Sportwear

Nike alla prova di Wall Street dopo outlook prudente, il turnaround resta sotto esame

Il gruppo ha chiuso l’esercizio con ricavi stabili a 46,4 miliardi di dollari e un utile netto sceso a 3,1 miliardi di dollari, in calo del 3%

 IMAGN IMAGES via Reuters Connect

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

Nike alla prova di Wall Street, con il titolo che cede l’1,3% nel pre market e la partenza in positivo di mezzo punto percentuale, a fronte di risultati trimestrali superiori alle attese. A frenare gli acquisti sulle azioni è soprattutto l’outlook prudente: la società ha avvertito che la debolezza della domanda e l’incertezza macroeconomica continueranno a condizionare i conti almeno nei prossimi sei mesi, alimentando i dubbi degli investitori sulla tempistica del rilancio del gruppo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Tornando ai risultati dell’ultimo trimestre, il maggiore produttore mondiale di articoli sportivi ha chiuso gli ultimi tre mesi dell’esercizio 2025-2026 con ricavi pari a 10,97 miliardi di dollari, superiori ai 10,86 miliardi stimati in media dagli analisti, secondo i dati LSEG. L’utile per azione si è attestato a 72 centesimi di dollaro, beneficiando anche di un effetto positivo di 52 centesimi legato al previsto recupero dei dazi sulle importazioni.

Loading...

L’intero esercizio si è chiuso per il gruppo con ricavi per 46,4 miliardi di dollari, invariati rispetto all’anno precedente a cambi correnti e in flessione del 2% a cambi costanti. Le vendite all’ingrosso (wholesale) hanno raggiunto 27,5 miliardi di dollari, in aumento del 6% su base riportata e del 4% a cambi costanti. I ricavi del canale diretto al consumatore (Nike Direct) sono invece scesi a 17,7 miliardi di dollari, in calo del 6% su base riportata e dell’8% a cambi costanti, penalizzati da una riduzione del 12% nelle vendite digitali del marchio Nike e da un calo del 4% nei negozi a gestione diretta. A livello di redditività, il margine lordo è aumentato di 20 punti base, raggiungendo il 42,9%, mentre l’utile netto è sceso a 3,1 miliardi di dollari, in calo del 3%, mentre l’utile per azione diluito si è attestato a 2,10 dollari, anch’esso in diminuzione del 3%.

«Nell’esercizio fiscale 2026 abbiamo adottato misure decisive per rafforzare le fondamenta di Nike e riposizionare il business in un’ottica di crescita di lungo periodo», ha dichiarato Elliott Hill, presidente e ceo di Nike, che ha proseguito: «Abbiamo realizzato importanti interventi strutturali per creare le basi della nostra strategia Sport Offense, intervenendo sulla cultura aziendale, sull’innovazione di prodotto, sulla forza del marchio e sul modo in cui serviamo i consumatori nei diversi Paesi e nelle principali città. Pur continuando a confrontarci con pressioni sui ricavi, siamo incoraggiati dai progressi registrati nei prodotti ad alte prestazioni e restiamo concentrati su un’esecuzione disciplinata della strategia, sul miglioramento della redditività e sull’estensione delle iniziative di maggiore successo per esprimere appieno il nostro potenziale.»

La reazione all’outlook

I numeri, tuttavia, non sono bastati a rassicurare il mercato. «Non ci aspettiamo un miglioramento significativo del contesto nei prossimi sei mesi» ha dichiarato il direttore finanziario uscente Matt Friend durante la conference call con gli investitori. Secondo il cfo, i consumatori «sono sotto pressione in tutto il mondo», una dinamica che sta colpendo in modo particolare il segmento dell’abbigliamento sportivo. Da Nike inoltre sottolineano che il trimestre in corso sarà caratterizzato da un rallentamento rispetto a quello appena concluso, citando tra i fattori anche la diversa tempistica delle consegne ai rivenditori all’ingrosso nel Nord America.

