Ortofrutta, l’innovazione in campo contro la crisi climatica
La ricerca di nuove varietà è orientata non solo al gusto e a resistere ai parassiti, alla siccità o alle piogge, ma anche a prolungare i periodi di disponibilità: così aumenta la redditività per le aziende
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I punti chiave
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L’anguria gialla, i kiwi rossi, i meloni tigrati o l’uva che “sa” di zucchero filato possono essere considerati solo delle novità curiose ma effimere? E le fragole italiane in vendita già a gennaio o i mirtilli made in Italy disponibili in aprile si possono ancora definire primizie? In realtà sono solo i primi “frutti” dell’innovazione che sta profondamente cambiando il mondo dell’ortofrutta, partendo dal miglioramento genetico e dallo sviluppo varietale e passando dall’agricoltura 4.0 e dalle tecnologie di precisione per arrivare a cambiare le pratiche agronomiche e rivoluzionare i calendari di produzione e di commercializzazione. E infine anche l’offerta di prodotto che i consumatori italiani trovano in commercio, meteo permettendo.
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Un’estate difficile per frutta e verdura
Com’è accaduto quest’estate quando l’eccezionale andamento climatico, con temperature estreme, grandinate e carenze idriche, ha fatto saltare molte programmazioni produttive per danni complessivi all’agricoltura stimati tra i 2 e i 3 miliardi (dato Coldiretti). Il clima ha però favorito meloni e angurie, anche se ne ha anticipato le produzioni accorciandone la stagione, e ha complicato la disponibilità di albicocche e ciliegie. Invece pesche, nettarine e percoche chiudono sì una campagna molto positiva, soprattutto al Nord, ma scontano un’offerta superiore alla domanda di mercato (con un conseguente calo delle listini nei momenti di maggior concentrazione). La situazione di quest’anno non è un’eccezione.
Trend produttivo in calo
Le difficoltà dettate dalle variabili climatiche avverse, aggiunte ai crescenti costi di produzione crescenti e alla più agguerrita concorrenza internazionale, hanno avuto un impatto importante sulla frutticoltura italiana. Dai dati Istat su 14 tipologie di frutti relativi al periodo 2006-2025 emerge che su 14 frutti ben 11 hanno registrato un calo produttivo (soprattutto pere, pesche e nettarine, arance e ciliegie) e solo tre sono risultati in crescita: clementine (+20,3%), kiwi (+17,8%) e mele (+13,2%).
La ricerca allunga le stagioni
«Siamo in uno scenario complesso in cui il cambiamento climatico, gli eventi meteorologici estremi, le nuove fitopatie e l’aumento dei costi produttivi stanno mettendo in difficoltà il mondo agricolo e dove la ricerca è chiamata a massimizzare le produzioni e a ridurre l’impatto ambientale», spiega Milena Petriccione, direttrice del Crea Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (Ofa). I produttori chiedono piante più resistenti agli stress (anche idrici), che diano frutti dalle buone caratteristiche organolettiche e che siano capaci di mantenerle durante l’intera campagna.
I prodotti devono essere disponibili per periodi più ampi così da poter offrire maggior scelta per più mesi l’anno e incentivare la varietà dei consumi degli italiani. E da migliorare la remunerazione delle imprese, perché prolungare la presenza sul mercato consente di distribuire i volumi produttivi su più mesi dell’anno, di utilizzare meglio gli impianti e la forza lavoro e di dare continuità alla presenza dei prodotti italiani nel retail, proponendosi come valida alternativa a quelli d’importazione.







