Outdoor

Oberalp, l'«house of brands» di montagna punta a crescere a doppia cifra al 2030

Il gruppo chiuderà il 2025 con fatturato a 300 milioni ma l'obiettivo, ha spiegato il Ceo Christoph Engl in un'intervista, è «una crescita del 10% annuo nei prossimi 5 anni, il doppio del 5% stimato per il mercato»

di Giorgia Colucci

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il Gruppo Oberalp punta su prodotti da alpinismo «sempre più tecnici» e su nuovi accordi di distribuzione nel settore degli sport da montagna per raggiungere «una crescita del 10% annuo nei prossimi 5 anni, il doppio del 5% stimato per il mercato» di riferimento. Lo spiega in un'intervista a Radiocor Christoph Engl, Ceo della house of brands altoatesina della famiglia Oberrauch, nata nel 1981 come retailer di abbigliamento di alta qualità e diventata un punto di riferimento tra gli alpinisti di tutto il mondo il mondo, con 1.157 dipendenti e 6.500 clienti internazionali, grazie a una serie di acquisizioni mirate in Europa e negli Usa. Prima fra tutte, nel 1990 quella della tedesca Salewa che oggi, con i suoi scarponi e il suo abbigliamento, rappresenta oltre un terzo dei 300 milioni di fatturato con cui il gruppo chiuderà il 2025 (dai 284 del 2024) e ha contribuito «all'aumento dei margini di un punto e mezzo rispetto all'anno precedente». Oltre all'iconico logo con l'aquila, il Gruppo oggi ha in portafoglio altri cinque marchi di proprietà (Dynafit, Evolv, LaMunt, WildCountry, Pomoca), specializzati in «diverse nicchie» dallo scialpinismo all'arrampicata, e «nove brand partner». Tra questi, anche lo sportswear americano di Under Armour, che da solo conta per 56 milioni nel fatturato del gruppo.

Nei prossimi mesi però la famiglia Oberalp si allargherà ulteriormente con due nuovi importanti accordi di distribuzione, «uno solo per l'Italia e l'altro per l'Europa», rivela Engl. «Arriveranno due marchi internazionali», che «combaciano dal punto di vista dell'alto valore e da quello culturale con i nostri brand». Per il momento queste sono le uniche operazioni in programma per il gruppo. «Ci sentiamo al completo e abbiamo dei compiti da fare in casa» per rafforzarci, afferma infatti il Ceo, che però non sbarra totalmente la porta anche a nuove partnership o acquisizioni. «Facciamo sempre attenzione alle opportunità esterne - dice il manager - Può sempre capitarci un marchio interessante. Basti pensare che solo cinque anni fa avevamo solo quattro marchi" di proprietà "e oggi siamo a sei». D'altra parte l'M&A è stato da sempre centrale nella strategia che in poco più di quarant'anni ha trasformato un piccolo rivenditore di abbigliamento e attrezzatura sportiva di Bolzano in un gruppo presente con 116 negozi e 3.500 rivenditori in oltre 60 Paesi, da Cina e Corea del Sud, agli Usa, fino al Sudafrica.

Loading...

«L'Europa pesa però comunque per il 70% del nostro fatturato e l'Italia per il 35-40% - spiega il Ceo di Oberalp - perché se non sei qualcuno a casa, non sei nessuno» a livello globale. Tra i mercati extra-Ue, il più rilevante è quello degli Stati Uniti, dove nel 2019 oltretutto il gruppo bolzanino ha acquistato anche le scarpette da arrampicata Evolv. «Negli Usa abbiamo messo piede ben vent'anni fa e abbiamo una sede in Colorado» - afferma Christoph Engl - In più, «la clientela è simile a quella europea». L'Asia invece «ha una cultura molto diversa». Per questo, in mercati come la Corea del Sud - «dove siamo presenti da più di 10 anni» -, la Cina e il Giappone, «abbiamo fatto alcuni accordi di licenza» per determinate collezioni. Per il futuro, «noi come casa di brands di montagna, abbiamo in mente di esserci e rafforzarci in tutte le geografie dove la montagna c'è. Dal Cile all'Argentina, ai Pirenei spagnoli fino a tutto il mondo scandinavo, agli Stati Arabi e alla Nuova Zelanda - afferma Engl - In queste aree abbiamo wholesaler che distribuiscono i nostri prodotti e vediamo crescere i nostri fatturati». Nonostante le importanti prospettive di sviluppo e la presenza di «marchi emergenti», queste geografie però, ammette il Ceo, presentano alcune complessità, «come i diversi tassi di cambio, i lunghi tempi di spedizione e le stagionalità inverse», con cui è necessario «fare i conti». Parallelamente però «vediamo un turismo di appassionati della montagna sempre più internazionale» con flussi importanti verso mete come la Patagonia o la Nuova Zelanda. «Quindi la nostra priorità è stare lì, dove avvengono questi fenomeni - afferma Engl - e dove qualcuno si può entusiasmare per la montagna».

Nonostante questa forte vocazione internazionale e la managerializzazione del gruppo, le radici di Oberalp rimangono ben salde nel cuore delle Dolomiti e nella famiglia Oberrauch, che detiene la totalità delle quote della società e continua a guidare il gruppo, con il fondatore Heiner Oberrauch e la figlia Ruth nei ruoli di presidente e vicepresidente. Un legame che, almeno per il momento, induce il management escludere qualsiasi ipotesi di approdo in Borsa. «Noi siamo un'azienda altoatesina e arriviamo dalla cultura imprenditoriale dei masi (proprietà a conduzione familiare dedicate all'allevamento, ndr). Ai tempi dei masi, nessuno si quotava in Borsa per comprare una mucca in più - spiega il Ceo Christop Engl - Quindi anche noi cresceremo solo nella misura che ci potremo permettere e, se non potremo farlo, ci ridimensioneremo».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti