Calcio e business

Nuovi investitori Usa nel Cagliari tra sport e real estate

Una quota di minoranza del club sardo passa a un gruppo di imprenditori americani, guidati da Maurizio Fiori, ad di Praxis Capital Management

di Marco Bellinazzo

(LaPresse)

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L’onda lunga degli investimenti esteri nel calcio italiano non accenna a placarsi e, dopo le big del Nord, tocca ora alla Sardegna diventare teatro di un’operazione finanziaria che, seppur su scala di minoranza, conferma il trend di attrazione del capitale Usa verso i club di Serie A. Quello che si è concretizzato a Cagliari non è solo un semplice passaggio di quote, ma l’ennesima dimostrazione di come il football business tricolore sia ormai considerato un asset con interessanti prospettive di sviluppo, non solo sportivo.

La logica finanziaria dell’operazione

Dunque, un gruppo di imprenditori americani, guidati da Maurizio Fiori, sardo di origine e amministratore delegato di Praxis Capital Management, attraverso una holding di recente costituzione – ma con ramificazioni significative nel settore dello sviluppo immobiliare (real estate) – ha formalizzato l’acquisto di una quota di minoranza del Cagliari, club presieduto da Tommaso Giulini. Sebbene le percentuali esatte e il controvalore dell’operazione non siano ancora stati divulgati ufficialmente, si parla di una partecipazione compresa tra il 30% e il 40% con il club valutato intorno ai 100 milioni al netto dei debiti.

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La logica dietro l’investimento, tipica degli asset manager statunitensi, trascende il risultato sportivo. L’interesse primario, come spesso accade, è strettamente legato al progetto infrastrutturale del nuovo stadio. L’Italia, con i suoi deficit impiantistici, offre multipli di crescita potenziale elevatissimi non appena un club riesce a dotarsi di una struttura moderna e di proprietà. In questo senso, l’ingresso di partner con expertise nel real estate e project financing è la vera chiave di volta.

Prospettive di crescita

L’iniezione di capitale fresco, pur minoritaria, è cruciale per rafforzare la solidità patrimoniale del club e, soprattutto, per velocizzare l’iter per la realizzazione del nuovo stadio. Il modello che emerge è chiaro: i nuovi soci non mirano, almeno per ora, al controllo operativo, ma intendono fungere da catalizzatori per lo sviluppo degli asset correlati, replicando schemi di successo già visti in altre realtà europee.

L’operazione su Cagliari si inserisce perfettamente nel quadro macroeconomico del calcio italiano: club con bassi debiti, forti radici territoriali e un potenziale di upside legato alla modernizzazione degli impianti. Per l’Italia, l’abbraccio del capitale americano rappresenta una spinta vitale per colmare il gap competitivo con leghe come la Premier League, dove i ricavi da stadio e commerciale sono strutturalmente superiori.

La nota del club

 L’operazione - si legge in una nota del Cagliari del 21 novembre - nasce dalla condivisione di una visione strategica di medio-lungo periodo con l’obiettivo di supportare lo sviluppo del nuovo stadio e più in generale la crescita e il rafforzamento strutturale del Cagliari. Il presidente Giulini - precisa il club - manterrà il controllo e la guida operativa, affiancato da un partner internazionale in grado di contribuire con competenze e un network globale, rafforzando il percorso di consolidamento e innovazione già avviato.

«Accogliere Maurizio e il suo gruppo di investitori - dichiara Giulini - rafforza i nostri piani futuri e conferma il potenziale globale del nostro club. La loro visione, unita all’esperienza e al rispetto per le nostre tradizioni, li rende partner ideali per costruire insieme il Cagliari del futuro. Adesso si apre una nuova era per il club. Era quasi un anno che chiacchieravamo: ho apprezzato che non sia uscito nulla, nessuna indiscrezione. La scelta di Pisacane è stata una scelta anche degli investitori con i quali ci siamo incontrati la scorsa estate negli Usa per il torneo della Primavera. Non sarò solo, ma non mi dispiace condividere responsabilità con altri. Il calcio sta cambiando: ho scelto uno, Maurizio Fiori, che rappresenta un vero tifoso del Cagliari, uno che andava allo stadio. Uno che sognava di tornare per fare questo. Ci sarà lavoro per gli investitori anche sullo stadio, anche questa è una responsabilità perché è un investimento da 200 milioni».

«Da sardo che è cresciuto andando allo stadio a ogni partita insieme a mio nonno, è per me un onore poter affiancare Tommaso nella custodia di questa istituzione così amata e contribuire a scrivere il prossimo capitolo della sua storia», ha dichiarato Fiori. 

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