizzazione delle decisioni cliniche e sulla misurazione sistematica dei risultati. In sintesi questo percorso integrato rappresenta un novità per molteplici motivi: Innanzitutto, nelle principali esperienze regionali disponibili non risultano Pdta dedicati esclusivamente alla neuropatia diabetica dolorosa che comprendano anche un percorso strutturato verso la stimolazione midollare (Scs). Inoltre, il focus è spostato dalla gestione del dolore alla presa in carico della patologia e vige il principio di “orientare per curare”, attraverso una rete multidisciplinare che accompagna il paziente dalla diagnosi alle terapie avanzate. Ancora: diabetologia, neurologia e terapia del dolore sono integrate in un unico percorso codificato e la Scs viene valutata non solo per la riduzione del dolore, ma anche per il miglioramento della funzione e della morfologia dei nervi periferici, documentabile con metodiche ecografiche.
Gli esiti vengono misurati con indicatori clinici, funzionali e strumentali, rendendo il percorso verificabile e orientato ai risultati: il Pdta si propone come un modello di governo clinico capace di integrare territorio e ospedale, migliorando appropriatezza, continuità assistenziale e sostenibilità.

* responsabile Centro di Terapia del dolore - Asl Roma 4

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