Non solo Hormuz: dopo l’attacco dell’Arabia Saudita contro gli Houthi, rischi anche per Bab el-Mandeb
Il 13 luglio 2026, l’Arabia Saudita ha effettuato un attacco aereo contro l’aeroporto di Sana’a, capitale dello Yemen, con l’obiettivo di impedire l’atterraggio di un volo iraniano con a bordo la delegazione Houthi, che faceva ritorno dai funerali dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei
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Il rischio è che alla fine il commercio internazionale debba fare i conti non solo con la chiusura dello Stretto di Hormuz, punto di passaggio strategico per circa un quinto dei flussi petroliferi mondiali, ma anche con quello di Bab el-Mandeb. Se questo scenario si verificasse l’Europa, e quindi anche l’Italia, si vedrebbe privata di due vie di approvvigionamento strategiche.
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Lo Stretto di Bab el-Mandeb si trova in una posizione geografica strategica tra l’Africa nord-orientale e la penisola arabica. È una delle vie d’acqua commerciali più importanti (è una rotta petrolifera) al mondo, poiché costituisce il passaggio obbligato per tutte le imbarcazioni che transitano tra l’Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.
Gli stretti di Bab el-Mandeb e Hormuz circondano la penisola arabica e rappresentano i “vasi sanguigni” più critici del commercio marittimo ed energetico mondiale. Come mostra la mappa dei principali colli di bottiglia (chokepoint) mondiali, un doppio blocco stringerebbe in una morsa l’intero commercio tra Oriente e Occidente.
Per quanto riguarda Hormuz, giovedì 16 luglio gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi contro l’Iran per il quinto giorno consecutivo, facendo seguito ai raid della notte precedente che avevano colpito una petroliera nei pressi del principale terminale di esportazione iraniano. Nel frattempo, l’agenzia Reuters ha riferito che Teheran avrebbe ordinato ai ribelli Houthi dello Yemen di bloccare Bab el-Mandeb — passaggio chiave per l’accesso al Mar Rosso e arteria vitale per le esportazioni petrolifere dell’Arabia Saudita — qualora le infrastrutture energetiche iraniane dovessero essere prese di mira. Si delinea così una stretta su due fronti.
Il prezzo del greggio è salito fino a sfiorare i massimi dell’ultimo mese, recuperando terreno dopo il calo di circa il 30% registrato nel secondo trimestre.







