Pa, così l’AI rivoluziona gli organici
Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale alle pubbliche amministrazioni serviranno più informatici e analisti di datie meno personale amministrativo
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Tra paure e potenzialità l’intelligenza artificiale certamente richiede sacrifici. E se qualcuno immagina che si tratti di una soluzione magica, di cui basta richiamare il nome, sbaglia. Così come se si pensa che, scrivendo norme, linee guida, direttive o richiami nei contratti collettivi, ci si trovi già a metà dell’opera.
Chiedilo al Sole
Dal punto di vista di un’azienda o di un’organizzazione, parliamo nel caso dell’intelligenza artificiale di un’occasione per rivedere processi e organizzazioni.
Il settore pubblico
Se questo risulta chiaro nel settore privato, lo è un po’ meno nel settore pubblico, dove il rischio è quello di “digitalizzare” con l’intelligenza artificiale processi vecchi, frammentati, inefficienti mantenendo inalterati uffici e organizzazioni. Le quali si piegano più a esigenze politiche che funzionali.
Il rischio è quello di trovarci con un «Google» più performante, e al contempo con una serie di norme e atti su vincoli, limiti e rischi derivanti dall’intelligenza artificiale, che alimentino un comportamento conservativo e poco valore aggiunto.
Norme passate sulla revisione dei processi e sulla spending review non hanno portato a nulla nel settore pubblico.







