L’intervista

Ortombina: «La nuova stagione della Scala sarà all’insegna dell’inclusività»

Il sovrintendente Fortunato Ortombina annuncia sfide e obiettivi del Teatro in vista dei suoi 250 anni. Decisivo il ruolo dei privati

di Giovanna Mancini

Il «Ring» di Richard Wagner (nella foto)  è tra le opere che ha riscosso maggiore successo nel primo trimestre 2026 Foto Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

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Tredici titoli di opera, sette di balletto, altrettanti concerti e tante attività rivolte ai ragazzi e ai bambini. Oggi il Teatro alla Scala di Milano presenterà la stagione 2026-2027 che, per quanto riguarda l’opera, sarà aperta il prossimo 7 dicembre dall’«Otello» di Verdi e il sovrintendente della fondazione lirica, Fortunato Ortombina, mette in luce un aspetto particolare che gli sta a cuore, al di là ovviamente della qualità artistica della proposta: «sarà una stagione ancora più accessibile, perché il nostro obiettivo è rendere la Scala un teatro sempre più inclusivo, in grado di accogliere fasce di pubblico che finora, per diversi motivi, non sono mai state nel nostro teatro».

Uno dei motivi principali è sicuramente il prezzo dei biglietti. Agirete su questo punto? 

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L’accessibilità dei prezzi è un tema importante e infatti per la nuova stagione abbiamo ideato un meccanismo di aumento limitato ai posti migliori, creando una nuova fascia “premium”. Il plusvalore generato da questi biglietti ci consentirà di rafforzare le nostre politiche di accessibilità che, ci tengo a ricordarlo, furono introdotte negli anni ’70 da Paolo Grassi, ma che oggi hanno bisogno di essere aggiornate e ampliate. Ogni stagione registriamo circa 180mila ingressi a condizioni agevolate, rivolte in particolare ai giovani con meno di 26 anni, che sono il 60% circa del totale, agli adulti che fanno part di cral aziendali o circoli culturali, il 30%, e agli over 65 per il 10-15%. A partire dal 2027 lanceremo una nuova proposta, rivolta ai residenti della Città Metropolitana di Milano che vengono per la prima volta alla Scala, che potranno acquistare il biglietto con una riduzione del 50%.

Ma l’inclusione, come diceva, non è solo sui prezzi. A cos’altro state lavorando?

L’accessibilità dipende anche da come si confeziona un certo prodotto, che può essere più o meno attrattivo o accogliente. Ad esempio, l’anno prossimo ricorreranno i 200 anni dalla morte di Beethoven. Non non faremo, per dire, il Fidelio, ma un’opera inedita rivolta a bambini, ragazzi e scuole, su Beethoven, per far conoscere il compositore, il personaggio, l’artista, il messaggio di afflato universale della sua musica che culmina con la Nona Sinfonia. Inoltre, stiamo rafforzando il lavoro che facciamo assieme alle scuole, attivando nuove collaborazioni, con un’attenzione particolare alle realtà di periferia e a contesti socialmente fragili. La Scala ha una statura internazionale, ma è prima di tutto uno dei principali simboli di Milano, che ha sempre saputo parlare alla sua città e deve continuare a farlo. Con i suoi cittadini, con le istituzioni e con le imprese. Sin dall’inizio, e poi soprattutto nei difficili anni della ricostruzione post bellica nel 1946, le grandi famiglie di imprenditori milanesi hanno sostenuto questo teatro.

Il contributo dei privati è ancora decisivo? 

Assolutamente sì. La Scala ha raggiunto un equilibrio economico-finanziario che, però, non dobbiamo mai dare per scontato. Abbiamo appena chiuso il bilancio del 2025 con un utile di 200mila euro e prevediamo di chiudere in pareggio anche il 2026. Abbiamo un tasso medio di saturazione pari al 94%, registriamo un incremento degli abbonamenti e dell’incasso medio per recita. Se questo è possibile, ormai da diversi anni, è grazie al contributo di tutti: spettatori, pubblico e privato. Lo scorso anno abbiamo registrato il record di ricavi da biglietteria, pari a 36,6 milioni di euro, che, per la prima volta, hanno superato di circa 500mila euro il contributo dello Stato. E nei primi tre mesi del 2026 abbiamo registrato un ulteriore aumento, sia in termini di riempimento della sala, sia in termini di incasso medio per recita. Il sostegno dei privati, però, è fondamentale, soprattutto per affrontare alcune grandi sfide che abbiamo davanti, a cominciare dal rinnovo del contratto e dai lavori infrastrutturali per realizzare la nuova sede di via Rubattino, dove trasferiremo i magazzini e i laboratori attualmente ospitati all’ex Ansaldo. I lavori del primo lotto sono già avviati e dovrebbero essere pronti per il 2028, quando festeggeremo i nostri 250 anni. Ora stiamo completando il finanziamento del secondo lotto, che sarà realizzato dopo il 2030. Si tratta di lavori fondamentali per noi: mi spingo a dire che, una volta completati, la Scala sarà a posto per i prossimi cento anni.

Lavori molto costosi: come li finanzierete?

In parte con risorse nostre, in parte con l’aiuto delle istituzioni ma, certamente, sarà necessario anche il sostegno dei privati, che già per il nostro teatro fanno molto. Pensi che nel 2025 il loro contributo, tra erogazioni e sponsorizzazioni, ha superato i 43 milioni di euro, anche in questo caso una cifra record. Ci sono molte realtà che ci sostengono, alcune da tanti anni e in modo continuativo, in particolare le grandi aziende. Da alcuni mesi stiamo sviluppando un’offerta commerciale dedicata alle pmi, con un abbonamento corporate e servizi dedicati, e stiamo facendo diversi incontri con le start up, grazie anche alla collaborazione con Confcommercio e Impresa Cultura Italia.

Insomma, una Scala che vuole ampliare sia il suo tradizionale bacino di pubblico, ma anche di sostenitori?

Sì e, infatti, stiamo rafforzando le nostre attività di fundraising anche all’estero, in particolare negli Usa, grazie all’associazione nata nel 2023. Del resto, quasi un terzo dei nostri spettatori sono internazionali: arrivano da 160 Paesi, soprattutto Stati uniti, Francia, Svizzera e Germania.

 

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