Carriere

Oltre l’azienda: come associazioni e network potenziano HR e organizzazioni

Le reti associative ampliano competenze, favoriscono opportunità di carriera e supportano le organizzazioni nell'affrontare sfide complesse e trasformazioni socio-economiche

di Luca Brambilla* e Alessandra Scotti**

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Negli ultimi anni il mondo del people management ha subito profonde trasformazioni, ed è tuttora in evoluzione. Fino a un decennio fa, la dicotomia tra l’HR professional interno all’azienda e il consulente esterno di servizi era chiara; oggi lo scenario appare più ricco di sfaccettature. La frammentazione del mercato e la pluralità di competenze hanno ridisegnato i confini della professione, aprendola a ruoli ibridi e percorsi non canonici: fractional e temporary manager, coach, liberi professionisti che operano su progetti e incarichi strategici ad alta specializzazione. Inoltre, sempre più persone di business esprimono forte interesse alla dimensione organizzativa e alla centralità della persona.

Questa complessità alimenta un ecosistema di scambio e innovazione, dove il networking si configura come uno strumento di rilievo per il singolo e per le organizzazioni.

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La partecipazione attiva ad associazioni professionali, eventi, momenti di confronto e mentoring, offre occasioni di contaminazione e sviluppo non sempre possibili all’interno del sistema aziendale. Al variare della circostanza muta la dinamica di relazione: l’ambito associativo rappresenta un terreno che potenzia quello organizzativo, un “campo da gioco” nuovo in cui cogliere spunti, opportunità e interazioni inconsuete.

Il valore per il professionista

Le attività di networking generano una serie di benefici rilevanti per la crescita personale del professionista.

Gli incontri con la rete creano condivisione e apprendimento – sia intergenerazionale, che tra pari e tra colleghi di differente esperienza – all’interno di uno schema neutro. Le organizzazioni sono infatti caratterizzate da un meccanismo gerarchico che porta inevitabilmente al timore del giudizio: per quanto esista una cultura di trasparenza e di accettazione dell’errore, possono permanere freni psicologici difficili da sradicare. Un importante beneficio conferito dalle associazioni professionali consiste proprio nell’abbattimento di resistenza e inibizioni. Il risultato è la creazione di un canale privilegiato non giudicante e generoso, in cui i professionisti si sentono più liberi di condividere best practice, errori e fallimenti, innescando un virtuoso processo di cross-pollination.

Se coltivati con costanza e non al bisogno, il contesto associativo e la propria rete diventano una forma di welfare per il professionista, su cui fare affidamento in casi di evoluzione o transizione di carriera. Lo confermano prima di tutto i dati: un buon network genera opportunità lavorative (per esempio, oltre l’80% dei posti in Italia è coperto tramite contatti) e aumenta la visibilità personale e aziendale.

Nutrire connessioni relazionali sta acquisendo popolarità anche tra gli HR più junior, che già nei primi anni di professione comprendono l’importanza di costruire una struttura e una solidità, necessarie per fronteggiare le prove sempre più sfidanti che il mercato propone. Se i lavoratori del passato potevano sfruttare l’inizio di carriera per “farsi le ossa”, oggi il percorso di crescita va di pari passo con la velocità con cui si muove il sistema socio-economico.

Non in ultimo, la partecipazione associativa è mossa da leve valoriali, appagando l’individuo in termini di realizzazione personale, raggiungimento dei propri ideali ed espressione delle proprie passioni. Spesso è vissuta dalla persona come una strada concreta per lasciare un impatto positivo nell’ambiente in cui opera.

Il valore per le organizzazioni

Il confronto attivo con l’esterno fa evolvere l’individuo e ha effetti a cascata anche sull’organizzazione. Questa contaminazione con realtà variegate, in settori e dimensioni, rende più accessibili pratiche e modelli di innovazione che difficilmente emergono nei perimetri interni, facilitando accelerazione e competitività diffusa.

Inoltre, la creazione di una rete di valore può rivelarsi preziosa nel favorire la circolazione di talenti, e di frequente rappresenta un eccellente bacino con referenze a cui attingere per ricerca, selezione e crescita organizzativa.

L’organizzazione, infine, beneficia della maturità e dello sviluppo di competenze del professionista grazie a percorsi alternativi a una formazione classica, e della potenziale capacità di incidere sui risultati aziendali.

Dalla sfida individuale alla sfida comunitaria

Ormai la complessità del mondo impone alle organizzazioni sfide collettive, affrontabili solo attraverso alleanze strategiche. Questioni legate alla geopolitica e alla trasformazione digitale o tematiche regolatorie (non ultima la normativa sulla trasparenza salariale) non possono essere gestite affidandosi solo alle competenze individuali. In questo scenario, le associazioni si fanno spazio promotore di riflessioni collettive più ampie. Hanno un ruolo sociale poiché, creando sinergie tra organizzazioni eterogenee, aiutano a costruire un dibattito egualitario, che ambisce a non lasciar indietro nessuno ed evitare un Paese a diverse velocità.

Il valore delle associazioni si è palesato in tutta la sua essenza durante la pandemia da Covid19. In quel periodo di incertezza e preoccupazione, essere parte di un network ha fornito una forza inestimabile: ha facilitato la presa di decisioni, l’interpretazione delle regolamentazioni e, soprattutto, l’abbattimento del senso di solitudine nell’affrontare una situazione critica.

Questo caso emblematico – uno su tanti – ci ricorda che l’HR è una funzione chiamata ad agire con rilevanza strategica, che deve essere espressa con tutto il coraggio necessario. Coraggio che trova energia e ispirazione nel senso di comunità offerto dalle associazioni, e che rende la professionalità consapevole e credibile.

Occorre dunque continuare a ragionare su modelli associativi ingaggianti, capaci di includere la pluralità degli stakeholder e di accompagnare la comunità su temi complessi, con l’ambizione di favorire il passaggio da confronto ad azione e di generare un impatto sistemico.

*Direttore dell’Accademia di Comunicazione Strategica

**Vicepresidente di AIDP Lombardia e Membro del Consiglio Direttivo Nazionale

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