«Nel trimestre precedente, Nike aveva fornito una guidance cumulata comprendente il quarto trimestre dell’esercizio 2026 e i primi due trimestri dell’esercizio 2027, indicando ricavi in calo a una cifra percentuale bassa, un’inflessione positiva del margine lordo nel secondo trimestre e utili sostanzialmente piatti nel periodo. La società conferma l’aspettativa di utili stabili nel periodo, escludendo il beneficio legato al recupero dei dazi, pur evidenziando un cambiamento nella composizione delle dinamiche sottostanti. Alla luce del contesto macroeconomico e dei recenti trend di sell-through, il gruppo sta adottando misure per restringere gli ordini, ridurre il future sell-in e gestire in modo più rigoroso le scorte. Queste azioni comporteranno una moderazione dei ricavi, ma anche un miglioramento dei margini lordi» ha dichiarato il ceo durante la call con gli analisti, aggiungendo: «Nike prevede ora una flessione dei ricavi compresa tra il basso e il medio singolo digitale, con un rallentamento nel secondo trimestre rispetto al primo, dovuto a fattori specifici che rappresentano un impatto negativo di diversi punti percentuali. Tra questi, la maggiore attività promozionale nel digitale in EMEA nello stesso periodo dell’anno precedente e la tempistica delle spedizioni wholesale in Nord America. Il gruppo si attende inoltre un’inflessione positiva del margine lordo già a partire dal primo trimestre».

Un turnaround faticoso

L’amministratore delegato Elliott Hill, arrivato alla guida della società nel 2024, ha impostato il piano di rilancio sul ritorno ai principali sport, come calcio e running, e sulla ricostruzione dei rapporti con i rivenditori wholesale, ridimensionati durante la gestione del suo predecessore John Donahoe, che aveva privilegiato il modello di vendita diretta al consumatore.

A quasi due anni dall’avvio della nuova strategia, tuttavia, gli investitori chiedono risultati più tangibili, come dimostra l’andamento del titolo in Borsa, che ha perso il 35% da inizio anno ad oggi. Il gruppo continua a fare i conti con lo smaltimento delle eccedenze di magazzino, che continua a comprimere i margini, e allo stesso tempo con la necessità di accelerare l’innovazione di prodotto in un contesto reso più difficile dai dazi commerciali e dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran.

Geografie dei ricavi

A livello geografico l’attenzione è sull’evoluzione del mercato della Greater China, dove i ricavi sono diminuiti del 12% rispetto a un anno fa, pur risultando in linea con le aspettative degli analisti. Hill ha spiegato che il gruppo sta attuando un «reset completo» della strategia nel Paese, puntando su uno sviluppo dei prodotti maggiormente orientato ai gusti locali e su una collaborazione più stretta con i partner commerciali per rafforzare il posizionamento premium del marchio e rispondere più rapidamente alle preferenze dei consumatori cinesi. La competizione con i marchi locali, favorita anche dalla maggiore attenzione dei consumatori ai prezzi, resta tuttavia intensa.

Brand in difficoltà

Se si guarda al portafoglio marchi del gruppo, Converse continua a rappresentare un punto debole. Nel quarto trimestre il fatturato del marchio è crollato del 32%, portando le vendite dell’intero esercizio ai livelli più bassi dal 2011. Proprio di qualche giorno fa una notizia che mette in concorrenza i due marchi del gruppo: la più grande stella del basket targata Converse cambia squadra e passa a Nike. Shai Gilgeous-Alexander, point-guard degli OKC Thunder e Mvp della lega quest’anno per il secondo campionato di fila, entrerà a far parte della scuderia del marchio principale di Nike, in una mossa che rafforza ulteriormente la leadership del gruppo nell’universo del basket. E in molti analisti hanno letto la mossa come un preparativo alla cessione di Converse nel prossimo futuro.

Loading...

«La persistente debolezza rafforza la percezione che i problemi di Nike siano più strutturali di quanto inizialmente riconosciuto e che il turnaround richieda tempi più lunghi del previsto» ha commentato Neil Saunders, managing director di GlobalData. Secondo l’analista, il continuo deterioramento delle performance di Converse pone inoltre interrogativi sulla volontà del gruppo di investire ancora nel marchio, fino a ipotizzare la valutazione di una sua eventuale cessione.

Nel tentativo di rilanciare la crescita, Nike ha incrementato gli investimenti in marketing in vista dei Mondiali di calcio, con l’obiettivo di rafforzare la visibilità del marchio e contrastare la crescente concorrenza di Adidas, soprattutto ora durante i Mondiali di calcio, e degli altri operatori del settore. Sul fronte del management, il gruppo ha inoltre annunciato che da agosto David Denton, attuale direttore finanziario di Pfizer, assumerà l’incarico di chief financial officer, raccogliendo il testimone di Matt Friend, che lascerà definitivamente la società il 4 settembre.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti