Osteopatia, si aprono le porte del Sistema sanitario nazionale
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sull’equipollenza dei titoli
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L’osteopatia può entrare ufficialmente nel Sistema sanitario nazionale come professione riconosciuta nell’area della promozione e della prevenzione della salute. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (117 del 22 maggio) del decreto sull’equipollenza dei titoli in osteopatia, è arrivato a compimento il percorso attuativo previsto dalla legge 3 del 2018 che ha istituito la professione sanitaria di osteopata. L’annuncio dell’imminente pubblicazione in Gazzetta era stato dato una decina di giorni da Cristina Rinaldi, della Direzione generale delle professioni sanitarie del ministero della Salute, durante l’11° Congresso nazionale del Registro Osteopati d’Italia (Roi), svoltosi lo scorso weekend a Roma.
«Oggi celebriamo un momento che resterà inciso nella storia della nostra professione», ha dichiarato con soddisfazione Mauro Longobardi, Presidente di Roi. «Il percorso di regolamentazione dell’osteopatia in Italia nasce da un lungo lavoro di confronto istituzionale e di riconoscimento professionale, avviato simbolicamente il 12 giugno 2014, quando, come organi istituzionali del Registro degli osteopati d’Italia, fummo ricevuti in audizione, presso la Commissione Sanità del Senato, dalla Presidente compianta Senatrice, Emilia De Biasi, per esporre le motivazioni di una sua regolamentazione come professione sanitaria autonoma».
Le tappe legislative
Come detto, l’iter istituzionale ha preso concretamente il via con la legge 3/2018 (cosiddetta legge Lorenzin) che, all’articolo 7, individua e istituisce la professione sanitaria dell’osteopata, ponendo le basi per il suo inserimento nel Sistema sanitario nazionale. Successivamente, il Dpr 131 del luglio 2021 ha recepito l’Accordo Stato-Regioni del 2020, definendo il profilo professionale dell’osteopata e le relative competenze. Con il Decreto interministeriale 1563 del novembre 2023 è stato, quindi, disciplinato l’ordinamento didattico del corso di laurea in Osteopatia, introducendo il percorso universitario abilitante all’interno della classe di lauree in professioni sanitarie della prevenzione (L/SNT/4). L’iter è giunto a conclusione con il Dpcm del marzo 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso venerdì, relativo ai criteri di riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale maturata dagli osteopati già in attività.
La regolarizzazione
La categoria attendeva il decreto sulle equipollenze dei titoli proprio per garantire un adeguato riconoscimento alla professione, specialmente per tutti coloro che avevano studiato all’estero - Regno Unito e Francia sono stati tra i primi a diffondere, in Europa, l’osteopatia nella prima metà del Novecento - o che avevano avviato l’attività prima della definizione legislativa.
L’avvio del corso di laura in Osteopatia aveva, nel mentre, reso più chiaro e istituzionale il percorso accademico e professionale per i giovani che intendevano accostarsi a questa professione che, ricordiamolo, rientra all’interno del maxi ordine delle professioni sanitarie (Fno Tsrm-Pstrp), con un proprio Albo dedicato, e che spesso opera in collaborazione con le altre professionalità sanitarie per offrire trattamenti basati su tecniche manuali, esterne e non invasive. «Come Federazione nazionale, abbiamo seguito ogni passaggio di questo iter con il senso di responsabilità che compete alla nostra istituzione e siamo pronti ad accogliere gli osteopati nei nostri Ordini», ha commentato Diego Catania, presidente di Fno Tsrm e Pstrp. «Un importante riconoscimento per molti professionisti che hanno costruito competenze e atteso con pazienza che venissero riconosciute».







