Il report

Ocse, in Italia +25% di medici della media Ue, ma mancano quelli di base

Secondo uno studio dell’Ocse presentato al Cnel, nel 2023 l’Italia poteva contare su 5,4 medici per ogni mille abitanti. I dati rilevano anche una carenza di medici di base e infermieri. Spesa sanitaria pro-capite più bassa di circa il 19% della media dell’Unione

di Pietro Menzani

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Nel 2023 in Italia erano operativi 5,4 medici per ogni mille abitanti, oltre il 25% in più della media dell’Unione europea. Si tratta di uno dei dati più alti registrati a livello comunitario. Ma, nonostante nell’ultimo decennio la densità complessiva dei medici sia cresciuta di oltre l’1% all’anno, nello stesso periodo quella dei medici di medicina generale (Mmg) - i medici di famiglia - è diminuita di circa il 13 per cento.

È quanto emerge dal report “Profilo della Sanità 2025: Italia” stilato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). I risultati dello studio sono stati presentati mercoledì 6 maggio al Cnel, a Villa Lubin, nell’ambito dell’evento “Profilo della sanità. Stato di salute del Sistema Sanitario in Italia”.

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In Italia mancano fino a 5.800 medici di base

Il rapporto dell’Ocse stima che a livello nazionale manchino tra i 2.910 e i 5.897 medici di base, un deficit compreso tra l’8% e il 16% in base al parametro di riferimento utilizzato, che può essere il limite massimo contrattuale o un rapporto di 1.350 pazienti per medico. Il risultato del declino della medicina generale è un aumento dei volumi di lavoro per i professionisti in attività. Nel 2023, infatti, quasi il 52% dei medici di base aveva oltre 1.500 pazienti, il carico limite previsto dal contratto collettivo nazionale.

Non tutto il Paese è però interessato dalla stessa scarsità di camici bianchi. Tra le regioni in cui il deficit è più marcato figurano Lombardia e Veneto, dove - secondo lo studio - occorrerebbe un aumento percentuale della forza lavoro necessaria per raggiungere un rapporto di 1.350 pazienti per medico di base rispettivamente del 29% e del 23%.

In Toscana, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e Sicilia non è invece stata registrata alcuna carenza.

Il rapporto dell’Ocse spiega che l’insufficienza dei medici di base non è casuale, ma «riflette i disincentivi di lunga data presenti sia nei percorsi formativi che in quelli occupazionali». L’attrattività di questo percorso di specializzazione, tradizionalmente erogato attraverso programmi regionali extrauniversitari, risente di condizioni meno favorevoli rispetto alla formazione universitaria. Come borse di studio inferiori di circa il 50% e un elevato carico di lavoro amministrativo, che toglie spazio alla pratica in clinica. In più, la mancanza di equivalenza formale tra il diploma di medicina generale e le lauree di specializzazione universitaria può scoraggiare gli studenti che vogliono intraprendere questa strada. E la situazione non sembra destinata a migliorare. La densità dei professionisti del settore potrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi anni: nel 2023, infatti, secondo dati del ministero della Salute, il 68% dei medici di base si era laureato più di 27 anni prima, con picchi di oltre il 75% nelle regioni meridionali.

Carenti anche gli infermieri

Il rapporto dell’Ocse rileva anche una carenza di infermieri praticanti, che nel 2023 erano 6,9 per ogni mille abitanti, il 20% in meno della media Ue di 8,4. In Italia, il rapporto medici/infermieri era dunque di 1,3, uno dei dati più bassi rilevati nell’Unione. La riduzione della forza lavoro, secondo lo studio, è da attribuire ai pensionamenti, all’emigrazione e al calo del numero di neolaureati.

Nel nostro Paese, inoltre, la professione è resa meno attrattiva dalla retribuzione: se nella maggior parte degli stati membri dell’Ue gli infermieri percepiscono stipendi di circa il 20% superiori rispetto al salario medio nazionale, in Italia sono pagati più o meno alla pari. Secondo l’Ocse, «la carenza di infermieri rappresenta un ostacolo strutturale alla transizione verso modelli di assistenza più integrati ed economici».

Nell’ultimo decennio l’afflusso di nuovi infermieri è diminuito notevolmente: tra il 2013 e il 2022 è stato registrato un calo del numero dei laureati in infermieristica superiore al 3% annuo. Ma dal 2023 si è osservato un accenno di ripresa e il numero di laureati in infermieristica ha nuovamente superato quello dei laureati in medicina.

Cresce l’aspettativa di vita ma la spesa sanitaria è inferiore alla media Ue

Positivi i dati sull’aspettativa di vita, che nel 2024 ha toccato il livello record di 84,1 anni, ben sei mesi in più rispetto al livello pre-pandemia. Si tratta del risultato migliore ottenuto a livello comunitario insieme a quello registrato in Svezia.

Secondo quanto emerge dal report, le malattie cardiovascolari e il cancro sono causa della metà di tutti i decessi. Le morti evitabili sono concentrate nel cancro ai polmoni, nel Covid-19 e nelle cardiopatie ischemiche. Inoltre, l’Ocse afferma che «nonostante il rapido invecchiamento della popolazione, gli anziani italiani godono in genere di una salute migliore rispetto alla media dell’Ue, anche se permangono alcune sfide, tra cui l’ipertensione non diagnosticata o non trattata e l’aumento dei tassi di fumo».

Inferiore rispetto ai dati comunitari è invece la spesa sanitaria italiana, che nel 2023 corrispondeva all’8,4% del Pil, 1,6 punti percentuali in meno della media Ue. La spesa sanitaria pro-capite è poi più bassa di circa il 19% della media dell’Unione, attestandosi, dopo l’adeguamento al potere d’acquisto, sui 3.086 euro. Un divario parzialmente compensato da una spesa privata superiore dell’8% rispetto alla media.

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