Il colosso Usa dei chip

Nvidia, accordo da 13 miliardi di dollari per acquisizione di Hugging Face

Nvidia ha ufficialmente raggiunto un accordo per l’acquisizione della piattaforma di intelligenza artificiale open-source per 12,9 miliardi di dollari, proseguendo così la sua espansione oltre l’hardware

L'amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, interviene al vertice ministeriale del G20 sull'innovazione, tenutosi a Chapel Hill, nella Carolina del Nord (Stati Uniti), il 2 settembre 2026.  REUTERS/Jonathan Drake REUTERS

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Forse qualcuno ne avrà sentito parlare solo in occasione del preoccupante dispetto fatto da ChatGPT ai suoi sviluppatori: quando l’AI di OpenAI, qualche settimana fa, ha deciso di uscire dal perimetro di sviluppo per andare ad attaccare un’azienda, quella azienda era Hugging Face. Oggi, la notizia è che la stessa Hugging Face è stata acquisita dal produttore di chip più prezioso al mondo, e cioè da Nvidia.

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Il gigante di Santa Clara, ha reso noto che l’operazione è stata chiusa per una cifra intorno ai 13 miliardi di dollari. Cifra che fa dell’operazione, immediatamente, la seconda più grande nella storia dell’azienda, dietro solo ai circa 20 miliardi spesi per rilevare gran parte di Groq. E che supera di molto i quasi 7 miliardi con cui nel 2019 fu comprata l’israeliana Mellanox.

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Primo particolare, che emerge quasi con violenza dai numeri, è quello del fatturato annualizzato di Hugging Face, che si aggira sui 150 milioni di dollari, saliti da circa 100 milioni in due mesi. Nvidia, dunque, paga ottanta volte i ricavi per una società che tre anni fa, in un round di finanziamento a cui aveva partecipato, valeva 4,5 miliardi.

E allora vale la pena concentrarsi proprio su questa ex startup newyorkese fondata nel 2016. Oggi, dieci anni dopo, è un po’ il luogo dove i modelli open weight vengono depositati, scaricati e messi a punto: oltre due milioni di modelli ospitati e più di tredicimila aziende che ne usano i servizi. Una infrastruttura di distribuzione, con la comunità che le si è formata intorno, che sta crescendo a ritmi rapidi grazie alla disponibilità di modelli AI non chiusi (tipo DeepSeek o Llama, per capirci).

Nella nota diffusa da Nvidia si legge l’impegno a mantenere la piattaforma aperta, a lasciare che chiunque carichi e scarichi modelli e dataset, e soprattutto a continuare a supportare i chip dei concorrenti. Jensen Huang ha ripetuto il concetto in un post sul blog aziendale, dicendo che Hugging Face resterà una piattaforma aperta per l’intero ecosistema.

Il nodo, dunque, è la logica industriale dietro a questa acquisizione. Una logica che guarda molto avanti, a quanto pare. Perché se è vero che clienti più grandi di Nvidia (da OpenAI a Google, Amazon, Anthropic) stanno tutti sviluppando progetti di silicio, il colosso di Santa Clara deve trovare nuova domanda. E allora sostenere l’ecosistema dei modelli aperti (con Hugging Face) significa alimentare una domanda diffusa di calcolo che non passa dalle mani di quei quattro o cinque interlocutori.

Va ricordato che a fine 2025 Hugging Face aveva rifiutato un investimento da 500 milioni proposto proprio da Nvidia, a una valutazione di 7 miliardi, motivandolo con la volontà di non avere un azionista dominante in grado di condizionarne le scelte. Clément Delangue, ceo dell’azienda con sede a New York, oggi spiega il cambio di rotta con una questione di scala: racconta di aver contattato Huang durante l’estate, convinto che l’open source fosse arrivato a un punto di svolta e avesse bisogno di più risorse e più visibilità.

In questa storia, però, restano due questioni aperte. La prima riguarda la neutralità della piattaforma, che da oggi sarò comunque nelle mani di un colosso dei chip, che dunque potrebbe avere degli incentivi a ottimizzare l’hardware di casa. La seconda è regolatoria, e riguarda soprattutto l’Europa, dove buona parte delle aziende e dei centri di ricerca che lavorano sull’intelligenza artificiale dipende da questa piattaforma per l’accesso ai modelli. Nessuna autorità si è ancora espressa. Vedremo cosa succederà.

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