Usa

OpenAI, possibile vendita quota 5% al governo Trump

Lo riporta il Financial Times

Il Ceo di OpenAI, Sam Altman, partecipa a un evento a Tokyo, in Giappone, il 3 febbraio 2025. REUTERS/Kim Kyung-Hoon/Foto d'archivio REUTERS

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OpenAI starebbe discutendo la possibilità di cedere al governo statunitense una partecipazione del 5% nella società che sviluppa ChatGPT, con il Ceo della startup di intelligenza artificiale (dal valore di 852 miliardi di dollari) Sam Altman che - a quanto riportato dal Financial Times - avrebbe discusso della vendita della partecipazione con il presidente Donald Trump, il Segretario al Commercio Howard Lutnick e il Segretario al Tesoro Scott Bessent.

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Il Financial Times cita due persone a conoscenza dei colloqui.

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L’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, e altri dirigenti avrebbero proposto questa iniziativa come parte di un accordo più ampio in base al quale Washington deterrrebbe una quota del 5% in ciascuna delle principali aziende statunitensi operanti nel settore dell’intelligenza artificiale. Tra queste potrebbero figurare Anthropic, nonché i colossi quotati Google e Meta Platforms, anche se non è chiaro se tali società accetterebbero la proposta.

Stando al Financial Times, Altman sostiene che offrire al pubblico una partecipazione nella sua azienda rappresenti il modo migliore per condividere i benefici economici derivanti dal boom dell’intelligenza artificiale. Come riporta Bloomberg, il Ceo aveva discusso l’idea di una partecipazione governativa nelle principali aziende di Ai con l’amministrazione Trump fin dal 2025.

Le pressioni del governo Usa sulle società di Ai

La proposta arriva in un contesto di crescente pressione da parte del governo statunitense sulle principali società di Ai. Il mese scorso Anthropic ha sospeso i suoi modelli più avanzati dopo che il governo aveva ordinato di limitarne l’accesso ai cittadini stranieri per motivi di sicurezza nazionale.

Questa settimana, Washington ha rimosso le restrizioni sul modello Fable 5 di Anthropic, autorizzandone una distribuzione più ampia dopo che la startup aveva affrontato le preoccupazioni dell’amministrazione Trump in materia di sicurezza.

Nel frattempo, stanno aumentando gli appelli affinché governi e aziende affrontino il crescente divario tra chi beneficia e chi resta escluso dai vantaggi economici della rivoluzione dell’Ai. La costruzione su larga scala di data center in tutto il mondo sta infatti alimentando una forte crescita degli utili e delle quotazioni di produttori di chip e fornitori di infrastrutture informatiche, mentre settori più tradizionali rimangono indietro.

Redistribuire i profitti dell’intelligenza artificiale

Negli ultimi mesi si sono intensificate anche le richieste di meccanismi di condivisione dei profitti, alimentate dai timori che l’intelligenza artificiale possa sostituire molti posti di lavoro. Al tempo stesso, diverse aziende del settore - tra cui OpenAI e Anthropic - si preparano a possibili quotazioni in borsa che potrebbero raggiungere valutazioni dell’ordine dei mille miliardi di dollari.

Il presidente Donald Trump ha manifestato interesse per l’idea che il governo degli Stati Uniti detenga partecipazioni nelle principali aziende di Ai attraverso un fondo sovrano pubblico, che redistribuirebbe parte dei profitti generati dal settore ai cittadini. Ha dichiarato di aver discusso questa possibilità con alcune aziende, senza però fornire dettagli specifici.

Resta comunque poco chiaro come il governo potrebbe acquisire tali partecipazioni. Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’amministrazione ha investito in circa una dozzina di aziende, tra cui alcune attive nel settore dei minerali critici, e ha inoltre promesso di acquisire una quota fino al 10% del produttore di semiconduttori Intel Corp.

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